16 aprile 2015

Festival di Cannes 2015 - Il Programma

Cannes non si smentisce e anche quest'anno mette nel suo carnet grandi nomi e grandi film.
A spiccare è sicuramente il terzetto italiano che racchiude i tre registi più importanti del nostro cinema, e che proprio nella Croisette hanno avuto più di una soddisfazione nel passato: Garrone, Moretti e Sorrentino.
D'oltreoceano arrivano invece i nuovi e attesissimi film di Denis Villeneuve (con Emily Blunt e Josh Brolin), Gus Van Sant (con Matthew McConaughey) e il ritorno di Todd Haynes (con Cate Blanchett).
Gioca in casa invece la Donzelli, mentre è atteso al varco il greco Lanthimos.

I grandi registi sono presenti anche nelle altre categorie, non solo in concorso, con Woody che sceglie Cannes per lanciare il suo film targato 2015 (con Emma Stone e Joaquin Phoenix), la Pixar in grande spolvero dopo un anno di pausa e pure Il Piccolo Principe e Amy Winehouse (con un documentario a lei dedicato) che fanno capolino.
In attesa di scoprire gli altri tre film che al momento mancano all'appello, segnate le date dal 13 al 24 maggio in cui tutto questo ben di dio passerà per le sale francesi e sotto il giudizio della giuria presieduta dai fratelli Coen per poi, si spera, arrivare anche da noi.


IN CONCORSO
Dheepan (titolo provvisorio), Jacques Audiard
A Simple Man (La Loi Du Marché), Stéphane Brizé
Marguerite And Julien, Valérie Donzelli
The Tale Of Tales (Il Racconto Dei Racconti), Matteo Garrone
Carol, Todd Haynes
The Assassin (Nie Yinniang), HOU Hsiao Hsien
Mountains May Depart (Shan He Gu Ren), JIA Zhang-Ke
Our Little Sister (Umimachi Diary), Hirokazu KORE-EDA
Macbeth, Justin Kurzel
The Lobster, Yorgos Lanthimos
Mon Roi, Maïwenn
Mia Madre, Nanni Moretti
Son Of Saul (Saul Fia), László Nemes
Youth, Paolo Sorrentino
Louder Than Bombs, Joachim Trier
Sea of Trees, Gus Van Sant
Sicario, Denis Villeneuve

FUORI CONCORSO
Standing Tall (La Tête Haute), Emmanuelle Bercot (film d'apertura)
Mad Max : Fury Road, George Miller
Irrational Man, Woody Allen
Inside Out, Pete Docter and Ronaldo Del Carmen
The Little Prince (Le Petit Prince), Mark Osborne

UN CERTAIN REGARD
Fly Away Solo (Masaan), Neeraj Ghaywan
Rams (Hrútar), Grímur Hákonarson
Journey To The Shore (Kishibe No Tabi), Kurosawa Kiyoshi
I Am A Soldier (Je Suis Un Soldat), Laurent Larivière
The High Sun, (Zvizdan), Dalibor Matanic
The Other Side, Roberto Minervini
One Floor Below (Un Etaj Mai Jos), Radu Muntean
The Shameless (Mu-Roe-Han), Oh Seung-Uk
The Chosen Ones (Las Elegidas), David Pablos
Nahid, Ida Panahandeh
The Treasure (Comoara), Corneliu Porumboiu
The Fourth Direction (Chauthi Koot), Gurvinder Singh
Madonna, Shin Suwon
Maryland, Alice Winocour

PROIEZIONI SPECIALI DI MEZZANOTTE
Amy, Asif Kapadia
Office (O Piseu), HONG Won-Chan

PROIEZIONI SPECIALI
Oka, Souleymane Cisse
Hayored Lema’ala, Elad Keidan
A Tale Of Love And Darkness (Sipur Al Ahava Ve Choshech), Natalie Portman
Amnesia, Barbet Schroeder
Panama, Pavle Vuckovic
Asphalte, Samuel Benchetrit

Silenzio in Sala - Le Nuove Uscite al Cinema

Qualcosa sembra smuoversi all'interno della programmazione italiana, e qualche buona pellicola esce finalmente nelle sale.
Tra l'avventuriero Jude Law e quanto arriva dalla Francia e dai festival passati, si prospetta un fine settimana più d'essai che da blockbuster.
Qualche consiglio?

