25 marzo 2012

La Scopa del Sistema

La Domenica Letteraria.

Pubblicato nel 1987, La scopa del sistema è l'esplosivo romanzo d'esordio che fece conoscere al pubblico americano e non solo il genio di David Foster Wallace. Il suo stile dirompente e fuori dalle regole, ricercato e giocoso si era già fatto sentire con i numerosi racconti usciti per riviste e quotidiani, ma al passaggio alla prosa lunga, nulla fortunatamente cambia, anzi, migliora.
Personaggi strampalati (un fratello intelligente che vende i suoi pensieri per la droga, un pappagallo sboccato che trova la fede, un fidanzato -Mister Vigorous- geloso e non all'altezza del suo nome... ) compongono il quadro della ricerca da parte della bella Lenore Beadsman della nonna scomparsa dall'ospizio. Attraverso il confronto con la famiglia ricca e per questo abbandonata, il lavoro ripetitivo di centralinista e la convivenza con l'amica del cuore entriamo nel suo mondo particolare e ossessivo, fatto di traumi passati e apatia all'oggi.
La sua indagine è però un pretesto per incrociare in maniera sublime tutte le vicende e tutti i protagonisti, per giocare con lo stile e per esternare riflessioni e malesseri. La depressione, il disfacimento delle proprie capacità sono infatti lo sfondo onnipresente su cui il romanzo si compone, e distinguere le vicende di finzione da quelle reali dell'autore non è facile. Ogni pagina trasuda della sua malattia e della lotta ad essa, Lenore come il fratello LaVache o lo psicanalista immorale Dr. Jay sembrano mille facce rappresenta il suo vissuto. E forse anche per questo tanto ci si affeziona a loro e, nonostante la complessità di stile, finire La scopa del sistema lascia la strana sensazione di aver perso qualcuno di importante.


"Be', credo che non sia esattamente che la vita va raccontata anziché vissuta; è piuttosto che la vita è il suo racconto, e che in me non c'è niente che non sia o raccontato o raccontabile. Ma se è davvero così, allora che differenza c'è, perché vivere?"

22 marzo 2012

Silenzio in Sala

Rispetto allo scorso weekend questa settimana si prospetta molto più ricco di uscite interessanti... ecco le più consigliate!

17 ragazze
Nel Massachusetts nel 2008 uno sconvolgente numero di ragazze rimase incinta e si scoprì in poco tempo che le gravidanze erano programmate, i padri biologici pagati per l'inseminazione e lo scopo era quello di creare una comunità di aiuto reciproco nella crescita dei figli. Le registe Delphine e Muriel Coulin partono da questo fatto di cronaca reale, trasportandolo in un sobborgo della Bretagna, per analizzare una scelta così radicale che tanto ha fatto discutere.
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The Lady
Il regista Luc Besson torna nelle sale per raccontare con poesia la forza del premio nobel per la pace Aung San Suu Kyi, l'orchidea d'acciaio nella lotta per la democrazia del Myanmar. La sua vita è ripercorsa nei fatti che più l'hanno segnata, dall'adolescenza, al matrimonio fino agli arresti domiciliari che l'hanno vista reclusa per oltre 20 anni. Una lezione di storia contemporanea interpretato splendidamente da Michelle Yeoh.
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The Raven
Dal regista di V per Vendetta, una rilettura in chiave action-thriller dello scrittore noir Edgar Allan Poe. Realtà e finzione si confondono: omicidi che ricalcano le scene dei suoi libri porteranno lo scrittore stesso ad essere coinvolto suo malgrado nelle indagini. Ad interpretarlo un redivivo John Cusack.
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E' nata una star?
Ennesima commedia italiana in uscita. Questa volta però il valore in più lo dà la sceneggiatura, adattata da una racconto dello scrittore inglese Nick Hornby.
I genitori di una adolescente devono fare i conti con la scoperta che il figlio è ora un attore porno dal "grande potenziale". Imbarazzi, gag e battute saranno inevitabili. Protagonisti: Luciana Littizzetto e Rocco Papaleo.
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21 marzo 2012

Torta Cacao-Banane!

Il Fabbricatorte

Cosa fare quando le banane di casa si sono imbruttite e di certo non invogliano a essere mangiate? Semplice, le si può frullare e aggiungere ad una torta per renderla più saporita e più gustosa!

