29 aprile 2017

I Don't Feel at Home in This World Anymore

Andiamo al Cinema su Netflix

Gente che in auto si crede chissà chi.
Gente che non rispetta le regole.
Gente che non ha educazione.
Che lascia sporcare il suo cane senza pulire, che inveisce contro gli altri, che spoilera libri.
Gente da odiare.
Le giornate di Ruth sono così, la vita di Ruth è così.
Ciliegina sulla torta: le entrano in casa i ladri, rubano le sue medicine, il suo computer e soprattutto il set di argenteria della nonna.
E qui, Ruth, scoppia.



Qui, e soprattutto dopo il disinteresse della polizia, che quasi quasi la accusa di non aver reso sicura e impenetrabile la sua casa.
E allora, Ruth, cambia.
Inizia a farsi coraggio, a dire e fare quello che pensa, inizia soprattutto una propria personale indagine alla ricerca dei suoi oggetti rubati e di chi glieli ha rubati, coinvolgendo l'appena conosciuto vicino di casa Tony.
Una coppia strana, Ruth e Tony, lei tanto goffa quanto risoluta, lui tanto timido quanto letale nei suoi combattimenti.
Con il loro incontro, I Don't Feel at Home in This World Anymore cambia tono, da commedia indie in cui pure un po' di romanticismo sembra fare capolino, diventa un thriller, un horror splatter, in cui abbonda il sangue, l'assurdo, la follia.
Facendo rimanere a bocca aperta.


L'ultimo vincitore del Sundance è così lontano da quei film indie molto più frizzanti e ritmati, molto più giovanili, pure che han vinto nelle scorse edizioni. Qui si è in un territorio strano, diverso, e difficile dire se migliore.
La storia di Ruth, della depressa Ruth che incontra il probabilmente altrettanto depresso Tony e si scontra con gli inquietanti e insoddisfatti ladri di turno, non è universale come la rincorsa di un sogno, come l'affrontare un lutto difficile, ma è comunque folle il giusto, assurdo il giusto, per divertire ed intrattenere.
I meriti sono da dividere tra la coppia di protagonisti non particolarmente belli né empatici, tra la colonna sonora portante e spensierata -che passa senza problemi dal country al rock al pop- e ovviamente con la regia, di un'esordiente da tenere d'occhio come Macon Blair che si porta appresso l'intera famiglia e fa subito centro.
Il montaggio veloce, le geometrie, il contrappunto sono quelle tipicamente da Sundance, il contenuto, diverso, folle, strano a definirsi, dallo humour particolare, decisamente black, è quello che lo discosta dai soliti film da Sundance e forse, proprio per questo, da premiare.


Regia Macon Balir
Sceneggiatura Macon Blair
Musiche Brooke Blair, Will Blair
Cast Melanie Lynskey, Elijah Wood, David Yow, Jane Levy
Il Trailer
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Killer in Viaggio, Green Room, Prevenge

4 commenti:

  1. Lei bravissima - l'ho anche apprezzata in una particina in Boss Girl, molto - però, come ti dicevo durante la notte degli Oscar, il film non mi ha detto granché. Sopratutto da un vincitore al Sundance, mi aspettavo di più. Non c'era di meglio quest'anno (tipo Guadagnino, applauditissimo)?

    Ti segnalo The Sweet Life. Non l'ho ancora visto, ma dalla copertina pare roba nostra. Tramps recuperato ieri: caruccio, ma.

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    1. Mi aspettavo di meglio anch'io, soprattutto perchè poco Sundance, ma tenendo conto che l'anno scorso l'ha vinto quel polpettone di Birth of a Nation è già un passo avanti. Tramps posso capire il ma, perchè a tratti un po' di genuinità e simpatia mancava, ma -di nuovo- era quello che mi ci voleva.

      The Sweet Life già in lista proprio grazie al poster, spero di riuscire a vederlo in settimana ;)

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  2. Sembra folle e interessante il giusto...
    anche se io tra i vincitori del Sundance mi sa che preferisco le robe teen alla Quel fantastico peggior anno della mia vita. :)

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    1. Pure io, ovviamente. Qui siamo fuori target ma c'è comunque del bello e del tocco indie, anche se sporcato di sangue ;)

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