22 aprile 2016

Amleto - National Theatre Live

Andiamo al Cinema (o a Teatro)

Il teatro.
Luogo magico, altisonante, con quell'aria snob.
Materia che andava studiata, a colmare il programma universitario dedicato al cinema.
Il teatro che però diventa scoperta di autori, di grandi nomi, di opere ancora attuali, piene di rabbia, di significato.
Il teatro.
Poche le volte che ne ho calcato il palco, con successo, ai fasti delle medie.
Poche le volte in cui ne ho varcato la soglia.
Qualche musical, in inglese, un Aspettando Godot a Padova.
E ora, il teatro che si fa cinema?
No, il teatro visto il cinema.
Per chi di possibilità di:
- andare a Londra
- andare al National Theatre
non ne ha.



E così, il National Theatre stesso, con la distribuzione della Nexo Digital ormai sempre più presente con i suoi eventi, si è offerta a più di 10'000 spettatori.
Con l'Amleto, per la precisione.
Con Benedict Cumberbatch.
Ed è fondamentalmente per lui che al teatro al cinema sono andata.
Non tanto per Shakesperare, nonostante le celebrazioni a 400 anni dalla sua morte.
Non tanto per l'opera, quell'Amleto, letto in tempi passati, piuttosto dimenticato, devo ammettere.
Ma per lui, per un Benedict pieno di pathos, di trasporto, di lacrime e di sudore.
Di talento.
Sì, e che talento!
Lo sentiamo prima in un'intervista, rompere la tensione tra battute e risate, lo vediamo andare in visita ad una scuola, dove dei giovani attori sono alle prese con la loro rivisitazione della tragedia, complice e interessato.
E capiamo, capisco, che effettivamente quell'Amleto polveroso, quasi un cliché ormai con quel "Essere o non essere", è ancora vivo, moderno, attuale, capace di comunicare.
E così è anche quando le luci si spengono sul pubblico in sala e sullo schermo, mentre risuona la bellissima Nature Boy, mentre Benedict/Amleto riflette, soffre, per la perdita del padre.


Non so bene come recensire un'opera teatrale.
Quel che posso dire è che l'emozione era palpabile. La bravura pure.
E non solo di un Cumberbatch capace di incantare fra pianti, grida di vendetta, monologhi e soliloqui, capace di trasformarsi, di rendersi pazzo, buffo, assurdo, divertente.
Ma anche nel resto del cast, capace di risplendere, da una fisica Ofelia (Sian Brooke) a una fragile Gertrude (Anastasia Hille), o quel becchino, che più risate ha strappato, nel secondo atto più leggero, paradossalmente, sia a livello di durata che di costruzione. Nonostante la polvere, il caos.
Perchè lo ammetto, stare dietro a un inglese elisabettiano, stare dietro a sottotitoli in italiano arcaico, non è stato così semplice, e arrivati vicino alle due ore, alla fine del primo atto, la stanchezza si è fatta sentire.


Fortunatamente, quei 20 minuti di pausa, che secondo la bigliettaia non dovevano esserci, ci sono stati.
E hanno permesso una visione più attenta, più partecipe, di un secondo atto dove la tragedia si compie letteralmente sotto i nostri occhi.
Ofelia, mio dio, che Ofelia!
Benedict, mio dio, che Benedict!
Capace di saltare, di correre, di farneticare e di sfidare a duello.
La trasposizione moderna, in realtà solo negli abiti, vintage a tratti, rock in altri (grazie, davvero, per quella t-shirt con Bowie), la scenografia splendida, con un ambiente unico che si trasforma, un ambiente sfarzosamente ed elegantemente arredato, con colori shabby, che viene letteralmente devastato nel secondo atto.
Il sangue cade copioso, le emozioni pure, e ci si segna ancora nella mente frasi, dialoghi, capaci di colpire oggi come allora.
E ci si vorrebbe alzare, applaudire sonoramente, rendere partecipe Benedict, tutto il cast, la regia di Lindsay Turner, di quanto c'hanno trasmesso.
Ma non si può, siamo al cinema, non a teatro: le luci si accendono, i titoli di coda partono, le porte si aprono, e non siamo né in quella marcia Danimarca, né a Londra.
Siamo già a casa, con un po' di teatro dentro.


4 commenti:

  1. spettacolare.
    nonostante la tipa seduta a fianco a me ad un certo punto abbia iniziato a russare.
    Cumberbatch strepitoso.

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  2. Purtroppo programmato in giorni ed orari in cui, causa "adempimenti familiari" non son potuta andare. Ma sono convinta sia uno spettacolo meraviglioso.

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  3. Andato sold out nel giro di un paio di ore (era al teatro di Barbican se non sbaglio, non al National Theatre di Bank). Più per Cumberbach che per Shakespeare. :-p

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  4. ...disgraziatamente piazzato in orari a me impraticabili...
    ma dev'essere stata una cosa fuori di testa, che tu sappia, è ancora in scena a Londra?

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