24 settembre 2014

Another Earth

E' già Ieri -2011-

Un piccolo pianeta blu si avvicina alla nostra Terra.
Un piccolo pianeta che poco a poco si fa visibile ad occhio udo, che pian piano si mostra e stupisce: è un'altra Terra, è un altro pianeta ma speculare in tutto e per tutto al nostro.
Lars von Trier non ha ancora finito i suoi deliri poetici dopo Melancholia?
Fringe è tornato in TV e gli universi paralleli stanno per collidere?
No, Brit Marling si è messa a scrivere, e nel 2011 ha tirato fuori questa sceneggiatura di cui si fa anche protagonista e che mescola il fantascientifico, l'astronomia e le fragilità dei protagonisti.
Perchè, come si è capito, Another Earth non è un film di fantascienza a cui si è abituati, ma racchiude in sé un'intimità e una profondità che lo rendono più un dramma esistenziale.


Quel piccolo pianeta blu, ancora lontano, ha infatti cambiato per sempre le vite di Rhoda Williams e di John Burroughs.
Lei, promettente e precoce studentessa del MIT sta infatti tornando dai balordi di una festa, e accetta senza pensarci l'invito dello speaker radiofonico di osservare il cielo, e di puntare gli occhi su quella luce, su quella stella blu che finalmente si può vedere.
Lui, padre di famiglia amorevole, si sta godendo il ritorno a casa con la moglie incinta e il piccolo che scherza e ride sul sedile posteriore. Per poco, ancora.
Perchè come niente fosse, Rhoda piomba su di loro, uccidendo sul colpo madre e figlio, lasciando per mesi in coma John e scontando 4 anni di carcere che la cambieranno totalmente.
Basta MIT, basta lavori di testa, basta feste e vita sociale.
Rhoda si chiude in un silenzio che tanto sa di depressione, torna a vivere con i genitori che fanno finta di niente e si fa assumere come donna delle pulizie nel liceo della città tentando la fortuna con un concorso a premi che promette un viaggio su Terra 2.
Finchè non scopre che John, che credeva morto, da quel coma si è risvegliato, e decide di andare da lui, di guardarlo negli occhi e di chiedergli scusa.
Ma la paura, il panico, la bloccano, e così, mentendo ma accomodandosi nella routine di questa bugia, Rhoda finisce per essere la sua donna delle pulizie, per cambiare in meglio l'aspetto di una casa e di una vita lasciata andare, attaccata al passato.
E cosa potrebbe succedere se non scoccare l'amore? Se non che due solitudini allo stremo delle forze finiscano per attrarsi e per attaccarsi l'una all'altra?
E intanto, quel pianeta che si fa sempre più vicino, quel pianeta che si scopre non solo essere morfologicamente speculare alla nostra Terra ma con ogni probabilità abitato da nostri doppi, da nostri altri Io, rimane un'attrattiva, un sogno per Rhoda in cui magari trovare i cambiamenti e le risposte che qui non sa trovare.


Spiegato così, Another Earth sembra un signor film, uno di quei drammi intimi e essenziali in cui la parte scientifica coinvolta affascina maggiormente il tutto.
In realtà, tra quanto scritto dalla Marling (per quanto a volte si pecchi di dialoghi fin troppo surreali e per quanto William Mapother rimarrà sempre l'inquietante Ethan di Lost), e quanto poi portato su schermo da Mike Cahill, il risultato non è inattaccabile quanto sperato.
Anzi.
Proprio la regia lascia a desiderare, con quei piani ristretti, con quella sua ricerca continua di esasperanti inquadrature poetiche, con quel mescolare i tempi e rallentarli, di ampliare gli spazi per regalare immagini iconiche che danno però alla visione quella pesantezza non necessaria e non voluta.
Ci si crogiola nella depressione dei protagonisti, nei loro silenzi e nei loro sguardi ravvicinati di solitudine, dilungando eccessivamente la durata del tutto.
E' un peccato, quindi, che il film affoghi in questo mare di pretenziosità, e nemmeno quel finale così ad effetto, nemmeno quanto scritto dalla Marling, riesce a dare ad Another Earth la sufficienza piena.


6 commenti:

  1. Stavolta non sono condivido per niente la tua opinione.
    Premesso che questo film, quando uscì, fu proiettato praticamente in 3 sale in Italia. Lo cercai ovunque ma non riuscii a vederlo. Fortunatamente lo trovai in lingua originale sul web e lo vidi. Tutta quell'attesa è stata ben ricopensata. Adoro questo film. Adoro l'intensità del rapporto tra i due protagonisti, l'assurdità della storia e la fotografia così incisiva. Ho trovato ossessiva, quasi inquietante la presenza dell'altro pianeta terra e il finale mi è piaciuto tantissimo. Insomma per me uno dei film più interessanti ed innovativi degli ultimi anni...

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    1. Io sono partita con aspettative molto basse, quando ne sentii parlare alla sua uscita mi sapeva già di pesantezza. Sono stata smentita, perchè la scrittura e come sono state tratteggiate le emozioni dei personaggi è molto interessante, ma non è il genere di regia che mi piace e mi coinvolge.
      Per quanto -come sottolinea Sauro/Kelvin- agli antipodi, gli preferisco Melancholia.

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  2. Direi che questo film è l'esatta antitesi di Melancholia: per Von Trier la fine del mondo è quasi la logica conseguenza della malvagità umana, un destino ineluttabile. Per Cahill (e Marling) il pianeta 'doppio' viene visto come un'alternativa a un presente difficile, una possibile speranza. Terra Due è evidentemente lo specchio delle nostre paure, un pianeta dove possiamo sperare di essere migliori di come siamo. Devo dire che a me l'allegoria è piaciuta molto, non l'ho trovato affatto pretenzioso: questione di gusti e sensibilità ovviamente, però forse sei stata un po' troppo severa ;)

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    1. Non troppo severa, su, gli riconosco tutti i meriti di una sceneggiatura e di un soggetto così interessanti e ben sfruttato. Se però la realizzazione fosse stata più leggera e lineare, mi avrebbe convinta appieno.

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  3. Oh, finalmente un'altra persoona, a parte me, che non dice che questo film sia un capolavoro XD

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    1. Eh eh, in realtà prima di scriverne e di vederlo ne avevo letto gran poco in giro, e mai in toni così entusiasti.

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