Black Sea
Jude Law è ormai una sicurezza, ultimamente non sbaglia mai un ruolo. Riuscirà a convincere anche come capitano di una missione pericolosa volta a recuperare un sottomarino carico d'oro dei tempi della Russia di Stalin?
Sembrerebbe, soprattutto per chi ama il genere avventuroso.
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Mia Madre
Nanni Moretti o piace o non piace, c'è poco da fare. In una storia che vede protagonista quel contenitore di ANSIA che è Margherita Buy, nel ruolo di regista in crisi chiamata ad affrontare il lutto materno, non attirerà nuovi adepti al suo stile, ma convincerà chi già lo apprezza.
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The Fighters - Addestramento di Vita
Ci sono amici che consigliano Scandal, altri che da mesi (complice il loro soggiorno a Parigi) invitano a vedere Les Combattants, "tradotto" in italiano come sopra.
La storia è quella di due giovani in crisi con il presente e con il futuro, che vedono nell'esercito una possibilità ma soprattutto l'occasione per conoscersi e attrarsi.
Io lo cercherò in lungo e in largo.
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Le Vacanze del Piccolo Nicolas
Dalla Francia anche questa pellicola, seguito del successo di botteghino in patria di Nicolas e i suoi genitori. Questa volta il bambino protagonista è alle prese con le vacanze estive, nuovi amici e soprattutto nuovi amori.
Per famiglie.
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Figlio di Nessuno
Arriva invece dalla Serbia la storia di un bambino cresciuto in mezzo ai lupi e salvato (o forse no) da dei cacciatori che lo affidano a un orfanotrofio. Riconciliarsi con i suoi simili, perdere l'istinto animale non sarà facile.
Riflessioni di vita inevitabili, per una distribuzione con il contagocce.
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Janara
Horror italiano?
Vade retro. Anche perchè tra streghe, tradizioni locali e un'amatorialità ben presente, non c'è davvero nulla che possa attirare.
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Citizenfour
Vincitore del Premio Oscar, questo documentario spiega, mostra e racconta quanto fatto da Edward Snowden.
Visione più consigliata!
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Wenn Aus Dem Himmel... (Quando c'era il cielo)
Documentario musicale che chi bazzica nel mondo del jazz e della musica sperimentale non deve farsi scappare. Protagonisti Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura, e il loro progetto di registrazione in un auditorium vuoto.
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15 aprile 2015

Una Nuova Amica

Andiamo al Cinema

Se il cinema francese ultimamente ha fatto le bizze, c'è però un nome su cui è sempre giusto contare: François Ozon.
Il regista è infatti uno che anche quando sbaglia, lo sa fare con stile.
Portatore sano di eleganza, con i suoi film ha sempre intrattenuto, intrigato e giocato alla grande, e torna a farlo da buon lavoratore (un film all'anno in agenda negli ultimi 6 anni) con una storia particolare e parecchio rischiosa.


La storia è quella di Claire, giovane moglie che perde la sua migliore amica ed è chiamata dal dovere e dall'amicizia interrotta a vegliare su quella che è diventata la sua figlioccia e sul vedovo David.
Con l'intimità chiamata a instaurarsi tra i due, Claire scoprirà il grande segreto di lui: nel privato si veste da donna.
Il segreto era condiviso da Laura, protetto all'interno delle mura domestiche, e ora che lei non c'è più, il desiderio di esporsi e di dare anche se in forma di surrogato una figura materna a sua figlia, si fa più forte.
Inizialmente spaventata, Claire finirà per essere attratta da Virginia, la donna di cui David veste i panni, che le ricorda la sua Laura, di cui forse, chissà, è sempre stata un po' innamorata.
Le due inizieranno quindi un'amicizia clandestina, alle spalle di un marito a cui ora ci si trova a mentire, con uscite che includono shopping, ceretta, danze in club gay, che fortificano il loro legame chiamato però ad affrontare più di una barriera, personale e mentale prima di tutto, che a colpi di gelosia e di paura le allontanerà per poi riavvicinarle più volte, in un crescendo di pathos che ruba al thriller più di una qualche atmosfera.


