13 luglio 2018

Enter the Void

#LaPromessa2018

È forse il film che da più tempo se ne sta nella memoria esterna del computer in attesa di essere visto.
Il ritardo è dovuto sì a quella durata fiume (161 minuti) che limita le possibilità, ma soprattutto a un alone di cult e a una certa psichedelia dichiarata ed evidente che aspettavano il momento giusto, la serata giusta, il mood adeguato.
È andata a finire che per questioni di tempo Enter the Void l'ho affrontato da sola, di pomeriggio, oscurando il salotto e cercando di entrare nella giusta prospettiva -mai parola fu più adeguata.
Messo da parte un primo impasse che mi ha visto crollare addormentata dopo appena 8 minuti dall'inizio (da mettere in conto serate a far tardi, lavoro e caldo opprimenti, il pranzo a pesare sugli occhi), ho ripreso conoscenza e ho ripreso la visione, lì, dove Oscar ormai non c'era più, ma in realtà c'era ancora.



E mi sono librata con lui sopra Tokyo, sopra la vita dei suoi amici e della sorella a fare i conti con la sua morte, con lui stesso, spirito, anima, a dover chiudere un capitolo, a passare oltre, ricordando, sognando, collegando passato e presente e futuro, cercando una logica, una via d'uscita.
La trama, di per sé, è riassumibile in queste poche righe, anzi, in quelle frasi che Alex si concede nel sintetizzare e spiegare Il libro dei morti tibetano, che è così leitmotiv e spiegazione di un film che va però al di là di quel che racconta -la vita, la morte e il post mortem di Oscar- ma che è costituito soprattutto dalla regia, dai tecnicismi che gli son dietro.
Non so infatti se ho passato più tempo a chiedermi"cosa sta succedendo? cosa sto guardando?" o come ha fatto Gaspar Noé a filmare tutto questo, a concepire tutto questo.
Un'idea che da sempre lo stuzzicava, i finanziamenti che solo dopo 20 anni lo han trovato pronto, e una storia semplice ma complicata da voler raccontare in soggettiva, o al massimo con il protagonista di spalle, una prospettiva che da sempre amo.


Si fatica, lo ammetto, ad entrare in questo nuovo punto di vista, a sorvolare cieli e stanze, a fare da occhio vigile ma lisergico, con le palpebre che si chiudono, con la droga che fa effetto e che rende tutto ancora più folle, più assurdo, più unico.
Enter the Void è un vero e proprio trip, un film esperienza che fa vivere in prima persona l'uso di droghe e di speranza. Ma è un film che ha un cuore e che lo fa battere a più riprese per inquadrature, idee e montaggio miracolosi.
Sì, tocca ripetersi e ribadirlo, perché Noé si divertirà pure a provocare e sbeffeggiare, ad osare, ma se già nel pornografico Love sapeva raccontare l'amore in tutte le sue dolorose sfumature in modo sublime, qui fa altrettanto, mettendo al centro però l'amore fraterno, l'amore di una famiglia fatta a pezzi. Così, anche sopra lo sporco, i colori, il sesso di una città che non sembra dormire mai, c'è spazio per una luce pura che acceca, per due anime sole che finalmente si trovano, per un vuoto che viene riempito.

Voto: ☕☕☕☕/5


7 commenti:

  1. L'ho sempre voluto vedere, ma sempre temuto.
    Arriverà il moento per questi 160 (sigh!) minuti. Il nuovo, Climax, dura miracolosamente solo un'ora e trenta. Possibile?!

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    1. Con le vacanze alle porte trovare questi 160 minuti potrebbe essere più facile, dopo anni di rimandi posso dirti che ne vale davvero la pena. Che viaggio!

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  2. 160 minuti? non ne avevo idea, ora mi toccherà troverà il tempo giusto per vederlo, perché devo assolutamente ;)

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    1. Devi, anche se devi anche trovare 160 minuti nel giusto mood per un trip simile, come vedi per me ci sono voluti anni ;)

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  3. Non so come, non so perché, ma sono riuscito a entrare subito in sintonia con questo film e non ho accusato particolarmente la visione.
    Non credo avrei il coraggio di affrontarlo di nuovo, però è stata un'esperienza indimenticabile. Meglio ancora: un trip indimenticabile.

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    1. Affrontarlo di nuovo lo escludo, anche se l'esperienza è stata tosta e davvero intrippante, mi limito a consigliarla a chi vuole sballarsi senza droghe, con me ha funzionato tantissimo.

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  4. Anche questo un film geniale, travolgente e magico, un altro dei grandi cult degli ultimi dieci anni.
    Intro pazzesca, evoluzione ipnotica.

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