INGREDIENTI

350g di farina
30g di cacao
250g di zucchero
180g di burro
3 uova
400g di banane (circa 4)
1 bustina di lievito
1 pizzico di sale


PROCEDIMENTO

Iniziare montando a crema lo zucchero e il burro aggiungendo poi le uova sbattute a parte. Frullare le banane in un mixer o schiacciarle con una forchetta e unirle al precedente composto.
Miscelare assieme farina, lievito, cacao e un pizzico di sale e versare gradatamente nell'impasto mescolando fino a renderlo omogeneo.
Mettere in forno a 180° per 30 minuti e.... Buon Appetito!

20 marzo 2012

The Walking Dead

Quando i film si fanno ad episodi.

E' stato definito il nuovo Lost, ed effetivamente molti sono i punti di contatto tra i due telefilm.
Non ci sarà un'isola deserta carica di misteri ma in The walking Dead assistiamo alle stesse dinamiche di salvezza, di lotta per la vita in una civiltà in cui la civiltà sembra mancare ristretta com'è ad un manipolo eterogeneo di sopravvissuti che dovranno imparare a convivere e a sopportarsi. Come in Lost, anche qui la lotta al potere poterà a scontri interni, il giudizioso Rick contro l'istintivo Shane contro il moralista Dale contro il tradizionalista Hershel.
E anche qui sono gli Altri, i diversi, a fare paura e a minacciare ma questi diversi sono degli zombie, dei morti viventi che con il loro morso e la loro fame attaccano e contagiano.

L'episodio pilota ci immerge fin da subito in un mondo irriconoscibile: Rick, sceriffo della contea, si risveglia dopo giorni di coma e ritrova la realtà che conosceva sconvolta, tutti sembrano morti, la città è deserta e cadaveri camminano per la strada cercando di aggredirlo. Solo grazie all'aiuto di Morgan e di suo figlio capisce l'amara realtà: un'epidemia inspiegabile si è protratta per il Paese e ora gli zombie sono così numerosi da rendere la vita impossibile. Rick non si arrende e si mette alla ricerca tra le macerie di Atlanta della sua famiglia formando, una volta trovatala sana e salva anche se sconvolta (la moglie -l'indimenticabile Sarah Wayne Callies di Prison Break- credendolo morto aveva iniziato una relazione con il suo migliore amico Shane) un gruppo compatto con il quale cercare la salvezza.
Dopo una prima serie fatta di fughe e di attacchi all'ultimo morso che rivelano l'incapacità di scienziati ed esercito di fermare l'epidemia, la seconda serie si ambienta in un oasi tranquilla nella fattoria di Hershel ma anche qui il pericolo è in agguato.

Con ascolti record in America la serie sa come attirare il suo pubblico con scariche di adrenalina pura che nemmeno lo splatter e il disgusto che i morti viventi possono provocare spaventa. I personaggi però si presentano con fin troppi chiaroscuri rendendoli enigmatici, certo, ma anche di difficile identificazione: chi è il vero cattivo tra chi non ha rimorsi e chi continua a dubitare sulle proprie scelte? Dove sta il potere, nella mente o nelle armi?
Conclusasi ieri la seconda stagione che lascia i sopravvissuti in una situazione di incertezza e di pericolo imminente, si dovrà aspettare la terza stagione, ora in produzione, per sapere cosa loro succederà.
Ad ampliare poi gli episodi è comparsa anche una web serie, Storia di uno zombie, composta da 6 episodi di 2-3 minuti ciascuno a raccontare la vicenda drammatica del primo zombie visto da Rick, la Bicycle Girl.


19 marzo 2012

Magnifica Presenza

Andiamo al Cinema.


Dimenticate il Ferzan Ozpetek triste e affranto che racconta storie altrettanto tristi sul mondo e le esperienze gay. Dimenticate in parte anche quel mondo gay, perché in Magnifica presenza l'unico accenno sta nel protagonista e nelle sue storie d'amore impossibili e immaginate al limite dello stalking prima e del paranormale poi.
Dimenticate anche le grandi riunioni a tavola per cene goliardiche, qui il cibo c'è e si fa mangiare con gli occhi, ma la riunione di amici riprende i toni allegri inscenando un gioco collettivo per completare un album di figurine.
Il nuovo film del regista turco abbandona (purtroppo o finalmente, dipende dai punti di vista) i toni tesi e drammatici della sua precedente filmografia (si pensi a Saturno Contro o a La finestra di fronte) per sterzare decisamente verso una commedia godibile e senza grosse pretese. Riprendendo quindi il filone iniziato con Mine Vaganti e la presentazione di una buffa e pittoresca famiglia, Ozpetek ci immerge in mondo a parte che ha il suo fulcro in una vecchia casa romana presa in affitto dall'aspirante attore siculo Pietro impegnato di notte a sfornare cornetti.
L'inizio del film ha echi di thriller e gialli soprannaturali con il protagonista ossessionato da strane presenze nella sua abitazione e un vicinato che sembra sapere la scomoda verità che ancora lui ignora. In quella casa stazione stabile un manipolo di attori, la Compagnia Apollonio, famosa negli anni '40 e scomparsa poi in circostanze mai chiarite e ora costretta ad aleggiare sotto forma di fantasmi tra quelle mura.
Sarà una delusione d'amore e la conseguente presa di posizione per diventare qualcuno, a portare un equilibrio instabile nella vita di Pietro e, complice anche l'infatuazione per l'affascinante fantasma Luca Veroli, a decidere di aiutare e farsi aiutare dalla Compagnia da una parte a risolvere l'enigma riguardante la loro dipartita, dall'altra a diventare un attore (anche se con esiti comici).

