3 aprile 2018

Philip K. Dick's Electric Dreams

Mondo Serial

Episodi  a sé stanti, ambientati volta per volta in un futuro diverso, e distopico.
No, non è Black Mirror, anche se il tentativo di Amazon acquistando da Channel4 Electric Dreams di avere la propria Black Mirror può farlo sembrare.
A dare più consistenza e originalità al progetto, il fatto che a firmare i soggetti di ogni episodio, e quindi di ogni storia, sia Philip K. Dick, scrittore prolificissimo già trasportato su grande e piccolo schermo innumerevoli volte (tra Blade Runner, Minority Report, The Man in the High Castle), mettici poi che il cast assortito è di quelli notevoli con nomi altisonanti coinvolti, e l'interesse si fa più alto.
Ma, purtroppo, questi sogni elettrici non assomigliano nemmeno un po' allo specchio più nero delle distopie.


A funzionare pochi episodi, il primo (almeno nella versione Amazon), Real Life, dove abbiamo una realtà aumentata che serve per andare in vacanza, per staccare la spina dalle ansie quotidiane. Funziona se sei un poliziotto, un po' meno se sei un poliziotto altamente emotivo, che finisce per non distinguere più quale fra le due realtà sia quella vera. Sei Anna Paquin che vive nel lusso con una moglie bellissima ma un trauma da superare andando "in vacanza", o sei Terrence Howard vedovo che quella moglie bellissima sogna di rivederla in quella "vacanza"?
Funziona pure Autofac, con l'eroina Juno Temple impegnata contro un servizio di produzione meccanizzato, che però già risente di una lunghezza eccessiva che appesantisce lo script, o almeno la scorrevolezza del tutto.
Già con Human Is qualche scricchiolo eccessivo si sente, i richiami alla Star Trek, in un mondo immaginario e in un'umanità alla deriva, si sprecano, e si spreca il già sentito e il già visto in una trama dove è l'umanità stessa ad essere messa in questione, e l'amore. Serve poco Bryan Cranston a sollevare le sorti, e non si capisce perchè -da produttore- abbia voluto ritagliarsi proprio questo ruolo.
Situazione simile si respira anche in Crazy Diamond, e qui c'è uno Steve Buscemi piuttosto sprecato, che cerca di portare avanti da solo la baracca.


C'è un tratto che caratterizza molti episodi della seria, ovvero un finale che rovina quanto costruito finora: dallo spiegone davvero inutile di Safe and Sound, che affossa un racconto che aveva del potenziale, viste le risonanze politiche sul diverso e sull'omologazione ai tempi dell'adolescenza, quello confuso e aperto di Impossible Planet, come se non si sapesse come concludere davvero quel viaggio improbabile verso una Terra che non c'è più, e allo stesso modo quello sospeso di The Hood Maker, capace di coinvolgere e appassionare (e non lo dico solo per la presenza del bel Richard Madden) con intoccabili alla stregua delle caste indiane dai poteri telepatici per poi lasciarci lì, sul più bello.
C'è una sensazione di pesantezza eccessiva, quindi, in questi sogni elettrici, una lungaggine di troppo per far addentrare in questi mondi e una certa fretta nel volerne uscirci. Ci mette un po' ad ingranare The Commuter, con Timothy Spall pendolare in un paese dei sogni, ma poi ci si sveglia in fretta, stessa cosa con un altro operaio demoralizzato in Kill All Others, dove la politica la fa però da padrone, ma a mancare è il graffio.
Sembra infatti ci sia una paura ad osare, ad andare oltre, a spingere l'acceleratore un po' di più, si preferisce invece farci godere del paesaggio, dei nomi coinvolti, dei prodigi di scenografie ed effetti speciali, come se questi potessero bastare.
Ma non è così.
The Father Thing, ambientato ai nostri giorni, ne è quasi la prova: un padre che cambia, che nasconde un segreto, un figlio che solo se ne accorge e che si accorge che tutto il mondo cambia. Pure qui l'inizio prende una piega lenta, lentissima, per poi sferzare bruscamente e trasformare l'episodio in una costola -l'ennesima, ormai- di Stranger Things. Non funziona a dovere, la sceneggiatura qua e là non regge, ma è uno dei pochi tentativi di andare oltre, appunto, di offrire un po' di azione in più.
Ce n'è di strada per migliorare, allora, e di materiale di K. Dick da cui attingere ce n'è ancora parecchio. Sperando possa avere un trattamento migliore.


Voto: ☕☕/5

4 commenti:

  1. Serie su cui sono molto in dubbio.
    Non è particolarmente il mio genere, non amo questi episodi scollegati se non in Black Mirror, ma il cast e il potenziale ispirano, nonostante tutto.

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    1. Il cast e il potenziale ispiravano anche me, ma come vedi sono pochi gli episodi che salvo. Potresti vederli in tempi buchi, come film più brevi del solito, qualche soggetto merita ;)

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  2. Nonostante mi incuriosisse, non l'ho mai iniziata.
    Evidentemente non mi incuriosiva abbastanza. Ed evidentemente non ho fatto troppo male.
    Dopo la delusione dell'ultima stagione di Black Mirror, mi sa che mi risparmio un'altra delusione.

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    1. Come sopra, qualche episodio si salva, o si rovina solo nel finale. Come riempitivo può starci, abbassando però ogni aspettativa.

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