8 settembre 2015

Venezia 72 - Anomalisa

In rete si trovano solo immagini simili su Anomalisa, ma così non sono i pupazzi usati infine nel film.

In un mondo di voci tutte uguali, quella di Charlie Kaufman è sempre stata fuori dal coro.
A 7 anni di distanza dalla sua prima incredibile regia in Synecdoche, New York, torna e lo fa alla grande, lo fa stupendo.
Prima di tutto perchè quello che presenta in concorso al Festival è un film di animazione, in stop motion, e poi perchè la storia è tanto semplice quanto profonda, in cui il tema tanto caro dell'inadeguatezza è ancora una volta affrontato, e in modo sublime e tenero.
Sembrano umani quei pupazzi, sembrano mossi da sentimenti veri, che si incrociano nella tristezza di una notte d'albergo a Cincinnati, la città del chili e dello zoo.
Lì Michael deve affrontare una conferenza di presentazione del suo libro, che aiuta chi aiuta i clienti, una conferenza dedicata al settore del customer service, di cui fa parte. Ma chi aiuta lui? Marito triste, padre non così devoto, viene preso dal rimorso e dal rimpianto per come 10, anzi, 11 anni prima ha lasciato Bella. Cerca di ricontattarla, cerca di farsi perdonare, invano.
Ma la sua serata che volge alla depressione viene sconvolta da una voce, una voce diversa da tutte, una voce capace di svegliarlo e farlo correre alla sua ricerca: è quella di Lisa, anonima sua fan, non bella, timida quanto basta, consapevole delle sue mancanze che per prima sottolinea. Ma c'è qualcosa in lei, con quella voce speciale che fa sentire speciale Michael, c'è una vita, che lo chiama cambiamento.
Ma non è una storia d'amore quella che ne nasce, è una storia di una notte, di speranze che si infrangono al mattino con il primo sole, quando i sogni che avevano alimentato la speranza e il cambiamento si dissolvono.
Un'anomalia che si uniforma.
Delicato e toccante, geniale nelle sue trovate che stanno ovviamente in una scrittura che si sbizzarisce, che crea battute fulminanti, situazioni oniriche e disincantate che strappano risate sincere, genialità nella messa in scena, con una stop motion anticonvenzionale, in cui i protagonisti hanno fattezze più umane del solito, in cui gli ambienti sono splendidamente ricostruiti, in cui nulla è lasciato al caso, nemmeno nei momenti più espliciti o in quelle voci, che hanno in Jennifer Jason Leight il loro spartiacque.
La colonna sonora si fa portante, soprattutto con le due canzoni principali, la prima, di Cindy Lauper è perfetta e crea la scena più divertente, la seconda, che scorre sui titoli di coda, avvolge ancora per un po' in questa nuvola tutta speciale.
Charlie ce l'ha fatta ancora, mi ha conquistato ancora, e questa no, non è un'anomalia.

1 commento:

  1. Non posso ancora leggerti per "regole" mie, ma ti invidio tanto tanto ;)

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