Magnifica presenza si avvale di un cast come sempre di alto livello, Ozpetek raggruppa sotto la sua direzione nomi come Vittoria Puccini, Margherita Buy senza tralasciare le sue origini inserendo l'attore turco Cem Yilmaz. Ma su tutti prevalgono Elio Germano che si conferma con la sua tenera interpretazione uno degli attori italiani più bravi del momento e Giuseppe Fiorello che dopo Terra Ferma si scrolla di dosso l'etichetta di attore da fiction. Anche la colonna sonora, come sempre azzeccatissima, rende riconoscibile il film già dai titoli di testa.
Certo, il tema sui fantasmi, alcuni personaggi che compaiono in veste di vere e proprie macchiette (vedi la cugina del protagonista Maria e il cameo di Platinette) fanno del film un confuso mondo a sé ma è un mondo del tutto godibile e spensierato in cui immergersi e perché no, per riflettere senza troppi drammi sull'Italia che fu e sull'Italia come ora è.

18 marzo 2012

Ogni Cosa è Illuminata

La Domenica Letteraria

Inizia con questa domenica di marzo la nuova rubrica di In Central Perk dedicata al mondo dei libri. Libri amati, vissuti, libri su cui piangere, su cui ridere e su cui riflettere. Libri da consigliare insomma.
Partiamo con Ogni cosa è illuminata!

Il libro del 2002 di Jonathan Safran Foer è stato salutato da molti come il riscatto delle letteratura americana di inizio secolo. Ancora dentro la cultura ebrea, abbandona però i temi classici sul rapporto con i genitori e il sesso tipici del compaesano Philip Roth, per raccontare l'avventura autobiografica dell'autore che dall'America si mette in viaggio verso l'Ucraina alla ricerca della donna, Augustine, che salvò suo nonno dai nazisti.
Partendo dalla sua bis bis bis bis bisnonna Brod, Jonathan si mette in gioco in prima persona lanciandosi verso la narrazione intrecciata dei suoi avi e delle loro disavventure nell'ormai dimenticato paese di Trachimbrod, di cui ricostruisce con voli di fantasia, una personale storia. Ma protagonisti di questo romanzo tanto affascinante quanto buffo è anche la famiglia Perchov, che con la sua agenzia Viaggi Tradizione accompagnerà il nostro (e loro) eroe nella ricerca. La compagnia, composta dal nonno finto cieco, dal nipote americanizzato dal cuore d'oro e dalla puzzolente cagnolina Sammy Davis Junior Junior instaureranno col tempo un rapporto di fiducia e di amicizia, contribuendo, in un modo del tutto metaletterario alla scrittura del romanzo. Lettere, diario, prosa, tutto porterà alla realizzazione di un vero capolavoro da cui nel 2005 è stato tratto l'omonimo film.


"Questo è amore sì o no? 
Quando noti l'assenza di qualcuno, 
e detesti quell'assenza più di ogni altra cosa. 
Ancora più di quanto ami la sua presenza."

17 marzo 2012

Away We Go (American Life)

E' già Ieri. -2009-

Sam Mendes non si smentisce.
Dopo American Beauty, Jarhead e Revolutionary Road anche con American Life (“traduzione” italiana del titolo originale Away we go) continua infatti la sua sottile critica alla società americana e alla sua perdita di valori.