Pur essendo tratto dal racconto Une amie qui vous veut du bien di Ruth Rendell, Ozon con questa pellicola continua a mettere da parte il tema letterario che (da Angel a Swimming Pool passando per Nella Casa) tanto gli ha portato fortuna, esplorando nuovamente -dopo il poco convincente Giovane e Bella- il mondo del sesso e tutte le sue sfumature.
Romain Duris è qui chiamato a trasformarsi, a diventare una donna insospettabilmente bella e credibile, che fa perdere la testa agli uomini come a Claire, una bellissima e intensa Anaïs Demoustier.
Il vortice che i loro incontri segreti costituiranno, portano il regista a mostrarci dettagli, angolazioni diverse che tra sogni ad occhi aperti, fantasie e pruriti mostrano più facce dell'amore, non diventando però scollacciato o scandalizzante, ma con l'eleganza che lo contraddistingue, mostra invece uno scatto a cui il cuore, come la mente, è chiamato a fare per accettare tutte queste varianti.
L'eleganza è presente così in tutti gli aspetti tecnici, dalla narrazione al montaggio, capace di raccontarci in poche sequenze un'amicizia lunga una vita, e di incantarci fin dall'inizio con una vestizione che lascia attoniti. Infine, costumi e interpreti perfettamente francesi, perfettamente chic, anche con del rossetto di troppo e con parrucca.
Il risultato lascia in balia di emozioni contrastanti, e incapaci di definire bene la pellicola, così sfaccettata, così silenziosa ma provocatrice, così malinconica ma anche piena di speranza, così normale e così diversa.
La sua forza sta quindi nel suo essere doppia, nel non poter avere una lettura univoca del risultato, e questo, in questo caso, è tutto un merito.


14 aprile 2015

House of Cards - Stagione 3

Quando i film si fanno ad episodi.

Da deputato a capogruppo di maggioranza, da vicepresidente e presidente.
E ora Frank Underwood chi lo ferma più?
Lo ferma la sua popolarità, lo ferma una politica e un congresso paralizzati e che nemmeno lui riesce a controllare, lo fermano scelte che minano la sua credibilità, la sua finta onestà e pure il suo matrimonio.
Avevamo lasciato Kevin Spacey dietro quella scrivania, dentro la sala ovale, dentro la Casa Bianca, che con due noccate al tavolo ci dimostrava tutta la sua spavalderia e tutto il potere che con intrighi, doppi giochi e pure omicidi era riuscito a raggiungere.
Ora però il nemico non è più solo la stampa, solo giornalisti ficcanaso, il nemico sembra essere la politica intera con il suo stesso partito che non lo vuole appoggiare, con gli elettori che non gli danno fiducia. In più, c'è un presidente russo a tenerlo in riga, e una moglie che lo aiuta, sì, ma che chiede di più, un suo spazio, un suo ruolo non facile da concedere.


L'attesa terza stagione di House of Cards arriva e scombussola quanto finora costruito, mettendo da parte tanti personaggi, senza delineare una vera e propria scalata che Frank deve percorrere, ma optando per una ricercata stabilità del potere acquisito, che deve quindi difendere da attacchi continui a tutti i fianchi possibili.
Così facendo, però, si mescolano fin troppi ingredienti, soprattutto se si tiene conto che il periodo di tempo seguito è parecchio lungo, 18 mesi e più, nei quali vengono affrontati la crisi nella Valle del Giordano, il ciclone Faith, e l'AmericaWorks, disegno di legge studiato a tavolino per ammiccare agli elettori, promettendo e trovando posti di lavoro attingendo però ai fondi destinati alle emergenze.
Una mossa a cui Frank tiene tantissimo, che difenderà con i denti, arrivando ad assumere lo scrittore di grido Tom Yates per un romanzo che di lavoro e fatica parli.
Come la serie stessa, però, si finirà per concentrarsi sulla figura misteriosa di Frank, sui i suoi nascosti intenti, e sulla donna che lo accompagna, quella Claire che abbiamo imparato ad amare e odiare, e che qui vacilla, sotto il peso di un potere che sembra non poter condividere e di sacrifici che deve compiere. Colpa anche di un presidente russo altrettanto freddo e spietato, che non abbasserà la testa chiedendo quella di altri.
Nel mezzo, anzi, nel finale, tutta la politica, tutti i disegni costruiti vanno a convergere nelle elezioni ormai prossime, ridando lustro con quella scalata, con quella sagacia che Underwood mostra nelle gare.


