27 giugno 2017

The Handmaid's Tale

Mondo Serial

Una società divisa in caste, i ricchi al potere e con ogni comfort, gli uomini a prendere ogni decisione mentre le donne se ne stanno a casa, divise in mogli servizievoli, in amanti atte solo a procreare, in servitù che diritti non ne ha. Abiti monocolore, senza identità, spettri che si aggirano in città rurali, dove a regnare è la legge religiosa, un culto che si interpreta a piacere.
E pensi di essere piombata nel passato, in una serie in costume dove quel passato lo si rimaneggia dove i costumi sono a tinta unita.
Guardi meglio, e invece no, quello che vedi è un futuro, un futuro nemmeno troppo lontano.
Quel futuro, però, è distopico, è un futuro dove la terra, le donne, gli uomini, sono sterili. Colpa dei cambiamenti climatici, della contraccezione imperante, di emancipazione e genetica. Colpa di un Dio punitivo, invece, per chi al potere è andato con la forza istituendo leggi che spaventano, leggi che danno l'angoscia e che rendono giusto, ritualizzato, pure lo stupro, da compiere su chi fertile lo è, da compiere in cerimonie stabilite nei giorni giusti del mese.
Lo guardi meglio, allora, questo futuro distopico, e scopri che tanto distopico non è.
Che sottomissioni, abusi, lavaggi del cervello, mutilazioni e oppressioni, sono all'ordine del giorno, oggi, nel nostro mondo.
E il tutto fa ancora più paura.



Fa ancora più paura che The Handmaid's Tale parta dall'oggi, dall'oggi felice e spensierato di Uber, di Tinder, di diritti civili e adozioni libere, arrivando a un futuro che sembra un passato e che è un presente, ma che sia stato scritto da Margaret Atwood nel lontano 1985.
La speranza, la riponiamo in Difred, l'ancella ribelle, che dietro sorrisi e sottomissione, ci parla e si sfoga, resiste e combatte, per un futuro migliore, per riabbracciare quella figlia che le è stata portata via.
Assieme al ritratto di questa donna spezzata ma che si alza giorno dopo giorno in piedi, ci sono altre donne, che si ribellano, che urlano e scappano, donne che il potere l'hanno perso, e si ritrovano in una società da loro designata che le esclude, donne che il potere ancora ce l'hanno, ma che gli si ritorce contro con scelte dall'alto crudeli e ingiuste, anche ai loro occhi che quotidianamente perpetrano l'ingiustizia.


Non voglio usare la parola femminismo, io che il femminismo lo sento distante, o lo sento come il più naturale dei pensieri, quello che non prevede distinzioni, favoreggiamenti di sorta, né dall'una né dall'altra parte del cielo.
Non parlo di femminismo, ma parlo da donna, parlo da chi in un futuro simile, si troverebbe in chissà quale lato della barricata, e che soffre, quindi, si indigna e piange, di fronte a un mondo simile, un mondo che già c'è, e soffre forse più di un uomo, concedetemelo.
Non sono solo i temi spinosi affrontati a fare di The Handsmaid's Tale la serie del momento e forse dell'anno, è ovviamente come li si racconta questi temi, come si fanno denuncia anche quando mostrano del positivo (un sistema di accoglienza per i rifugiati quello sì distante anni luce dal realizzarsi), con un procedere a ritroso che scopre poco a poco le carte, è per come si strutturano gli episodi, passando da un personaggio all'altro, è per la perfezione di una regia pulita e geometrica che in colori grigi si muove con maestria, togliendo il fiato, è per una colonna sonora sempre azzeccata.
È soprattutto per un'Elisabeth Moss straordinaria, per i suoi primi piani intensi, per quei suoi pensieri ribelli e incisivi che la consacrano nuova eroina dopo l'indimenticabile Peggy Olson, è per il resto delle donne da Samira Wiley a Yvonne Strahovski fino alla riscoperta di Alexis Bledel, tutte, oscurano gli anonimi maschi, oscurano senza problemi quel Joseph Fiennes poco sopportato.
I brividi, quindi, queste ancelle di rosso vestite, questo esercito che sfila silente ma resiliente, sono brividi di paura, sì, ma anche di bellezza.


