Andiamo al Cinema
La piccola Amélie nasce e non capisce perché.
Capisce tutto, ma non di essere dentro il corpo di una bambina. Osserva, la sua famiglia, i sui fratelli, quel Giappone in cui è nata, in un silenzio che non sembra preoccupare gli altri, di certo non lei.
Che si crede Dio, che si crede al centro, capace di risvegliare il mondo e alla fine anche se stessa.
Nasce, di nuovo, il giorno del suo secondo compleanno, il giorno di un terremoto che sconvolge il Giappone ma non la sua famiglia, troppo felice di vederla alzarsi e camminare e finalmente interagire. Con suoni, non con parole. Com'è possibile che un Dio non riesca a parlare?
Urla, allora, urla a più non posso Amélie, trovando solo in una nonna arrivata fin dal Belgio e in una domestica che non la tratta da bambina, le persone capaci di vederla davvero.
E parla, allora, Amélie, parla come un'Imperatrice.
E corre, Amélie, corre in quella casa senza fine esaltando i suoi sensi e il suo corpo, curiosa come tutti i bambini, come tutti gli dei.
Amélie è belga, o è giapponese?
È una bambina curiosa e arguta, o è un Dio in miniatura capace di catturare il mare, una giornata, dentro un barattolo?
È come la pioggia, silenziosa e rumorosa, travolgente e imperturbabile.
La piccola Amélie è il film arrivato a sorpresa alla notte degli Oscar, il film di animazione con cui Lucky Red ha fatto da controprogrammazione sotto le feste, capace probabilmente di esaltare più gli adulti dei bambini.
Se questi ultimi trovano nei colori materici, nelle forme arrotondante, nelle avventure della piccola Amélie qualcosa per cui entusiasmarsi pur essendo lontano dalla tipologia classica di animazione a cui le piattaforme e le grandi casi produttrici li hanno abituati, gli adulti trovano quel Giappone sempre così poetico e distante e affascinante in cui perdersi. Tra giardini e tradizioni, tra cucina e giochi, Nishio introduce anche noi a quel mondo ancora sconvolto dalla Guerra, con ferite e lutti difficili da immaginare.
C'è anche questo, ne La piccola Amélie, c'è la Storia che irrompe, c'è lo scontro fra culture, c'è l'accettazione di sé, con i limiti che una bambina ha, con i sentimenti in conflitto di chi si è visto bombardare e punire.
Ma c'è soprattutto la penna di Amélie Nothomb, la scrittrice belga che ha sempre messo al centro dei suoi romanzi la sua vita di esule in ogni terra, che qui parte dalla sua infanzia in Giappone rendendo unica e speciale la voce narrante che accompagna le avventure di Amélie.
Speciale come sanno essere solo i piccoli film di animazione, quelli capace di sperimentare con le voci, appunto, con i disegni, con i colori.
Un mondo magico e sognante, dove poter tornare a essere un po' delle divinità, un po' dei bambini.
Voto: ☕☕☕/5


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