Riceverò mai una diffida dal buon Cassidy per l'uso improprio del suo format?
Cerco di rabbonirlo passando al lato oscuro dei film d'azione:
The Rip
Il Buono
Buono perché siamo di manica larga e perché con la loro compagnia di produzione, Matt Damon e Ben Affleck le buone cose le fanno. Come portare il modello di ridistribuzione dei profitti su Netflix.
Un modello etico e si spera sostenibile, che mi ha spinto a premere play ben sapendo che mi stavo infilando in un genere che non è propriamente nelle mie corde.
Quello di poliziotti corrotti e operazioni notturne, di sospetti e doppi e tripli giochi il tutto nella non certo tranquilla Miami.
Seguiamo Matt e Ben, colleghi dell'unità Miami-Dade: quella che recupera denaro sporco e che sembra quindi facile alla corruzione. Lo è davvero? Qualcuno gioca sporco, soprattutto dopo l'assassinio a sangue freddo della collega Jackie Velez?
Abbiamo una lunga notte fatta di luci e ombre per scoprirlo, in una casa zeppa di denaro appartenente al Cartello, con i sospetti e le tentazioni che abbondano.
Il film è tutto qui, fatto di atmosfere tese e di situazioni al limite, e se Matt e Ben gigioneggiano come al loro solito, la sceneggiatura inizia presto a fare acqua.
Non tanto per personaggi volutamente tagliati con l'accetta (spiccano il timoroso Steven Yeun, l'eccessiva Teyana Taylor e i modi mesti di Kyle Chandler), ma per il volerci prendere per manina in ogni svolta, in ogni colpo di scena come se fossimo così scemi da dimenticare quello che è stato detto qualche minuto prima.
Lo pensa così stupido il suo pubblico, Netflix?
Sembra di sì, e sarà per questo che il finale è un tripudio di scelte stupide, di pessimi tiratori addestrati, di inseguimenti giusto per dare inseguimenti al pubblico tipico di questi filmacci d'azione tutto muscolo e poco cervello.
La buona alla fine sono io, che ho fatto numero in quei primi 90 giorni di messa in streaming facendo leva sulla bontà del contratto di Ben e Matt e della loro Artists Equity.
Il Falsario
Il Brutto
Se i film americani per Netflix hanno dalla loro nomi altisonanti e una buona capacità di tenere desta l'attenzione e l'azione con un un comparto tecnico notevole, gli italiani come sono messi?
Se dovessi basarmi su Il Falsario, malissimo.
Cos'è peggio, una sceneggiatura fatta di frasi fatte, di dialoghi ad effetto, di scenette erotiche giusto per condire e di personaggi che arrivano e spariscono?
O attori decisamente non in parte, dal protagonista Pietro Castellitto che ci crede poco per primo, alle femme fatale fuori parte Giulia Michielini e Aurora Giovinazzo passando per gli amici per niente in sintonia Andrea Arcangeli e Pierluigi Gigante?
O, ancora, è peggio una storia che pur partendo dalla vera vita del falsario al soldo della mala Antonio Chichiarelli si prende molte licenze, che poco approfondisce a favore di balletti disco e corse d'auto, finendo per essere la brutta copia di mille riassunti visto quanto già raccontato sul caso Moro altrove?
Alla fine siamo sempre lì, in un film fin troppo italiano, che gioca sui nostri stessi stereotipi per vendersi agli abbonati esteri, che punta sulle bellezze di Roma, sulle canzoni orecchiabili, vendendosi così tanto da finire per essere più che dimenticabile.
Dico davvero, visto in una domenica piovosa, la sera neanche ricordavo di averci passato due pesantissime ore assieme sul divano.
Dreams
La Cattiva
La cattiva è Jennifer McCarthy, e a vederla non sembrerebbe: figlia di un ricco magnate che l'ha messa assieme al fratello Jake a gestire le associazioni benefiche di famiglia.
Jennifer si occupa principalmente di danza, di un'Accademia in Messico che forma giovani ballerini e in cui ha conosciuto Fernando. Il loro è un amore passionale, fatto di molto sesso, di molte acrobazie, che hanno spinto Fernando a entrare illegalmente negli Stati Uniti pur di stare con lei.
Il loro non è un rapporto paritario, non è certo alla luce del sole, con Jennifer che nasconde Fernando, in un misto di vergogna e senso di protezione.
Ma quanto può durare un rapporto così?
Poco, e infatti quando Fernando cerca la sua libertà, trovando un corpo di danza alla sua altezza, Jennifer prima lo insegue poi lo tradisce, nel peggiore dei modi.
Ed è qui che si vede la cattiveria di Jennifer, vessata da un padre che tiene all'apparenza tanto quanto lei, che non a caso passa il film a sfoggiare un look più ricercato dell'altro.
No, non sono io la cattiva a giudicare frettolosamente questo film, perché mi ostino a dare una chance a Michel Franco, che un anno sì e un no mi ritrovo a Venezia e mai una volta che mi abbia convinto (una sì, va bene, con l'esplosivo Nuevo Orden). Non lo fa nemmeno qui, tornando a lavorare con Jessica Chastain dopo il buonista Memory, in un ruolo e in un film molto al di sotto delle sue capacità.
Brilla, per la sua bellezza e la sua bravura, ma Dreams altro non è che una facile allegoria sul potere e su quanto logora chi ce l'ha e chi non ce l'ha, in un rapporto che per usare i termini di oggi è tossico e malsano e supera i confini più volte.
Annoiata da corpi, amplessi e una danza che non sembra mai davvero centrale, questa storia di sogni infranti risulta banale fin dal titolo scelto.
Voto: ☕☕/5



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