16 commenti:

  1. Non credo sarà la mia serie dell'anno. Una serie con Joseph Fiennes non può esserlo... :)

    Scherzi a parte, e Joseph Fiennes a parte, è una visione davvero potente e inquietante e quindi benedetto sia il frutto.

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    1. Ma non il frutto di Joseph Fiennes, è più forte di me, rido anche quando non dovrei per quelle sue espressioni concentrate. Fortuna che la Moss e le altre lo offuscano senza pietà, loro sono altrettanto potente :)

      E grazie, io ancora non ho un grafico di fiducia ma riesco a cavarmela, vero? Tra dubbi e errori di impostazione...

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    2. Sì, tu riesci a fare degli header professionali.
      Io invece è meglio se mi affido a un grafico di fiducia. Almeno fino a che non mi chiede dei soldi... :D

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  2. Ah, molto bello il nuovo header!

    Io sto aspettando che il mio grafico di fiducia finisca di realizzare i miei nuovi...

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  3. Devo assolutamente vederla e magari leggere anche il romanzo (che possiedo da anni in una vecchia edizione e che non ho mai preso in considerazione).

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    1. Il romanzo non lo conoscevo, e avrei tanto voluto leggerlo prima della serie, magari più avanti, per non rovinarmi il finale e per godermelo a memoria offuscata.

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  4. Per ora ho l'hype più per il romanzo che per la serie. Che guarderò, ma con i miei tempi :) Per il resto, la Atwood ci vedeva lungo, certo, non stiamo vivendo in una società distopica, ma abbastanza oscena da aprire la porta a uno scenario del genere... :-/

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    1. Purtroppo sì, e la cosa più assurda e surreale è un futuro con un sistema di accoglienza per profughi da applauso. Distopia e utopia.

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  5. Parlando onestamente, tanto mi conoscete, pronuncio il termine femminismo facendo smorfie su smorfie. Non ci credo, diffidio dagli -ismi, ma credo nel rispetto in generale. E la serie, che hai raccontato benissimo, è il ritratto di un'umanità che si stringe e resiste. Che siano donne le sfortunatissime protagoniste, fisicamente più fragili, certo impressiona e dà spunti amari. Per ora, sì, serie dell'anno. La Moss una rivelazione, è pazzesca. Mio padre, che eppure non è un fine estimatore, l'altra sera parlava di quanto esprime dicendo poco e niente.

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    1. La Moss dovresti conoscerla meglio con Mad Men, fenomenale pure lì e personaggio con un'evoluzione da favola.
      Gli -ismi non fanno nemmeno per me, soprattutto il femminismo che mi sembra un pensiero così naturale da non aver bisogno di lotte e battaglie e fronti su cui schierarsi. Mah.

      Tuo padre ha ragione, vale più uno sguardo, un silenzio, un'inquadratura che esclude, rispetto al sangue e alla violenza manifesta. Non a caso, in questo futuro, si entra prima nella mente delle donne, poi nel corpo.

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  6. E' tra le serie da guardare solo perché amo le distopie. Però sinceramente, mi ispira pochissimo. Credo lo lascerò in fondo al lungo elenco di visioni :D

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    1. Fidati, riportarla più in alto nella tua lista, merita tantissimo per il racconto distopico da brivido, per le interpretazioni e per la regia. Non te ne pentirai ;)

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  7. Ne sto leggendo benissimo ovunque. Spero di recuperarla presto, e che mi colpisca in modo così potente come ha fatto con te.

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    1. Sarà difficile il contrario, ne sono convinta.

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  8. Splendido davvero. E bellissimo articolo, spero non ti dispiaccia se lo segnalo nel mio.

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