C'è quindi un po' di delusione attorno a questa confusa terza stagione, che come detto mette da parte nomi importanti e non (la giornalista, il candidato Mendoza, sparito nel nulla nel giro di un episodio), mette da parte la pragmaticità mostrando la fitta agenda di un Presidente che passa dalla politica estera a quella interna, dalle crisi meteorologiche a quelle militari.
Ci si concentra sul sicuro, sui protagonisti, sui ripensamenti di Jackie e di Remy, sulla crisi che colpisce Doug, la cui vicenda è forse interessante tanto quella del suo capo.
A non deludere sono comunque tutti gli aspetti tecnici dietro House of Cards, quella perfezione registica, di stile, di colonna sonora (in particolare l'ultimo episodio) e di recitazione che da soli bastano comunque la visione: come resistere infatti agli sguardi, alla voce di Kevin Spacey, come non ammirare l'eleganza di Robin Wright, e come non tremare ad ogni dialogo, ad ogni monologo che si pianta nel cervello dello spettatore come una pietra ben appuntita (prendere la cena con Petrov come esempio, prego)?
Impossibile, e con quel finale sospeso che mette nuovamente tutto in gioco, non resta che aspettare pazientemente, convinti che dietro una leggera delusione ci sia ancora più margine per migliorare.


13 aprile 2015

Scandal - Stagione 1

Quando i film si fanno ad episodi.

Come ho detto più volte, se devo recuperare una serie storica lo faccio solo all'annuncio della sua conclusione.
Ci sono poi eccezioni (vedi Hannibal) viste per il cast, o sempre tenute da una parte in attesa di un periodo di grama che grazie al cielo prima o poi arriva in un palinsesto televisivo americano sempre più ricco e intrigante.
Scandal però non finisce.
Scandal però non ha new entry nel cast che mi hanno attirato.
Uscito nel lontano 2012 in cui questo blog era appena nato e doveva soprattutto scoprire la dipendenza seriale, è cresciuto, è esploso, ma la voglia di recuperarlo non è mai arrivata. Colpa di quella Shonda Rhimes a fare da firma che pur avendo creato il fenomeno Grey's Anatomy a cui nemmeno io mi sottraggo nelle sue repliche continue -se capita-, e soprattutto della lunghezza di 22 episodi a stagione che spaventa e soprattutto demoralizza.
E così ho chiuso occhi e orecchie di fronte a tweet entusiastici, di fronte a commenti, classifiche, consigli.
Finchè quel migliore amico la cui sfida a gadget di SpongeBob non è ancora finita non ha iniziato a insistere, a punzecchiarmi di continuo, a passare lui dalla parte del consigliatore, stalkerandomi con quella che nel frattempo era diventata la sua icona: Olivia Pope.


Ed ho ceduto.
Con il supporto del giovine e della carenza di alternative nelle nostre cene televisive, Olivia è passata sui nostri schermi... ed è stata da subito una droga.
Dialoghi veloci, ordini impartiti a suon di camminate degne di una modella, di vestiti degni di una notte degli Oscar, Scandal è entrato nel nostro immaginario e nella nostra famiglia finzionale allargandola con comprimari tutti da amare -e da scoprire.
La prima stagione si compone fortunatamente di soli 7 episodi, che scaldano il motore e ci fanno conoscere la testarda Abby, il gigione Harrison, l'insicura Queen e l'idolesco Huck, e ci fanno soprattutto entrare nei segreti della Casa Bianca, negli intrighi di chi è al potere, di un Presidente che per primo ha subito e ha ceduto al fascino di Olivia.
Da collaboratrice capace di fargli vincere le elezioni a risolutrice di problemi grandi e piccoli che riguardano i potenti che a lei si affidano, la Pope ha quella marcia in più che i personaggi creati dalla Shonda hanno: una parlantina facile, una forza che nasconde molte fragilità, un senso umano che si mostra quando meno te lo aspetti.
Incentrata su uno scandalo di natura sessuale degno di Clinton, di intrighi, omicidi, cavalli bianchi e gladiatori in completo, questa prima stagione è il perfetto antipasto per quello che arriverà dopo, e se quindi come me siete stati scettici, siete stati ciechi o troppo impegnati, trovate spazio per scandalizzarvi, o vi aizzo contro quell'amico pronto a farvi cambiare idea!


