26 giugno 2026

How to Make a Killing - Ricchi da Morire

Andiamo al Cinema

Come realizzare un omicidio perfetto?
Facile, non farsi beccare.
Non così facile se gli omicidi che si inizia ad architettare e a portare a segno riguardano la famiglia. Una famiglia che mai conosciuta, va bene, una famiglia che ha rinnegato una madre, colpevole di essere rimasta incinta troppo presto e con la persona sbagliata, cacciata di casa e non aiutata da nessuno, nemmeno quando il futuro padre di suo figlio muore tragicamente in sala parto.
Non così facile se gli omicidi in questione avvengono uno dopo l'altro, in circostanze vagamente sospette, ben camuffate tra tragiche fatalità e piccole spinte del destino, non così facile soprattutto perché in ballo c'è un'eredità di quelle importanti. 


Quella che nemmeno l'estromissione dalla famiglia poteva privare Mary e ora suo figlio, Becket Redfellow non aiutato da quella famiglia nemmeno quando rimasto orfano e solo, chiamato a cavarsela nel mondo. Ora, cresciuto e ancora rinnegato, medita vendetta, medita soprattutto di averla tutta per sé quell'eredità, per avere finalmente accesso alla vita che si merita nonostante, in fondo, quello che gli basta per vivere con dignità già ce lo avrebbe e le cose migliorano dopo il primo omicidio, quello che gli permette di conoscere uno zio di buon cuore -ma non abbastanza dal salvarlo da un infarto- che gli offre un lavoro e anche la possibilità di conoscere la ragazza giusta per lui.
Non così facile, infine, se il piano lo si era rivelato a un amore di gioventù che certe mosse, certe morti, le riesce a collegare meglio dell'FBI, diventando la pedina impazzita di cui non è facile prevedere le mosse e i ricatti.


Come realizzare un omicidio perfetto, o meglio, una scia di omicidi perfetti?
Ce lo spiega Glen Powell con quel suo fare sardonico, con quella sicurezza di sé e quella faccia tosta che lo porta ancora una volta a camuffarsi in continuazione riuscendo a intrufolarsi vuoi in feste private, vuoi in grandi lanci, vuoi in atelier. Di carisma il ragazzo ne ha da vendere e sostiene da solo l'intero film, facendosi voce narrante che arricchisce di commenti e battute la lunga scia di omicidi che Becket si ritrova a compiere. 
Il problema del film sta forse già qui, in una scia bella lunga e in un equilibrio che manca soprattutto quando il punto non è più avere la vita che si merita, ma uccidere quei ricchi così ricchi da non occuparsi dei propri parenti. Si aspetta così un po' stancamente il duello finale, quello con un'ombra fatta a forma di Ed Harris, chiedendosi com'è che Becket, ma anche la giovane Ruth, vengono così ben tratteggiati mentre il personaggio di Margaret Qualley, risulta bidimensionale dentro i suoi completi Chanel e un parrucco non all'altezza di un personaggio che si atteggia a femme fatale. 


Mancano moventi pratici, manca un filo di coesione, per quello che più che essere un thriller e un "catch me if you can" e finisce per essere una commedia nera che la tira per le lunghe.
Viene da dire molto meglio del film che poteva uscirne con Mel Gibson alla regia e Shia LaBeouf protagonista, visto che la sceneggiatura gira per Hollywood dal 2014 ispirandosi alla commedia inglese Sangue blu del 1949.
John Patton Ford si diverte a trasformare persone comuni in criminali, e dopo Emily gira con stile e con fare sicuro, con un montaggio a rendere gli omicidi meno cruenti e più divertenti, come nelle migliore commedie nere.
Il buon Glen è trasformista e gigione quanto basta per indorarci ogni pillola, anche un finale sopra le righe che rovina i sogni di una madre e i piani di un figlio., mancando il bersaglio ma riuscendo a suo modo a fare centro.

Voto: ☕☕½/5

2 commenti:

  1. L'ho trovato una roba piattissima, peccato perché il cast era giusto e il soggetto anche, ma avrò sorriso due volte, forse. Cheers

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  2. Concordo in pieno, anche se a me è sembrata più interessante la Qualley in poche apparizioni, che Powell col solito sorrisetto

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