16 gennaio 2018

The End of the F***ing World

Mondo Serial

A suo tempo l'appuntamento del martedì con le serie TV si chiamava "Quando i film si fanno ad episodi".
The End of the F***ing World (bip compresi), si potrebbe con semplicità definire un film indie a puntate.
Sì, i film indie che piacciono a me, e quindi sapete già come si proseguirà:



Lui, James, è un presunto psicopatico, che dall'infanzia uccide animali per diletto, grandi o piccoli che sia, tenendo sempre il conto. Il padre non lo capisce, lui non lo sopporta, i rapporti con gli altri li evita.
Lei, Alyssa, normale non è, arrabbiata, egoista ed egocentrica, non sopporta quello che la madre è diventata, non sopporta il nuovo patrigno, si chiede che fine abbia fatto il suo vero padre, che l'amava, e che ogni compleanno le manda un biglietto di auguri.
Sembrerebbero una coppia improbabile, ma visto che lei ha bisogno di attenzione e non sopporta nessuno, e lui gli altri nemmeno li vede, si mettono assieme. Si baciano in modo strano, fanno strane conversazioni perlopiù unilaterali, con lui che pianifica di passare ad animali più grandi -lei- e lei che decide tutto. Decide pure una fuga. Per motivi altrettanto strani.
Una fuga tra le campagne inglesi, fatta di tappe assurde, di incontri improbabili e folli, di piccoli e grandi crimini di cui è meglio non svelare di più, perchè quel che importa, sono loro.


Perché i film indie come piacciono a me, sono quelli che mettono l'accento e puntano tutto sui personaggi, sulla loro caratterizzazione, sul loro evolvere.
E che evoluzione hanno, tra le note di Hank Williams, James e Alyssa!
Belli a modo loro, unici, inseguiti dalla polizia che è più umana delle famiglie stesse, James e Alyssa stando insieme, guardandosi, cambiano.
Noi, li vediamo, li osserviamo, ascoltiamo i loro pensieri, anche i più proibiti, quelli che ne mostrano le fragilità che non ti aspetti, che non sembrano esserci dietro i silenzi e l'apparente coraggio, mentre l'innamoramento è in corso.
Così, una stagione fatta di solo 8 episodi, di soli 20 minuti l'uno -come da tradizione inglese- riesce a condensare e fare né più né meno, un film indie di 160 minuti.
Uno di quei film in cui tutto splende, la fotografia geometrica, i costumi bizzarri, i volti strani ma intensi di Alex Lawther e Jessica Barden, di cui sentiremo ancora parlare.
E soprattutto, menzione d'onore, alla colonna sonora, composta da canzonette d'altri tempi, che registrano ragazzi d'altri tempi, che il telefono non ce l'hanno e non lo vogliono, che sembrano usciti -com'è- da un fumetto. Quelle canzoni, che li rappresentano, che ballano, che cantano, che esprimono le loro emozioni, sono il fiore all'occhiello di una serie indie al 100%, bella al 100% che finisce forse troppo in fretta, come fosse un fulmine, una saetta, a deliziarci per un po'.


8 commenti:

  1. Meglio che finisca subito...il maggior problema dele seriale è intrinseco nel nome che porta...ma almeno gli inglesi/britannici non fanno di tutto per annacquare la minestra..;)

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    1. Degli inglesi mi fido, e se già sono riusciti a condensare in 8 episodi brevissimi tutto questo, non ho paura.

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    1. Perfetti per noi ;) L'innamoramento era assicurato.

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  3. Un film indie hipster con giovani d'oggi ma d'altri tempi a episodi, come piace a te.
    E come piace a me, of course.

    Loro due sembrano la versione Dexter dei protagonisti di Moonrise Kingdom. :)

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    1. Una fuga di sangue, decisamente. E un finale dignitoso, a differenza di Dexter :)

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  4. Potrebbe essere molto interessante, ma ho paura sia molto poco fordiano.
    Tu che dici, recupero?

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    1. È decisamente più cannibale che fordiano, ma secondo me potrebbe piacerti più del previsto. E poi, breve e veloce com'è, lo si beve in un sol sorso.

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