Biglietto, Prego! - Il Boxoffice del Weekend

Il weekend di sole quasi estivo non ha certo aiutato i cinema, ma c'è da dire che vista la scarsissima qualità e l'appeal nullo di quanto usciva, non c'è da stupirsi che i numeri siano così bassi.
Non per i motori rombanti di Fast & Furious, però,che macinano ancora un guadagno notevole, seguito al secondo posto dalla commedia nostrana con Gassman-Giallini che sfonda di poco il muro del milione.
Poi, il baratro, con cifre davvero risibili in cui spicca la resistenza dei Belier e di Cenerentola, mentre l'altra pellicola Disney (Into the Woods) si può considerare un flop.


I dettagli:

1 Fast & Furious 7
week-end € 3.509.230 (totale: 14.504.566)

2 Se Dio Vuole
week-end € 1.057.699 (totale: 1.057.699)

3 Humandroid
week-end € 499.149 (totale: 499.149)

4 Into the Woods
week-end € 382.904 (totale: 1.665.780)

5 La famiglia Bélier
week-end € 325.658 (totale: 2.008.599)

6 L'ultimo lupo
week-end € 279.614 (totale: 2.755.288)

7 Home - A Casa
week-end € 249.939 (totale: 2.319.008)

8 Cenerentola
week-end € 242.065 (totale: 14.578.339)

9 La scelta
week-end € 195.098 (totale: 943.554)

10 Oops! Ho perso l'arca…
week-end € 114.647 (totale: 114.647)

12 aprile 2015

Rumour Has It - Le News dal Mondo del Cinema


Forte del suo Oscar guadagnato con Still Alice, Julianne Moore apre la sua agenda a nuovi progetti mettendo nel suo futuro il ruolo di falsaria. In Can you ever forgive me? interpreterà Lee Israel, truffatrice che falsava lettere di grandi scrittori per poi venderle a ricchi investitori. Per anni ricercata dall'FBI, ha poi scritto l'autobiografia omonima da cui è tratto il film.

Lo spin-off di Harry Potter arriverà nei cinema, e si cerca di delineare un cast.
In lizza per il ruolo di protagonista troviamo un altro fresco vincitore di Oscar, Eddie Redmayne, anche se vederlo in una saga a tre episodi non sarebbe un passo avanti nella sua carriera.
Il primo capitolo di Fantastic Beasts and Where to Find Them arriverà in sala nel 2018, aspettiamo quindi numerose news a riguardo.
Mentre aspettiamo, diamo uno sguardo a chi il ruolo di Harry Potter cerca con tutte le forze di lasciarselo alle spalle. Daniel Radcliffe sarà presto Sam Houser ovvero l'inventore del videogioco Grand Theft Auto.
Il film di Owen Harris si concentrerà sulla battaglia legale che coinvolse Houser per le influenze negative del suo gioco.
Le riprese inizieranno a maggio.

Qualcun altro deve riabilitare il suo gran nome, ed è Robert de Niro. Riuscirà l'attore con il ruolo di Enzo Ferrari a farcela? Il biopic che si concentrerà su 40 anni di vita del costruttore, potrebbe avere una sferzata in più visto che il buon Clint Eastwood è candidato alla regia.

Attendendo al varco la sua prima prova di regista (Lost River, presentato a Cannes), c'è da gioire nel vedere il nome di Ryan Gosling associato a quello di Guillermo del Toro. L'attore si farà dirigere in Haunted Mansion, progetto di lungo corso incentrato sull'omonima attrazione di Disneyland.
Visti i numerosi riarrangiamenti di sceneggiatura e l'uso del 3D, la curiosità per il risultato è già alta.

Da tempo si parlava di un possibile remake de Il mostro della laguna, cult datato 1954.
Ora che nel ruolo della paleontologa Kay Lawrence, oggetto del desiderio del mostro, sembra poterci essere Scarlett Johansson, tutto sembra più sicuro.
Manca ancora il nome del regista, che potrebbe fare la differenza in un progetto come questo.