La storia racconta di Verona e Burt, coppia di trentenni particolari, forse ancora ragazzi, che si ritrovano ad aspettare un figlio. Mancato l’aiuto dei nonni -che decidono di abbandonarli per vivere il loro sogno di vivere ad Anversa- i due partono per un viaggio attraverso l’America che si rivela un viaggio per conoscersi e per cercare il loro posto nel mondo.
Da Phoenix a Tucson, dal Wisconsin a Montreal e Miami, ogni tappa sembra però rivelare un Paese malato, incapace di ascoltare i propri figli, le loro pretese, di credi e teorie strampalati (magnifica l’interpretazione di Maggie Gyllenhaal). Pessimismo e mancanza di sentimenti veri sembrano ormai comuni, fino a quando non incontrano, in quella che dovrebbe essere l’ultima tappa del loro viaggio, una famiglia vera, dove sintonia e complicità finalmente regnano, una famiglia che paradossalmente non è una famiglia classica, ma si compone di culture diverse, di storie diverse, di adozioni.
Il viaggio diventa così un viaggio dentro loro stessi, i loro sentimenti, le loro paure e li rende consapevoli di ciò che davvero e solo serve per essere una famiglia: l’amore.

Le tappe che lo stesso Mendes ha affrontato per girare il film portano i segni della sua bravura, la critica è certamente meno mordace rispetto ad American Beauty, il finale sicuramente più rassicurante e positivo di Revolutionary Road
L’America è messa al vetriolo ma c’è ancora speranza.
Il viaggio attraverso le sue contraddizioni, il viaggio per imparare a scegliere e a conoscere, il viaggio per trovare il proprio posto nel mondo si conclude con il ritorno al proprio passato, alle proprie radici, perché solo grazie a queste possiamo crescere e costruire. 





15 marzo 2012

Silenzio in Sala

Non molte le uscite da segnalare questa settimana dove spicca fra tutti il cinema italiano con il ritorno di Ozpetek. Ecco comunque cosa ci aspetta:

Magnifica presenza
Il regista turco torna dietro la macchina da presa e come sempre raduna un cast di alto livello -Elio Germano, Margherita Buy, Vittoria Puccini, Beppe Fiorello- per raccontare l'avventura di un giovane siciliano che lascia il lavoro di panettiere per cercare di sfondare nel cinema. La casa romana in cui andrà a vivere sarà però infestata da fantasmi, dall'iniziale paura e diffidenza si creeranno però dei rapporti speciali.
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10 regole per fare innamorare
Ennesima commedia romantica e giovanile che vede al centro dell'azione la nuova star del web Guglielmo Scilla in arte Willwoosh che stila, con l'aiuto degli amici e del padre farfallone, un decalogo sull'amore. Abbinato al film, l'uscita del libro. Mah.
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Anvil!
Documentario di nicchia racconta la storia della metal band di Toronto, gli Anvil!, che negli anni d'oro del genere sono stati ad un passo dal successo ma che ora sono costretti da anni a suonare in piccoli pub per un pubblico di affezionati. La passione dei due fondatori del gruppo con gli anni non è però cambiata e questo, nonostante tutto, è quello che conta.
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14 marzo 2012

I Tenenbaum

Once Upon a Time. -2001-

Prendi Wes Andreson, regista sgangherato ma geniale, aggiungici un cast stellare che vanta vecchie glorie (Anjelica Huston, Bill Murray, Danny Glover e Gene Hackman) e nuove stelle (Gwyneth Paltrow, Ben Stiller e Luke e Owen Wilson) e costruiscici una famiglia al limite dell'assurdo e proprio per questo reale.
Negli anni '70 i coniugi Tenenbaun hanno 3 figli: Margot una talentuosa scrittrice, Chas un genio della finanza e Ritchie un campione del tennis. In più c'è Eli, l'amichetto che tanto vorrebbe vivere in famiglia. Ma passati gli anni la famiglia si è sfaldata, i genitori hanno divorziato e i figli sono nell'ordine una malinconica e depressa sposa di uno psicanalista, un traumatizzato vedovo che vede pericoli in ogni angolo e un fallito giocatore alla ricerca di una nuova passione.
I tre torneranno a vivere nella casa materna e il padre, con la scusa di essere in procinto di morire, cercherà di riconquistarli grazie all'aiuto del buffo maggiordomo indiano e di un'inventiva del tutto particolare che porterà a situazioni folli ma tenere.
Anderson conferma con questo lungometraggio tutto il suo stile, fatto di colori accesi e di narrazione che sia nel montaggio che nella fotografia risulta frizzante, giovane e veloce. Il successo de I Tenenbaum si mantiene nonostante il decennio ormai trascorso e le continue visioni a riprova che i bei film, anche se commedie inoffensive ma tutt'altro che banali, sono senza tempo.