21 ottobre 2017

Casting JonBenet

Settimana Crime

La settimana crime è al suo termine.
Tra casi di omicidi irrisolti, vandali per finta e segreti di famiglia, il genere del documentario investigativo è parso sempre uguale.
Materiale d'archivio unito ad interviste, piccole ricostruzioni del passato quando necessarie, prove e indizi da seguire, solidità di una tesi e di una presa di posizione.
A ben guardare, né quest'anno né lo scorso ci si è scostati troppo da una costruzione classica, avvincente sì quando lo è il caso da seguire, con regista e tecnici che sanno come incalzare gli intervistati, sanno come costruire episodi o sessioni.
Poi arriva Casting JonBenet è le regole le stravolge.



Partiamo dal caso.
Siamo nella mattina del 26 dicembre 1996.
Patsy Ramsey si sveglia, non trova la figlia a letto, scende a cercarla e trova una lunga lettera di riscatto. Chiama la polizia, disperata, anche se la lettera chiede di non farlo, a rischio la vita della figlia. La polizia arriva, arrivano gli amici di famiglia a dare conforto, e in un giro di ispezione, uno di questi, assieme al padre -John-, trova il corpo della piccola JonBenet in cantina, avvolto in una coperta.
Un colpo alla testa, una corda a soffocarla, segni di violenza.
Il mistero si infittisce.
Partono le indagini, con i genitori ad essere sospettati per primi.
Parte soprattutto una gogna mediatica contro quella madre perfettina che iscrive la figlia di 6 anni ad ogni concorso di bellezza, contro quel padre ricco e benestante. Le fantasie, le teorie, si accumulano. La verità non viene mai a galla.
Nemmeno oggi, a più di dieci anni dai fatti, dopo che un pedofilo ha confessato ma è stato scagionato dal DNA, dopo che numerosi esperti si sono espressi sul caso.


Già altri documentari sono stati fatti sul tutto, mettendo in luce la morbosità della stampa al riguardo, e il ruolo di due genitori messi in discussione, giudicati per ogni mossa, ogni intervista, ogni capo di abbigliamento indossato.
Casting JonBenet è diverso.
Casting JonBenet ci mostra la realizzazione di una ricostruzione di quanto accaduto nel 1996, ma soprattutto i casting per trovare Patsy, John, JonBenet. Ma pure il capo della polizia, il fratellino Burke e il pedofilo reo-confesso.
A mettersi alla prova davanti alla macchina da presa, principalmente abitanti di Boulder e dintorni, aspiranti attori che snocciolano le loro esperienze, che ricordano quei giorni di caos e si lasciano andare alla loro visione dei fatti, alla loro presunta verità.
Chi grida al colpevole, chi cerca l'innocenza, chi chiama in causa la numerologia. E poi, confessioni a sorpresa di coinvolgimenti in altri omicidi, in giochi erotici, in quel caso stesso.
Nessuno risparmia la propria storia, e Kitty Green registra tutto, con attimi di ironia inevitabile, altri di orrore e di perplessità.
I 15 minuti di fama si allungano.
La verità ha mille facce, le teorie si moltiplicano, e prendono infine forma sullo schermo.
Più Patsy, più John, più Burke a muoversi all'interno di un set ricostruito, rappresentando quanto credono, quanto può essere successo, ogni teoria sostenuta, ogni emozione coinvolta.
Come a dire che un punto non ci sarà mai, come a dire che tutto è plausibile, o forse niente lo è.
Resta solo una figura, angelica, spezzata in tenera età a guardarci. A ricordarci la sua esistenza e la sua fine nel caos organizzato del tutto.


4 commenti:

  1. Quindi sembra un documentario investigativo diverso dai soliti.
    Però pur sempre di documentario investigativo si tratta, perciò non so. Nell'indecisione, passo la palla a Ford. :)

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    1. Non so se definirlo propriamente un documentario investigativo. Le ipotesi vengono da aspiranti attori e persone comuni che abitavano in zona al momento dell'omicidio. Si indaga la loro presunta verità, e come questa si allontani dalla realtà dei fatti.
      Interessante quindi, anche se sì, molto fordiano.

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  2. Risposte
    1. Interessante davvero, una visione e un approfondimento lo merita senz'altro.

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