La Disney fa sempre più paura.
Non bastano infatti i continui classici che finiscono nella lista delle trasposizioni in live action a cui sembra essersi aggiunto anche Pinocchio, ora arrivano anche i sequel in casa Pixar.
In progetto è infatti Gli Incredibili 2 a firma, fortunatamente, dello stesso Brad Bird, pronto a tornare all'animazione dopo la parentesi con attori in carne e ossa.
Cosa ne uscirà è difficile immaginarlo, non resta che pazientare.

Machete Kills in Space si farà.
Il terzo capitolo dell'icona interpretata da Danny Trejo e diretta da Robert Rodriguez presentata come postilla a Machete Kills , sarà realizzata quest'anno.
Si prospetta trash a non finire!

Concludiamo le notizie con una news che ha già fatto il giro del mondo.
Non ci sarà il ritorno di Twin Peaks. Per problemi legati al suo contratto, David Lynch si è tirato indietro dal progetto, sostenuto dal cast che non vuole certo tornare in TV senza il regista.
Showtime si dice ancora ottimista, così come noi, che di certo non vogliamo veder naufragare un tale progetto per problemi di soldi.
Incrociamo le dita.

11 aprile 2015

The Drop - Chi è senza colpa

Andiamo al Cinema

Ci sono film freschi e originali, ci sono film classici che segnano e rappresentano un'epoca, e ci sono i film vecchi, quelli a cui è difficile dare un'età, per la loro solidità e per il loro essere trasversali, più che iconici.
I gangster movie, i mafia movie, solitamente fanno parte di questa categoria.
La corruzione, come il potere, non si scavalca, e possono cambiare gli anni, i look, le leggi, ma il loro svolgersi sembra uscire dal tempo.
Coppola e Scorsese sono gli esponenti principali di questo genere, e mi è bastato vedere Quei Bravi Ragazzi lo scorso anno per capire che a 15 anni di distanza niente era cambiato, e il film aveva un'aurea di perfezione ancora potente.
Michaël R. Roskam non è certo all'altezza dei suoi padrini, ma affidandosi al Dennis Lehane autore di Mystic River, Gone Baby Gone e Shutter Island, ci regala un altro di quei film difficili da datare, difficili da far uscire dalla loro epoca e, fondamentalmente, già vecchio.


Solido, però, non del tutto.
The Drop (cambiato dai simpatici titolisti italiani in Chi è senza colpa) ha con sé tutti gli stilemi del gangster movie: personaggi macchietta, dentro i loro ruoli e i loro vecchi panni, una storia di corruzione, di indagini e di ritorsioni.
Abbiamo quindi l'ex boss invecchiato male, con il cruccio di aver ceduto e di aver perso il potere, abbiamo il nuovo boss, ceceno, senza scrupoli e senza pietà, abbiamo la mina vagante, spaccone e drogato al punto giusto, abbiamo la bella per cui rimettere tutto in gioco, ex della mina vagante come se non bastasse, e abbiamo lui, Bob, protagonista all'apparenza un po' tocco, un barman sempliciotto, che va' in chiesa, che è orfano, che compie con diligenza ogni lavoro che gli viene affidato.
Due sono i momenti cruciali che cambieranno il corso della sua tranquillità: il subire una rapina rivelando all'ispettore incaricato un dettaglio del rapinatore, e il trovare un cucciolo di pitbull malconcio, finendo per adottarlo e prendersene cura.
Perchè il bar in cui lavora, e uno di quei bar in cui vanno a finire, random, i soldi da riciclare, e rubarli significa mettere la sua attività oltre che la sua vita in pericolo, e inimicarsi i ceceni in tutta la loro ferocia.
Rocco, invece, gli permette di conoscere Nadia, ex drogata dal passato travagliato, che lo aiuta ad accudire il cane, senza però iniziare la romantica storia d'amore che tutti si aspettano.


Nel dipanarsi delle conseguenze di questi due snodi, c'è però parecchia lentezza, c'è un ritmo lieve e lento che poco ha a che fare con la solidità.
Fortuna allora che ci pensano James Gandolfini -in una delle sue ultime parti, va da sé, di ex boss- e il bel Tom Hardy che dopo avermi conquistato con il suo accento british in Locke, qui incanta con un est-europeo non meglio identificato, offrendo ancora una volta un'ottima, davvero ottima, prova.
Se il reparto tecnico non offre chissà quali prodezze, ci dovrebbe pensare il colpo di scena finale a rimettere in sesto un ritmo non proprio esaltante.
Peccato però che ormai la stanchezza abbia preso il sopravvento, e che la sensazione di vedere uno di quei vecchi film a cui non sapresti dare un'età è a questo punto più un difetto che un pregio.


