10 aprile 2017

Il Lunedì Leggo - Libertà di Jonathan Franzen

C'è una cosa che gli americani sanno fare un gran bene: mettere alla berlina la borghesia, l'idea della famiglia perfetta.
Come se tutto, lì, fosse una maschera, una facciata linda e bella, che nasconde in realtà crepe e problemi.
Lo si vede nelle serie TV, nei film, ma soprattutto lo si legge nei libri.
Un modo per scardinare una certa estetica, una certa morale, in realtà del tutto assente in quartieri perbene.
Jonathan Franzen fa tutto questo alla perfezione.
Lui, quel Franzen sempre citato proprio in serie TV, in film, in libri, per darsi un tono. Autore, scrittore, uomo di cultura.
Io, mi ci sono approcciata partendo dalla fine, da quella Libertà quando ancora Purity doveva uscire.
Mi ci sono avvicinata mettendo da parte i dubbi su una copertina francamente avvilente e rifacendomi al classico motto "non giudicare un libro dalla copertina", l'ho preso, l'ho divorato, e sono rimasta invischiata nei risentimenti, nei dubbi, nell'amorale famiglia Berglunds.



Si va avanti e indietro nei loro anni assieme, si scava in profondità alla ricerca dei momenti cruciali, delle scelte segnanti, e si impara a conoscere, anche troppo bene, ognuno di loro.
Walter e Patty sono a prima vista la famiglia perfetta: progressisti, democratici, perfetti vicini in un quartiere in divenire. Due figli, cresciuti con amore, l'impegno politico ed ecologico.
Ma le crepe, già ci sono.
Affondano nei loro primi incontri, da quel terzo incomodo negli anni dell'università, quel rocker maledetto, quel fattone, quel ragazzo non per bene, non gentile, ma per questo tanto affascinante, che a Patty interessa più del buono e mite Walter.
Il triangolo, si porta avanti negli anni, anche poi, anche negli anni di un matrimonio ormai in crisi, con i figli cresciuti che di casa se ne vanno, scappano, dalla presunta e inesistente perfezione.
Ed è come leggere dei Burnham, dei Solloway o dei Lisbon. È come trovarsi a Wisteria Lane senza omicidi e senza gialli da risolvere, a Twin Peaks senza una Laura Palmer morta, o a Monterey ma senza tutti quei soldi.
Siamo in America, insomma, siamo in matrimonio in crisi da sempre, su cui si indaga, in pagine pregne di verità, di realtà, in un autore che riesce a fare metafore politiche e a scandagliare un gran bene gli animi umani, riportando a galla tutti i dubbi, tutti i difetti, condivisi.
Ed è un'epopea tutta americana, è il Grande Romanzo Americano dei nostri giorni, universale, nel raccogliere tutte quelle scelte che sai essere sbagliate, tutti quegli errori che si accumulano, nei non detti. Ma si finisce quasi incredibilmente con un filo di speranza che no, non ti aspetti, ma sì fa tirare un sospiro di sollievo, dopo una cavalcata lunga anni, dopo tradimenti, abbandoni, urla e silenzi.
E così, ho capito che Franzen fa proprio per me, che questa letteratura americana fa per me, e sono pronta a leggerlo ancora e a stare in quella terra distante e piena di ipocrisia, che su carta -e non solo- funziona un gran bene.

4 commenti:

  1. Complice la scoperta dei romanzi di Kent Haruf, alla letteratura americana contemporanea mi ci sto avvicinando con tanta curiosità. Ho conosciuto un po' Roth, così. Tocca passare a Franzen - di cui mi ispira tanto tanto proprio questo qui -, anche se le pagine e la fama saprai che mi intimoriscono. :)

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    1. Le pagine per te non dovrebbero essere un problema ;) la fama, invece, è quanto mai giustificata: uno stile che come dice il Cannibale, risucchia, e le famiglie che racconta, si impara a conoscerle in tutto e per tutto. Provaci, che fa proprio per te oltre che per me!

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  2. Franzen fa molto anche per me.
    Il mio primo approccio è stato con Le correzioni e all'inizio devo dire che non è stato proprio semplice, però poi il suo stile ti risucchia dentro. :)
    Questo Libertà forse l'ho persino preferito. Davvero il Grande Romanzo Americano di oggi.

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    1. Le Correzioni è in lettura adesso, e da un po', ma se potessi non mi ci staccherei più. Sì, Franzen fa proprio per noi ;)

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