9 gennaio 2018

The Crown - Stagione 2

Mondo Serial

Era stata una personale delusione lo scorso anno.
Solo mia, o quasi, che ai reali inglesi fatico ad affezionarmi, che in una gara di bravura e di fedeltà storica, finivo troppo spesso per addormentarmi.
Lo riconoscevo, il mio limite, la mia poca propensione a questa lezione di storia, pur riconoscendone ogni grandezza (QUI).
Quest'anno, la sorpresa: gli occhi non si chiudono, si appassionano, il cuore batte più forte, la lezione è davvero di quelle succulente. Sarà che non sono servite introduzioni, sarà che gli anni raccontati (dal 1956 al 1964) sono apparentemente più anonimi rispetto a quelli iniziali di un regno e quindi tutti da scoprire, sarà che le vacanze hanno aiutato la maratona e nei bisticci domestici, in quella alterigia e comportamento passivo-aggressivo mi ci sono rivista tanto.
Sarà tutto questo, o sarà semplicemente che ho aperto gli occhi, e dalla bellezza e la perfezione di The Crown mi sono lasciata travolgere.



Siamo in anni in cui la guerra è lontana, certo, il primo ministro non cambia, ma siamo in anni in cui ad entrare in crisi è un matrimonio usurato. L'abitudine, il velo del tradimento, un lungo viaggio che assomiglia a una separazione e i tabloid di mezzo.
L'inizio -lo splendido Misadventure- basta.
Ma, cosa che avevo dimenticato, The Crown non è solo una lezione cronologica di storia, è una lezione di scrittura, con episodi scritti e strutturati per argomento, che non disdegnano flashback a raccontare due infanzie traumatiche e segnanti, o che fanno luce su un'amicizia impensabile, quella fra una regina e una first lady, o l'ennesimo, ma per questo non meno travolgente, amore complicato.
Se da una parte abbiamo infatti Claire Foy e Matt Smith che battibeccano, che nulla dicono, ma che a modo loro, con pochissime parole risolvono, dall'altra abbiamo la malinconica e bisbetica Vanessa Kirby/Margaret, che cerca un marito e la vendetta, cerca di sistemarsi e colmare vuoti di potere e di amore, appunto.
E fra i tre, immensi, non si sa chi preferire, chi amare di più.


Gli episodi da incorniciare sono quindi tanti, sono praticamente tutti, capaci come sono di insegnarci come si è vissuto, cosa la Storia ha nascosto, come si costruisce una serie televisiva soprattutto.
E sapere che si è arrivati alla fine di un ciclo, con gli anni che avanzano inesorabili e gli interpreti chiamati a smettere i panni di regine e principi, avvolge il tutto in un alone di malinconia maggiore. I nuovi nomi attesi al varco, sono avvisati, la sostituzione non sarà di quelle semplici.
Io, nel mentre, non posso che chiedere scusa, inginocchiarmi di fronte a una stagione, una serie TV, capace di tanto, e che ha saputo sostituire in fretta gli sbadigli con gli applausi più sinceri.


2 commenti:

  1. Per me la sorpresa c'era stata con la prima stagione, che mi era piaciuta nonostante non fosse per niente il mio genere.
    Con questa seconda la conferma e in effetti è stata ancora superiore. La sceneggiature e le interpretazioni sono strepitosi, al punto da farmi dimenticare che io e i reali inglesi non abbiamo mai avuto tutto 'sto gran rapporto. Fino ad ora.

    Sono un po' preoccupato del fatto che nella prossima stagione gli attori cambieranno e al posto di Vanessa Kirby ci sarà Helena Bonham Carter?!?
    Ok, brava eh, però in quanto a fascino c'è una "leggera" differenza tra le due... :)

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    Risposte
    1. Io e i reali inglesi andiamo d'accordo, ma ho sempre le mie titubanze, e i sonnellini della prima stagione ancora li ricordo anche se sembrano lontanissimi dalla tensione e la bellezza che ho trovato qui.

      Il nuovo casting mi lascia perplessa, pure la Colman per quanto brava fatico ad immaginarla silenziosa e passivo-aggressiva, vulcanica com'è di solito. E dopo la scelta di Margaret temo quella di Filippo.

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