15 gennaio 2018

Il Lunedì Leggo - Piccoli Esperimenti di Felicità di Hendrik Groen

Se ieri ho parlato di piccoli esperimenti come buoni propositi per cambiare un po' me, un po' la rubrica della domenica, il merito è anche di Hendrik.
Chi è Hendrik?
Un signore olandese che inizia alla veneranda età di 83 anni e un quarto a tenere un diario.
Idea folle, un po' strana, diversa, soprattutto se si tiene conto che Hendrik vive in un ospizio dove le giornate passano tutte uguali, dove a cambiare sono solo i nomi dei morti che giorno dopo giorno si accumulano, liberando una stanza subito occupata.
Un po' deprimente.
Come non deprimersi nel descrivere i pasti in cui i gusti e la consistenza non sono certo stellati, dove i rumori e le lamentele degli ospiti la fanno da padrone?
Ah, le lamentele!
Le lamentele di questi vecchi che rimpiangono i vecchi tempi, che non capiscono l'oggi, che si chiudono sempre più in sé stessi e nelle loro opinioni, nelle loro abitudini.
Hendrik non ci sta, nel suo diario tutto annota, lasciando finalmente libero sfogo al suo sarcasmo, al suo coraggio, dicendo davvero quello che pensa, lontano dalla maschera di bontà e accondiscendenza che porta.



Così, da questo piccolo esperimento iniziato il 1° gennaio del 2013, la sua vita, nell'arco di un anno, cambia. Conosce nuovi amici, allarga la sua cerchia, e al "cattivo" (in realtà semplicemente indisposto a lasciarsi andare e a uniformarsi) Evert, si aggiunge una vera combriccola, il Club dei Vecchi ma Mica Morti, e insieme portano avanti un piccolo esperimento di felicità: ogni due settimane, a turno, organizzeranno una gita fuori dalle mura dell'ospizio, per un'esperienza nuova.
Ai nostri occhi, di giovani di mondo, nulla di speciale: una cena ad un ristorante, un corso di cucina, un film al cinema.
Ma per degli ultraottantenni, è il ritorno alla vita, a piaceri che ci si era preclusi, dimenticati.
Idea folle, però, secondo l'ospizio stesso e la sua direttrice, che queste scampagnate non vede di buon occhio. Idea assurda, per gli altri ospiti che in realtà li invidiano, e ovviamente se ne lamentano. Per non smentirsi.

Il diario di Hendrik si infittisce, modifica il suo sguardo, e mi ci ritrovo in quelle parole, in quell'occhio che cambia e si fa più attento per avere di che scrivere, la sera o al pomeriggio, in pagine che si accumulano. E se la realtà prende spesso il sopravvento, con commenti alla politica, al vivere quotidiano, alla situazione degli anziani e dell'ospizio stesso che con il tempo cambia e non migliora di certo, rendendo più accettabile una morte dolce, su cui si cercano informazioni, c'è spazio anche per un passato, drammatico, che fa qua e là capolino. Ma è il presente che interessa, su cui è meglio focalizzarsi, forse proprio per mettere in un angolo quelle tristezze, quella vita difficile da spiegare.
La vita, certo, non risparmia i suoi brutti colpi, l'età è quella che è, per Hendrick e per i suoi amici, e nulla deve essere dato per scontato, nemmeno la morte.
Così, poco a poco, anche se lo stile non è dei migliori, se le parole e le descrizioni si fan veloci e sommarie e la struttura a diario così schematica non aiuta ad appassionarsi totalmente, a Hendrick, a Evert, a Eefje, ci si affeziona, e li si saluta tra le lacrime.
E se la vita può cambiare ancora, attraverso la semplice scrittura, attraverso il mostrarsi e il raccontarsi, anche a 83 anni e un quarto, la strada intrapresa a 29 sembra ancor più quella giusta.
Grazie, Hendrik.

4 commenti:

  1. Sai che non mi aveva mai ispirato, nonostante si parli di vecchini?
    Male, male. Rimedierò. :)

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    1. Di tutti i vecchini di cui ho letto, Hendrik è il più complicato, colpa di quella struttura a diario, di giornate descritte brevemente, con cui ho faticato ad appassionarmi. Più l'anno passa, però, più i suoi commenti si fanno pungenti, la sua vita cambia, e così le lacrime sono inevitabili. Sei avvertito ;)

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  2. Come sai non sono un patito di vecchini & di storie sui vecchini.
    Con questo però sei riuscita se non altro a incuriosirmi...

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    1. Non sarebbe il vecchino più consigliabile, ma pensando al suo sguardo ironico, ai suoi non peli sulla lingua e al suo essere piuttosto arzillo e vendicativo, beh, forse sì.

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