10 aprile 2015

SpongeBob - Fuori dall'Acqua

Andiamo al Cinema

Ci sono cartoni che non importa l'età, ti conquistano.
Era il lontano 2004, e il mio migliore amico tornò da un viaggio in America con un regalo piuttosto singolare: il peluche di un polpo, color verdeacqua, con una triste t-shirt marrone e l'aria imbronciata. Per lui, invece, si era scelto due pantofole a forma di fetta di formaggio, emmental, visti i buchi rappresentati.
Ci volle qualche mese per scoprire che quel polpo si chiamava Squiddi e che quel formaggio era in realtà una spugna, si chiamava SpongeBob ed era il protagonista di un'omonima serie animata che finalmente arrivava anche in Italia conquistandoci e folgorandoci sul colpo.
Folle, ironico, non-sense, insomma, esilarante.
Da lì iniziò il nostro amore per quella spugna dai pantaloni quadrati, e non importava la nostra età, non importava l'orario, ma si contagiava anche la famiglia a vederlo, facendoci spesso e volentieri più di una risata assieme.
Da lì iniziò poi una sfida a colpi di gadget: portachiavi, diari, quaderni, calendari, uova di Pasqua che no, non è ancora finita. Alla faccia dei nostri 26 anni suonati.


Potete quindi immaginare l'ansia e la trepidazione all'annuncio di questo nuovo film, dopo che il primo ci aveva entusiasmati come non mai, con risate arrivate alle lacrime grazie a cammei sopraffini come quello di Mitch Buchannon e un senso di ilarità che strizza spesso e volentieri l'occhio ai grandi.
Potete quindi immaginare la nostra parziale delusione, soprattutto dopo settimane per riuscire ad avere un giorno in cui far combaciare i nostri impegni, per il risultato che ci si è parato davanti: questa nuova avventura non ha lo stesso mordente di quella passata, finendo per sembrare -ed è il peccato peggiore per un film tratto da una serie- solo un episodio allungato.
Colpa forse della trama che parte dall'acerrima lotta di Plankton per conquistare la ricetta segreta dei Krubby Patty, attraverso escamotage finalmente vincenti ma che mandano in subbuglio l'intera Bikini Bottom, ormai assuefatta dai panini cucinati dalle sapienti mani di SpongeBob. Non ci vorrà molto, quindi, perchè la città diventi una città apocalittica, con scoiattoli che impazziscono, Stelle marine che si fanno più meschine.
Ma c'è una carta da giocare, c'è una macchina del tempo da costruire e un vero cattivo da rintracciare: quel pirata che ci fa da narratore -oltre che da sigla- vero responsabile con sotterfugi metaletterari.


A vederla scritta, la trama sembra ricca e corposa, ma in realtà la prima parte del film è passata con molta lentezza, con tocchi di brio qua e là (dati dalle citazioni filmiche e non, che il pubblico adulto ha saputo cogliere) ma con dialoghi e soluzioni non troppo convincenti, molto infatili, anzi, e quindi non troppo d'impatto.
Fuori dall'acqua, e già con i viaggi nel tempo (e con i delfini), per fortuna le cose cambiano, portando SpongeBob nei giusti binari, donandogli tutta quell'insensatezza che lo ha reso un mito, un'icona.
A fare da contorno, ovviamente, colori vivaci e sgargianti, effetti speciali nella terraferma fantastici, e un Antonio Banderas che dopo la gallina Rosita non ha più paura di doversi mettere in gioco senza prendersi sul serio, tanto noi non lo facciamo più.
La sensazione, a detta di quel mio migliore amico, è che questo film numero due sia più commerciale, dovuto più al successo del primo che ad una vera e propria esigenza, anche se gli 11 anni passati sembrerebbe dimostrare il contrario.
La sensazione è che comunque è venuto a mancare un pizzico di genialità, che avrebbe reso questo SpongeBob qualcosa più di un divertimento esilarante, lo avrebbe reso ancora una volta una spugna cult da adorare.