20 giugno 2017

Orange is the New Black - Stagione 5

Mondo Serial

Doveva succedere prima o poi, anche il meccanismo più oliato, doveva iniziare a scricchiolare.
Dopo 4 stagioni sempre entusiasmanti, sempre appassionanti, anche OITNB cede il passo.
E lo cede non solo nella sua storia, ma anche nella sua sceneggiatura.
Che se da un lato a Litchfield imperversa una rivolta, un'occupazione della prigione da parte di prigioniere assetate di giustizia, di diritti, di libertà, dall'altra la narrazione à la Lost che ha caratterizzato la serie fin dal suo inizio, ora non ha più senso.
Non trova nemmeno posto in episodi in cui già si conoscono passati e colpe di chi sta dietro le sbarre, e si fanno riempitivi confusi all'interno di un racconto che ha ormai anche troppe protagoniste. Di poche, infatti, importa davvero.
Di molte, invece, ci si deve occupare, in una rivolta che non ha capi, non ha unione, in uno stallo che appesantisce la visione.



Avevamo lasciato una pistola carica pronta a sparare, una morte impunita da vendicare e guardie violente da sopportare.
L'intera stagione servirà per mettere a posto queste questioni, con Daya insopportabile e impossibile primadonna, con Poussey nominata ancora e ancora, che rivive nei ricordi, nei libri, e anche quando ci si arruffiana il pubblico con monologhi a lei dedicati, qualche lacrima scende, mentre quelle guardie tanto malvagie e impreparate, sono niente in confronto a prigioniere con il coltello letteralmente dalla parte del manico.
Prigioniere sempre più protagoniste, anche quando semplici comparse, prigioniere che irritano sempre più e che avrebbero bisogno di meno spazio, e mi riferisco a Suzanne, o al duo Angie e Leanne.


Le acque, presto si confondo, si perde il conto delle storyline parallele che devono essere per forza di cose e per tempi televisivi, messe da parte per qualche tempo per poi essere riprese, mentre si fatica ad andare davvero avanti e si cerca solo di andare in profondità, anche troppa profondità. Su rapporti di cui già si sono viste le dinamiche di coppia, su amicizie e amori.
Pochi i giorni presi in considerazione in 13 episodi, tante le ore riempite con poco.
Così, si scopre che poco si ha ancora da scavare, che le tematiche dei diritti fondamentali dietro le sbarre, del razzismo imperante e dell'omosessualità continuano ad avere un peso, ma manca il guizzo, manca la novità.
Forse per questo nella prossima stagione le carte si mescoleranno ancora una volta, si divideranno e forse perderanno figure centrali, chissà, per uno scossone necessario ora che il filone d'oro è andato ad esaurirsi, scricchiolo dopo scricchiolo.


6 commenti:

  1. Peccato, perchè la quarta è una bomba.
    Devo ancora vederla, questa quinta, ma mi hai abbassato l'hype non poco.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo si vede comunque, ma si sentono fin troppi scricchiolii, chiusi dentro la prigione ci sono troppe storie, pochi passati da scoprire, poche nuove idee. La sesta promette già di più.

      Elimina
  2. Non l'ho ancora iniziata, ma la tua recensione non fa sperare troppo bene.
    Considerando che mi stufo in fretta e che sono sempre alla ricerca dell'effetto novità, mi sa che potrebbe deludere pure me...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Conoscendoti, la patirai più di me, che alla fine l'ho seguita con piacere ma con meno interesse e partecipazione.
      Il finale mescola ancora le carte, non resta che sperare per la prossima stagione.

      Elimina
  3. Il post è ben scritto ma sinceramente non sono d'accordo con la maggior parte del contenuto. A me questa stagione è piaciuta tantissimo! L'ho trovata surreale ma brillante.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Surreale sì, ma brillante non del tutto, ovviamente per me.
      Si ripetono ancora gli stessi -importanti- temi, e sembra mancare struttura in una sceneggiatura in cui a forza vengono inseriti quei flashback una volta tanto essenziali.
      A Litchfield si sta sempre bene, ma i 5 anni passati iniziano a farsi sentire.

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...