#LaPromessa2026
Un film che ha la mia stessa età e che non avevo mai visto.
Parte di quel filone fantasy che ha perso di spinta ultimamente, arrivato troppo tardi o troppo presto rispetto agli altri titoli nella mia infanzia e un mezzo flop più per la critica che per gli incassi, con George Lucas, il produttore del film, che sembrava aver perso il suo tocco leggero per quando si raccontano di saghe fantastiche, anche se non in galassie lontane, lontane…
E pensare che il film ha iniziato a pensarlo sul set de Il ritorno dello Jedi, trovando in un giovane ewok il suo protagonista.
Nel 2022 è arrivata una serie TV a mettermi la pulce all'orecchio, con il ritorno del prode Warwick Davis nei panni di Willow (che quindi no, non è la bambina da salvare e no, non è a lui che ci si è ispirati per la più famosa Willow Rosenberg) che è diventata un caso emblematico della cattiveria della Disney e dei guai nell'affidarsi ai soli "supporti" streaming: perché la serie TV è stato un altro flop, non solo cancellata ma anche interamente rimossa dal catalogo di Disney+ per evitare di pagare le quote al casting in base alla performance delle visioni.
Un pasticciaccio, ma onestamente un pasticciaccio lo è anche Willow, il film del 1988.
Mi ci sono volute tre sere di fila per finirlo, in cui sono finita addormentata per noia causa quella classica struttura a livelli e ambientazioni e nemici da affrontare uno dopo l'altro che pur essendo tipica dei film fantasy, pur dando a Ron Howard la possibilità di sperimentare tanto con gli effetti speciali che con la scenografia, sfianca.
Al centro c'è Willow Ufgood, padre e agricoltore del popolo dei Nelwyn che vorrebbe essere qualcosa di più. Si ritrova suo malgrado a essere il protettore di Elora, bambina predestinata a far cadere la perfida regina Bavmorda che infatti le dà la caccia. C'è del biblico? Tra strage degli innocenti e Elora messa in salvo su un fiume dove viene ritrovata dalla famiglia di Willow, direi di sì.
L'originalità arriva man mano, grazie a quelle ambientazioni e ai personaggi buffi che le popolano, dai minuscoli folletti spalla comica della missione di Willow, all'incontro con Madmartigan, un Val Kilmer a petto nudo d'ordinanza per mostrare i muscoli che non disdegna di mostrarsi molto più comico e affabile rispetto ai soliti ruoli da duro.
Insieme loro malgrado, tra diffidenza e senso di protezione, per portare in salvo Elora, affrontano troll, un drago a due teste nato da un troll, ma soprattutto l'esercito di Bavmorda capitanato dall'emblematico Kael (che prende il nome dalla critica Pauline Kael, come se George Lucas mettesse già le mani avanti rispetto alla sua produzione), alle loro calcagna che li acciuffa spesso, per poi perderli in inseguimenti folli che hanno di certo accresciuto il budget del film. Che non sa bene che strada prendere se non andare avanti, passando di luogo in luogo, di battaglia in battaglia, rendendo spesso esagerati e lunghi vuoi gli inseguimenti, vuoi i combattimenti.
Dennis Muren si è di certo divertito a capo degli effetti speciali, perfezionando il morphing all'epoca ai suoi albori, mentre Ron Howard si è trovato a dover gestire una moltitudine di comparse e di maiali, i cui bollenti spiriti sono stati tenuti a bada a suon di secchiate d'acqua fredda.
Per assurdo, dopo tanti chilometri macinati, dopo tante battaglie e inseguimenti a cavallo o in carretti o in slittini fortuiti, la strada di Willow lo porta proprio a corte della regina Bavmorda, in un finale non così epico e piuttosto veloce che fa sentire ancor più pesante la visione del film. Anche se diviso in tre parti.
Invecchiato non benissimo, se non è stato un cult della mia infanzia non lo diventa nemmeno 38 anni dopo. Forse lo sarà per Bloom, un cane che unico in famiglia se l'è visto tutto per tre sere di fila, provando pietà per i colleghi dobermann camuffati e mascherati da cani della morte.



Visione faticosa, concordo, mentre della serie ho retto solo il primo episodio. Un disastro su tutta la linea.
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