20 gennaio 2026

The Death of Bunny Munro

Mondo Serial

Bunny Munro è un venditore porta porta di cosmetici che non disdegna di mettere anche il suo corpo in vendita per finire in bellezza un affare.
Passa da un appuntamento all'altro, da una donna all'altra, in mezzo beve e consuma droga come se non avesse una famiglia a casa ad aspettarlo.
Bunny Munro Sr. è suo padre, venditore pure lui, di antichità e cimeli che lo ha sempre rinnegato per non aver portato avanti gli affari.
Pure lui passava da una donna all'altra, dimenticandolo in giro, in piscina, preferendogli una bevuta, una sigaretta, una donna. Oggi che è solo e consumato dal cancro come allora.
Bunny Munro Jr. è il figlio di Bunny Munro e il nipote di Bunny Munro Sr., ma sembra diverso da loro.
Sembra aver preso la fragilità di Libby, la madre clinicamente depressa che non accettando più i tradimenti e le bugie e la vita a cui la costringe il marito, si suicida. 
Lasciando Bunny Junior solo, con la sua enciclopedia, con il suo sguardo disincantato, con un padre che non è in grado di occuparsene ma che di farsi aiutare dai servizi sociali non ha alcuna voglia.


Scappano, allora, padre e figlio, sulla loro decapottabile che non sembra l'auto migliore per le coste ventose e grigie del sud dell'Inghilterra. Scappano e quello che a Junior sembrava il viaggio tanto agognato, il sogno di passare finalmente del tempo con quel mito del padre, venditore provetto, è un bagno di realtà che passa dal sudicio all'abbandono, al sangue. Perché c'è un serial killer che si aggira per l'Inghilterra, seminando il panico vestito da diavolo rosso, diventando una metafora da incubo per tutti i Bunny.
Tratta da un romanzo di Nick Cave (che concede anche un cammeo e su cui Bunny Munro nel suo stile retrò è ispirato), questa miniserie di soli 6 episodi brevi prometteva tristezza e dolcezza in egual misura.
Ma si scava, quasi troppo, nel torbido in cui Bunny Monroe rischia di affogare, sessodipendente perché solo attraverso il sesso sente di essere amato e accettato, incapace di essere un vero amico o un vero padre, infrangendo ogni promessa e rischiando di compromettere un figlio che non sa a chi credere, chi prendere a modello.


Matt Smith sporco, eccitato, alcolizzato e detestabile è la marcia in più di una miniserie che rischia spesso di incartarsi su se stessa.
È un road movie in cui l'intesa fatica a scattare, è un racconto fatto di tappe, e donne e sesso, ma anche di fantasmi con cui cercare di fare pace e di madre surrogate che cercano di salvare Junior e la sua innocenza. 
Rafael Mathé diventa la vera scoperta della serie, giovane dallo sguardo rotto e dagli occhi acciaccati, come un'altra metafora in quello che in fondo è un coming of age dalla colonna sonora sopraffina.
Primal Scream, The Sonics, Joy Division e ovviamente le composizioni originali di Nick Cave e & The Bad Seeds fanno da sfondo a questa Inghilterra derelitta degli primi anni 2000, tra case popolari, pub locali e compiacenti signore, con quel fascino tirste del mare d'inverno che passa da Brighton a Newhaven.


Verrebbe da dire era meglio farne un film, per una storia breve e intensa, ma in realtà episodio dopo episodio le cose si fanno più tragiche e drammatiche, rallentando i toni e togliendo maschere, spingendo la follia di Bunny Munro ancora un passo più in là.
Anche se Nick Cave si conferma capace di farmi piangere a ogni sua apparizione, l'irritazione per Bunny Monroe e le sue azioni è quello che resta. Nel bene e nel male.

Voto: ☕☕½/5

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