16 marzo 2018

Annientamento

Andiamo al Cinema su Netflix

Uno scintillio che si propaga da un faro che guarda l'oceano, e si allarga, mese dopo mese, inglobando parchi, case, città.
Una donna, una biologa, che continua ad aspettare il marito, che non riesce a superare quello che potrebbe essere un lutto, e che è un silenzio.
Quella stessa donna che, assieme ad altre donne, vuole saperne di più su quello scintillio, vuole capire cos'è, cosa fa, cosa ne è delle tante squadre militari e di esperti che da lì non sono più usciti.
Ha le basi di un dramma, Annientamento, ma prosegue come un horror, come un film militare, pure, confondendo le acque, cambiando in continuazione il suo DNA proprio come se fosse sotto quello scintillio.
E un suo scintillio, ce l'ha.


Di quelli che brillano e fanno brillare anche i nostri occhi, con una messa in scena carica di effetti speciali, una costruzione di un mondo diverso, contaminato e in continuo cambiamento, che è una gioia per gli occhi e per gli artisti grafici.
Alberi d'acqua, fiori umani, animali ibridi.
Tutto, in Annientamento, si fa contaminato, pure la sceneggiatura, fatta di poche parole, con una protagonista che parla poco ma quando lo fa colpisce, rivelando il necessario di sé e delle compagne per farcela sentire vicina.
È una ricerca, la sua, un avanzare vero una fine che dovrebbe spiegare l'inizio, è un confronto con le altre, affascinate, spaventate, semplicemente succubi di quel nuovo mondo in cui si ritrovano.


Poi, le venature horror prendono il sopravvento, tra l'ansia della dimenticanza e del passato recente, aggressioni animalesche e soprattutto ombre che sanno -pur semplicemente imitando- come far paura.
Ora, non lo so perchè il produttore David Ellison lo ha definito troppo intellettuale per il pubblico, non so se qualcosa di complicato mi è sfuggito, se non ho capito le risposte o semplicemente mi è bastato farmi domande. So però che un grande schermo sarebbe stato necessario per apprezzare appieno il lavoro di Alex Garland e il mondo stupefacente che ha creato.
So che Natalie Portman è ormai la mia definizione di donna forte e fragile in ruoli forti e fragili, e parole simili potrei trovare per le comprimarie Jennifer Jason Leigh e Tessa Thompson e il sempre fido Oscar Isaac.
So, soprattutto, che in un crescendo in cui la confusione aumenta, in un finale che si fa strano, simbolico forse, Garland riesce a fare quel che Aronofsky non ha saputo fare con Mother: lasciarci incantati, straniti, dubbiosi, pure spaventati, e pure un po' involontariamente divertiti, lasciarci a pensare, a temere, a godere ancora un po' di questa bellezza confusa e contaminata.


Regia Alex Garland
Sceneggiatura Alex Garland
Musiche Geoff Barrow, Ben Salisbury
Cast Natalie Portman, Jennifer Jason Leigh, 
Oscar Isaac, Tessa Thompson
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Voto: ☕☕½/5

10 commenti:

  1. Lo vedrò nel weekend, ma confesso che lo temo un po'...

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    1. Timore ben riposto, ma parlo della parte "horror" ;) Visto in una serata solitaria, mi ha messo una fifa ad andare a letto che non ti dico!

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  2. Film horror militare...non è proprio il mio genere preferito. Ma è un survival in sostanza? Allora in quel caso, con echi di Predator..potrebbe farsi valere :D

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    1. Uhm... survival fin là, è più una ricerca continua, una spedizione che va avanti con intoppi macabri e terrificanti. Difficile etichettarlo, ma vale la pena vederlo, fidati ;)

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  3. Come sai, sono stata catturata dalla magia puramente cinematografica dell'opera e apprezzo Garland per essere andato "per la sua strada" ma a livello emotivo non mi ha comunicato nulla, a differenza di Ex Machina.

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    1. Ehm... possiamo proprio invertire i giudizi, Ex Machina per quanto raffinatissimo mi aveva annoiato e non era riuscito a convincermi.
      Vedremo al prossimo giro cosa ci combinerà Garland, di certo a creare nuovi mondi ci sa fare.

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  4. Bello. Garland si conferma autore interessante e sensibile, dopo l'ottimo esordio di Ex-machina. Fantascienza adulta e riflessiva, "vecchio stile", che ti fa ragionare sul presente e sulla malattia. Perchè "Annientamento" è in findei conti proprio un film sulla malattia e il coraggio di affrontarla... peccato non poterlo vedere al cinema!

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    1. Il bello per me è che l'interpretazione è libera e a scelta dello spettatore, ci si può vedere la malattia, il lutto, il mondo che cambia, volendo ogni cosa. E non avere una risposta certa, fa parte dei tanti pregi di questo film.

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  5. Qualche punto in contatto con Madre! ce l'ha.
    Più riuscito? Meno riuscito?
    In maniera simile ha diviso il mondo, almeno tra chi l'ha visto.
    Cosa mica da tutti i giorni...

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    1. Quando un film è complicato e a suo modo assurdo, non può che dividere. Per fortuna Garland non ha l'ego di Aronofsky, però ;)

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