22 luglio 2026

Odissea

Andiamo al Cinema

Ogni film di Nolan è un evento.
Trovalo un regista capace di dividere così, ma anche di portare al cinema un numero esorbitante di spettatori. In piena estate per di più.
Trovalo uno che riesce a rendere epica la costruzione della bomba atomica e poi decide di passare direttamente all'epica classica, raccontando il racconto dei racconti, quell'Odissea studiata e letta e vista in milioni di salse.
Non l'ho capito com'è e quand'è che ha iniziato a essere il regista che è adesso, quello venerato qualunque cosa faccia e quello odiato qualunque cosa faccia, per fortuna lui tira dritto, sceglie le sue storie, può vantare un budget astronomico e ripagarlo nel primo weekend di proiezioni.
Evitarle, le polemiche, le lodi, gli schieramenti, sembra difficile dentro e fuori dall'internet, ma ci si prova.
E com'è questa Odissea?
È un'Odissea, sì. In cui si mescolano i canti noti e quelli meno noti, in cui il racconto può farsi non lineare, in cui Ulisse si trova a vagare per anni nel Mediterraneo dopo la fine della guerra a Troia, in cui veder morire un po' per volta tutto il suo esercito, i suoi uomini, mentre a casa, a Itaca, Penelope tesse la sua tela, i Proci tessono la loro vendetta, Telemaco non sa se può essere il re di cui Itaca ha bisogno.


Il racconto parte con il suo sguardo, quello di un figlio che non ha mai conosciuto il padre e di cui aspetta, invano, il ritorno, ma anche quello di un figlio che vorrebbe imporsi alla madre testarda e ai suoi contendenti, che decide di andare alla ricerca di notizie fresche, da Menelao che ha seguito il fratello in guerra per ritrovare la sua Elena.
Poi il racconto si sposta e trova Ulisse senza ricordi in un'isola deserta assieme alla ninfa Calipso, un destino non così amaro se la ninfa ha le forme di Charlize Theron, ma lentamente i ricordi iniziano a riaffiorare, e sono le sue gesta, i suoi scontri, le sue battaglie e gli ostacoli al suo ritorno a casa quelli che seguiamo, così da ritrovare Polifemo, Circe, Scilla e Cariddi, ma anche i meno conosciuti lestrigoni. In battaglie in cui il suo ingegno si scontra con la volontà degli dei, in cui i sacrifici richiesti sono gli uomini del suo esercito, che periscono, uno ad uno.
Infine, c'è il racconto più forte, più riuscito e emozionante, un vero e proprio canto, quello della battaglia di Troia, di quel cavallo offerto in dono ad Atena che è però un trucco per vincerla la guerra, in cui vengono sacrificati uomini e leggi.
È un racconto epico che già si conosce ma con cui Nolan si prende le sue libertà scontentando i puristi, ma è la sua regia a renderlo un racconto diverso, una regia che non si può che definire solida, presente, anche in semplici scalate, anche dentro semplici caverne, anche dentro un mare in burrasca, la mano ferma e leggera di chi decide di sfidare le tecnologie affidandosi all'IMAX 70mm che in pochi possono vedere, fuori dall'Italia, ma portando gli effetti speciali in maniera artigianale, e quindi più autentica, più materica. Goffa? No, perché la trasformazione in maiali o Polifemo stesso, hanno una pasta, una materia, che si può sentire. Come i costumi, come le armi, come le armature, che brillano e si sfaldano e si accendono.


Ancora una volta, Nolan gioca con il tempo, andando avanti e indietro, ritornando su alcuni punti e anticipandone altri, in quello che resta il tema principale della sua filmografia, qui dilatato attraverso gli anni di mancanza di Ulisse, e il suo divagare.
Tanto si è parlato del cast fatto di scelte definite "woke", quando molti volti, anche quello che ha spinto 1000 navi in guerra, si vedono appena. Sono Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland a reggere la storia e a farsi nostro sguardo di un'attesa e di un ritorno, con Charlize Theron e Zendaya ad illuminare lo schermo, Robert Pattinson e John Leguizamo a fare da alfieri delle fazioni da tifare e Benny Safdie a cui basta un elmo, un'armatura, per essere convincente.
Più che coralità, ci sono spazi diversi e racconti diversi da toccare, ma che riescono a risultare unitari e non dispersivi, potenti nel singolo come nell'insieme, senza la fretta che film ad episodi spesso hanno, e anche se Matt Damon non è l'Ulisse che immaginavo e continua a stonare nei suoi panni stanchi e invecchiati, sa farmi cambiare idea, sa portare il film sulle sue spalle.
La verità, è che a dividere gli onori del film oltre a Nolan e Damon, c'è il montaggio di Jennifer Lame che porta dentro la storia, che mostra in immagini i canti scanditi da Travis Scott, e c'è soprattutto la colonna sonora potente, incessante di Ludwig Göransson che sostiene il film e gli dà il ritmo necessario per far arrivare al finale con una certa commozione e pure con una certa esaltazione.


Partivo con aspettative bassissime più perché non ero interessata a un'altra rivisitazione e perché non mi aspettavo questa rivisitazione da un regista freddo come Nolan, ma pur non avendo trovato né un IMAX né un 70mm a portata di viaggio, la versione originale in 4k mi è bastata per farmi entrare in una storia e in un canto e in un'odissea che vuole parlare all'oggi, pur parlando un inglese fin troppo dell'oggi ben distante dai sottotitoli italiani più fedeli a Omero.
Sul finale si capisce com'è che Nolan ha scelto l'Odissea come suo progetto, perché ha girato il mondo per girarlo e ha impiegato mezzi realistici, dispendiosi e importanti per produrlo. Nella storia di un uomo che cerca di tornare a casa, che ha vinto una guerra ma non una battaglia interiore, in cui le leggi e la morale sono messe in discussione, c'è uno sguardo al mondo di oggi, agli eroi o presunti tali di oggi.
Anche se nel finale ci tiene a sottolinearlo per bene, ma proprio per bene, il suo messaggio, il viaggio per arrivarci a questa pace, vale i miei applausi.
Coinvolgente, appassionante e pure commovente, cosa insolita, con me, con Nolan, è un film kolossal e colossale che forse non rivedrò, ma che sono felice di aver visto.

Voto: ☕☕½/5

2 commenti:

  1. Pur trovandolo solido e appassionante, mi è mancato il senso di stupore che avvertivo da bambino davanti alle avventure di Ulisse. Per me, purtroppo, non c'è mafia. Anche se quando deve parlare degli uomini, più che del mito, lo fa benone.

    RispondiElimina