9 marzo 2018

Egon Schiele

Andiamo al Cinema

L'amore per Schiele nasce, ovviamente, fra i banchi del liceo.
Artista maledetto, artista censurato, accusato di pornografia, di pedofilia pure, scagionato poi ma con il quadro in questione bruciato in corte di tribunale, il rapporto malato con la sorella, i nudi eccessivi, la morte prematura, a soli 28 anni, a pochi giorni da quella della moglie.
Impossibile non rimanere affascinati da una vita simile.
I quadri poi, con la donna, se stesso, senza veli e senza vergogna, le pennellate decise, i contorni neri, il nero che avanza, e i tanti, infiniti disegni sopravvissuti alla sua morte, fanno il resto.
Un film su di lui, sul suo genio tormentato, sulla sua vita difficile, doveva essere fatto. E dalla Germania, passando per Zurigo, è stato fatto, arrivando in sala per pochi giorni, per quegli eventi artistici che sempre più affollano i nostri cinema.
Peccato, però, che se la vita di Schiele è così densa, così denso non è il film.


Didascalico, quasi, eccessivo pure lui, ma mal gestito nei tempi, negli episodi da raccontare.
Ci si concentra su pochi anni, in realtà, quelli  fuori dall'Accademia, quelli dei primi successi, e quelli ovviamente più difficili, andando avanti e indietro nel tempo, mentre la malattia -l'influenza spagnola- avanza, la sorella lo accudisce, e ripensa a quanto vissuto.
Ci si concentra però più sugli amori -e le relative passioni-, cercando di colmare il tutto con veri e propri manifesti che escono dalla bocca del giovane Egon, che artista vorrebbe esserlo libero, senza preoccuparsi di denaro, di limiti, di leggi.
Le tappe della vita corrispondono così alle modelle che davanti a lui posano, partendo da quella sorella più e più volte ritratta nuda, passando per la ballerina e attrice Moa, finendo con quella che forse è l'amore della sua vita, o forse solo l'ennesima persona da sfruttare, Wally Neuzil.
Non ne esce un bel quadro (ahah) di Schiele, alla fine del film.
Ne esce il ritratto (ahah) di un egocentrico, di un passionale e geniale artista, sì, con la febbre per il disegno, con l'esigenza di dipingere sempre, di fermare attimi di vita, di passione pure, per la giusta angolazione, la giusta postura. Un uomo che la donna ama dipingerla, renderla bella o onesta, meno rispettarla nel suo amore..


Si eccede, quindi, in questa passione, si avanza con gli anni, arriva pure la guerra, ma il vero Schiele, l'artista che ti aspetti, non lo si vede.
Si vedono i suoi quadri, si vedono i momenti che li hanno creati, e lì qualche brivido arriva, ma poco altro.
La colpa non è di Noah Saavedra, forse anche troppo bello e francese per essere Egon, né della spaurita Maresi Riegner o della genuina Valerie Pachner, loro si impegnano, nonostante il doppiaggio appiattente.
La colpa è semmai di una sceneggiatura che non rispetta tempi né equilibro, non rispetta neppure la verità storica, tagliando e modificando l'influenza della moglie Edith, preferendo mostrarla come la cattiva della situazione. Colpa di dialoghi poi, banali a tratti, eccessivi, inutilmente declamatori il più delle volte.
Non è così che si dovrebbe raccontare un artista, non è così che si costruisce un film biografico solido.
Molto meglio allora (e come lo vorrei), tornare fra le stanze e i corridoi del Leopold Museum, a Vienna, e ammirare i quadri, i disegni, il prodotto e il lascito di Egon Schiele, che parlano per lui.


Regia Dieter Berner
Sceneggiatura Hilde Berger, Dieter Berner
Musiche André Dziezuk
Cast Noah Saavedra, Maresi Riegner, Valerie Pachner
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Pollock, Maudie, Frida
Voto: ☕½/5

4 commenti:

  1. Schiele mi piace tanto, tantissimo, ma già a pelle meno questo biopic.
    Che sicuramente vedrò, ma senza fretta, a casa.

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    1. Ho approfittato dell'evento al cinema, per una volta senza aumento del prezzo del biglietto, ma di sicuro il doppiaggio non aiuta a farsi piacere una biografia non così accurata. Anche se il protagonista -personaggio e attore- il suo perchè ce l'ha.

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  2. Loving Vincent è stato forse il primo film su un pittore ad avermi convinto in pieno. Ero quindi pronto a fare un secondo tentativo, ma questa pellicola forse non rappresenta l'occasione migliore...

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    1. Purtroppo no, nonostante il materiale di partenza e un artista altrettanto controverso, non si arriva ad avere un decimo della magia di Loving Vincent. Occasione sprecata.

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