2 dicembre 2015

Mr. Holmes - Il Mistero del Caso Irrisolto

Andiamo al Cinema

Siamo abituati a vederlo sprezzante, arguto e intelligente, con una parlantina veloce come la sua mente, scoprire una nuova giovinezza (anche se mai, in realtà, il suo mito è tramontato) in TV grazie alla BBC e a Benedict Cumberbatch.
Al cinema però, e prima in libreria, Sherlock Holmes è invecchiato, ha superato la soglia dei 90 anni, e se il suo caratteraccio non è cambiato, con risposte sottilmente taglienti a infiorare le sue conversazioni, la sua mente si è rallentata.
Inceppata, meglio, con lacune e vuoti di memoria a cui cerca una cura, che possa provenire dalle amate api e dalla loro pappa reale, o dal raro pepe del Sichuan giapponese.


Sherlock non vuole darsi per vinto, pur ritirato a vita solitaria e senza misteri da svelare, gliene resta ancora uno da risolvere: capire perché ha lasciato Londra, la sua casa che non era al 221B di Baker Street, come l’amico Watson ha fatto credere nei suoi racconti.
Scoprirlo, significa investigare nella propria mente, approfittando di un nuovo, giovane, amico e avido lettore da istruire.
Come la sua mente, anche il film rallenta i suoi ritmi, permettendosi uno sguardo malinconico verso il passato, con salti e divagazioni che non riguardano solo la malinconica moglie Ann Kelmot protagonista dell'ultimo caso risolto (o forse no) dall'investigatore privato, ma anche quel viaggio compiuto in Giappone che torna e ritorna come un monito.
In questi andirivieni, il posto speciale è occupato da un presente in cui Sherlock non demorde, invecchiato, affaticato, solitario e forse solo, ha come unici compagni la sua domestica e il figlio di lei, Roger, che vive nel mito di Sherlock, ammirandolo ma soprattutto aiutandolo nelle vesti di apprendista apicoltore.
E sarà proprio questo nuovo sguardo giovane a smussare gli spigoli di una personalità tanto difficile, con i due poli opposti della vita a trovarsi in un equilibrato centro.


Messe da parte azioni e colpi di scena, questo Mister Holmes ci porta all'interno di un ritmo nuovo, un ritmo anziano e malinconico, anche disordinato, assistendo alla battaglia quotidiana di un vecchio la cui memoria e le cui forze lo abbandonano, che si lascia andare a divagazioni, ma che riscopre una gentilezza che non sapeva di avere.
Per questo Ian McKellen ha il giusto phisique du role: all'apparenza severo, rigido, decisamente british, nasconde invece una dolcezza che sa esprimere particolarmente con occhi e voce, e che avvolge il giovanissimo ma decisamente promettente Milo Parker.
A completare il quadro che si staglia tra una Londra incantevole e le bellissime scogliere del sud dell'Inghilterra, una irriconoscibile Laura Linney, appesantita nel fisico e nell'accento.
Messi da parte Watson, dimenticati i grandi nemici e le grandi scoperte che lasciano lo spettatore a bocca aperta, questo Sherlock ci fa dono di un'umanità nuova, magari non perfetta, magari anche un po' noiosa e confusa a tratti, ma comunque da apprezzare.


4 commenti:

  1. Ce l'ho in rampa di lancio da un pò, ma ho una gran paura che si riveli molto, molto noioso.
    Dici che posso rischiare?

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    1. Per me più che noioso é lento, ritmo molto anziano proprio come Sherlock.. Il rischio più che di bottigliate é di delusione insomma.

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  2. secondo me è molto, molto noioso :D

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