23 marzo 2018

Un Sogno Chiamato Florida

Andiamo al Cinema

America, terra di sogni e sognatori.
Terra di nuovi mondi, di fiabe che si realizzano, e si trasformano pure in mete altrettanto da sogno.
Ma ai margini?
Ai margini, c'è chi quei sogni continua a sognarli, rimanendo però infognato, impantanato con la sua vita in un motel da mezza stella, in cui pagare l'affitto ogni settimana diventa un'avventura, una fatica.
Succede a Halley e a sua figlia Moonee.
Succede a tante altre famiglie, dai lavori precari, dai lavori arrabattati, che finiscono presto o già sono nella rete dello spaccio, dello sballo, della prostituzione.
Tutto a un passo da quel sogno, da quel mondo zuccheroso che è Disneyland.


Siamo in Florida, se non si fosse capito.
Siamo in un motel che sotto la vernice rosa sgargiante tenta di camuffare la sua vera natura di motel per poveracci che non si possono permettere una casa.
Qui cresce Moonee, libera e felice, senza regole, senza controllo.
La seguiamo, la vediamo rubare, urlare, usare a piacimento gli altri, compiere piccoli e grandi atti di vandalismo, urlare ancora, metter a dura prova la pazienza del manager Bobby, fregandosene delle regole sempre e comunque. Ovvio, se hai una madre che ti lascia fare quel che ti pare, che già lei fa quel che gli pare, incurante e inconsapevole, procurandosi come può i soldi per andare avanti.
Ora, dovremmo tutti essere colpiti da una bambina talmente strafottente, da una madre così ben in parte nel suo ruolo. Dovremmo vedere la loro vita senza troppi pregiudizi, seguendo i tentativi di starsene fuori dai giri più loschi. Dovremmo provare simpatia e pietà per quella bambina che non ha basi, non ha regole, e per quel manager che come può cerca di aiutare entrambe.
Invece, si finisce per odiare tutti.


Odiare... diciamo pure non sopportare.
Non sopportare quella bambina a cui si augura il peggio del peggio per la sua strafottenza, a quella madre che forse senza quella figlia starebbe meglio, a quella vita ai margini in cui soldi per bere, per fumare, per avere l'ultimo telefono a cui stare attaccati giorno e notte, ci sono sempre a sufficienza.
Si finisce per essere sfibrati da questa vita così diversa ma non così improbabile, e lo si capisce Bobby, nella sua bontà, ma non aiuta. E certo, dovremmo avere il cuore a pezzi, i sensi di colpa a mille quando quel peggio succede, quando anche il peggio del peggio all'amica di quella bambina, ai bambini in generale, potrebbe succedere e non succede. La fragilità di Moonee che ci si presenta improvvisa, però, non basta a far dimenticare quanto c'ha irritato prima, quanto irrita pure la frase buonista urlata di una madre che madre non è.
Sean Baker ancora una volta mette al centro la verità degli ultimi, il loro mondo, dopo quello di un'attrice porno in Starlet e quello delle prostitute trans in Tangerine, registra dal vero un motel fatiscente, prende attrici in erba a cui affianca un naturalissimo Willem Defoe, ma questa volta non entra nel mio cuore, troppo stanco, ormai, troppo annoiato da questi tranche de vie sporchi e gratuiti, quasi fuori tempo dopo l'ondata di notorietà che hanno avuto negli anni '90.
Sfiancata poi da una bambina che non si vorrebbe mai avere e che basta a sradicare ogni desiderio di maternità, dico no a quel cinema da outsider, quel cinema che vuole essere verità ma che la verità la sfrutta, la modifica, la crea, per il momento, per la gloria ricercata.


Regia Sean Baker
Sceneggiatura Sean Baker, Chris Bergoch
Musiche Matthew Hearon-Smith
Cast Willem Dafoe, Brooklynn Prince, Bria Vinaite
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Voto: ☕/5

10 commenti:

  1. Questa volta, mi dispiace, non condivido neanche un po'. Come sai, l'ho praticamente adorato e il finale, ritorno all'infanzia per quelle bambine troppo precoci, mi ha commosso. Anche se, in generale, film e romanzi ad altezza bambino poco li apprezzo. Ma qui la magia, il sogno, li ho percepiti.

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    1. Ci speravo tanto in questo film, ma non sono riuscita a mandarlo giù. Insopportabili tutti, e calcatissima la mano per quelle vite ai margini. La magia e il sogno del finale non bastano a farmi dimenticare il resto.

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  2. Di questo film parlerò domenica, ché è subentrata l'anteprima di Ready Player One a scombinare i piani... ma sono d'accordo con Michele, su.
    Nemmeno io sopportavo Moonee all'inizio, soprattutto ho detestato sua madre, ma come Bobby ho imparato ad amare entrambe e il finale mi ha stroncata. Quel faccino pieno di lacrime non lo dimenticherò finché campo.

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    1. Mi sono sentita in colpa per tutto il male che le ho augurato prima di quelle lacrime, ma non sono bastate a farmi dimenticare quanto mi ha irritato prima, lei e la madre. È mancata per me della genuinità di fondo nel progetto stesso, o forse sono solo stanca di storie simili...

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  3. Oh yeah.
    Filmetto davvero mediocre e sopravvalutatissimo.
    Nell'odiosità generale ho provato quasi un moto di simpatia per la madre per avere una figlioletta tanto antipatica (anche se penso che il modo in cui l'ha cresciuta possa aver avuto il suo peso). :)

    Uno dei film più irritanti guardati di recente e il finale, che vorrebbe essere una genialata, mi è sembrato ridicolo e forzato, visto che nel resto della narrazione non è che Disneyland sembrava giocare un ruolo particolarmente importante.

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    1. Il finale buonista e un poco assurdo non ha aiutato a farmelo piacere, provata com'ero da due protagoniste tanto odiose. Dispiace per Willem, stropicciato e bravo, ma decisamente poco presente per riuscire a salvare il tutto.

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  4. Ho un po' timore del fatto che possa odiare tutti (mi capita non di rado), quindi non so se lo vedrò

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    1. Amare Moonee e la madre è un'impresa davvero difficile. Come vedi però c'è chi ha amato lo stesso il film, questione di pelle, senza dubbio ;)

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  5. E' un film sul filo, potrei adorarlo o odiarlo. Staremo a vedere appena lo vedrò, comunque a breve. :)

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    1. E' un film in bilico tra l'essere fordianamente di cuore (tra Bobby e quella bambina mal cresciuta) e cannibalmente odioso (con la voglia di essere diverso e eccessivo). Tutta una scommessa, insomma. Ti aspetto al varco ;)

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