4 settembre 2017

Venezia 74 - EX LIBRIS-The New York Public Library

Due premesse necessarie:
1- Questo è il primo documentario di Frederick Wiseman che vedo. Che ci posso fare, il genere, pur appartenendomi, non è dei più facile da reperire né da godere, ha bisogno della sua predisposizione, del suo tempo.
2- Il documentario in questione dura 197 minuti. Sì, esatto, 197 minuti.
Con questa partenza, non potevo che avere paura di affrontare un simile film, ma ci sono state almeno due condizioni favorevoli ad aiutarmi:
1- Il tema del documentario, che mostra, osserva e racconta la brulicante vita della biblioteca -o meglio delle biblioteche- pubblica di New York.
2- Una predisposizione data da una certa malinconia, dal bisogno di bellezza e di ottimismo per superarla.

Venezia 74 - Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Ho pianto più che in Leisure Seekers, e per una sola scena, va bene, facciamo tre, facciamo per un personaggio.
Ho riso più che in Suburbicon, di quelle risate grasse e sincere che sottolineano la bellezza di una sceneggiatura calibrata al secondo.
Mi sono entusiasmata più che in The shape of water, e sì che mi facevo più amante delle fiabe agrodolci che non delle storie di vendetta della polverosa provincia americana.
E invece, Three Billboards, Martin McDonagh è riuscito in tutto questo.
Con una storia di vendetta poi, con un'indagine che non parte e un colpevole che non viene trovato.
Merito dei personaggi, prima che della storia, merito però anche della costruzione di questa storia, che non lascia indietro nessuno, che fa crescere, maturare, che mostra e rivela.

3 settembre 2017

Venezia 74 - Victoria e Abdul

Cosa ci si aspetta da un film di Stephen Frears?
Risate in leggerezza con una sceneggiatura piena di ironia, sentimenti che fanno capolino all'improvviso e fanno commuovere, una protagonista dispotica che poco a poco apre il suo cuore, una spalla che le sta a fianco, bonaria e piena di vita.
Vittoria e Abdul risponde a tutti i requisiti per essere il più classico dei film di Frears, con la dispoticca protagonista che è nientemeno che Judi Dench -ancora una volta- nei panni di una regina Victoria stanca della vita di corte, imprigionata in un ruolo di facciata e con una corte al seguito che non la sopporta.

Venezia 74 - The Leisure Seeker (Ella & John)

Di nuovo in strada, con Paolo Virzì.
Questa volta, però, le strade sono quelle dell'America, i protagonisti, un'anziana coppia in un viaggio che è una fuga, che è un ricordo.
Sì, siamo ancora dalle parti del cinema geriatrico, con vecchini che tanto fanno tenerezza e che fanno divertire, regalando le loro perle di saggezza, le loro battute ironiche, le loro fragilità.
Sempre la stessa storia, viene da pensare, no?

Venezia 74 - La Casa sul Mare

Ripongo sempre grandi speranze nei film francesi. Credo di riporle giustamente poi quando parlano di ritrovi di famiglia, di un passato da ricordare, di un futuro incerto da costruire insieme, mentre aleggia quella malinconia tipica del lutto, del mare, dei ricordi.
Ne La Villa tutto questo c'è: ci sono tre fratelli chiamati al capezzale di un padre reso silente da un ictus, ci sono vecchie ferite da rimarginare, un passato felice ad unirli, in quella villa in riva al mare dove sono stati felici. Ora quella villa, come loro, è sola e isolata, in un'insenatura marsigliese dimenticata da turisti e bagnanti, in piena crisi immobiliare.
Lì sono però rimasti i vicini di un tempo, gli amici di sempre, e ritrovarsi, significa tornare a conoscersi.
C'è dell'altro però, c'è l'attualità che bussa, con migranti che sbarcano e scappano per quelle montagne, cercando rifugio.

Venezia 74 - No Date, No Signature

Ormai certi tipi di film non mi spaventano più, e proprio per questo sanno sorprendermi.
Film iraniano, ma non di guerra, film cupo e apparentemente pesante, No date, No signature, ha in sé una profondità e un'intelligenza di scrittura non da poco.
L'inizio è uno scontro, un incidente stradale tra uno scrupoloso medico legale, e un motorino sul quale viaggia un'intera famiglia. Si fermano, constatano i danni, Narim si assicura che nessuno si sia fatto male, li prega di andare al pronto soccorso per gli accertamenti, e si salutano.
Il giorno dopo, però,  arriva il corpo di uno dei figli sul suo tavolo per un'autopsia. Causa della morte, sconosciuta.

2 settembre 2017

Venezia 74 - Suburbicon

Esclusiva tutta veneziana: George Clooney dirige un episodio speciale della serie Fargo.
Come, non è così?
Non è una nuova stagione in formato film quella che si è vista?
Ah.
Che succede allora alle penne dei fratelli Coen che si ripetono, che prendono gli stessi identici temi del film, e della serie poi, per consegnarle in mano a un loro attore feticcio?

Venezia 74 - La Mélodie

Si diceva ieri a proposito di West of Sunshine che di film con protagonisti disperati ne abbiamo quasi abbastanza.
Oggi, dico, che se ne ha abbastanza dei film ambientati nelle scuole, con professori che diventano nuovi Robin Williams, con classi disagiate che si riscattano.
La storia è sempre quella, questa volta declinata nella periferia di Parigi e con il violino a portare quel riscatto, ma la sostanza, e soprattutto la struttura, non cambiano.

Venezia 74 - Foxtrot

Fermi là.
Vi richiamo ancora all'ordine perchè lo so che siete come me, che vedete un regista israeliano (Samuel Maoz) e tentate la fuga, leggete lingua farsi e vorreste uscire dalla sala, ma no, anche questa volta, fidatevi, tentate, e non ve ne pentirete.
Perché?
Perché Foxtrot è una storia che non ha bisogno di una geografia, perchè Foxtrot ha dalla sua una signora storia, perchè questa storia ha una sceneggiatura sopraffina, fatta di incastri, di drammi, di risate e genialità. Perché Foxtrot ha una regia da applausi, che -lo dico? lo dico- mi ha ricordato Tarantino e i suoi movimenti di macchina, le sue peripezie, i suoi angoli strani, le sue sperimentazioni.
E lo so che Tarantino lo si tira sempre in ballo, figurarsi in una storia dove l'assurdo, la tragedia unita alla commedia si mescolano.
Ma a lui ho pensato, o se non a lui, a quel Big Bad Wolves ugualmente israeliano che aveva eletto film dell'anno nel 2013.

1 settembre 2017

Venezia 74 - West of Sunshine

Quanto ci piacciono i protagonisti disperati.
Loro, con il mondo contro, contro il mondo, a cui non ne va bene una, che se le cercano, sbagliano e cadono. Quanto piacciono al cinema, sopratutto.
Piacciono così tanto che quasi si è stanchi di ritrovarli su grande schermo, seguire i loro tentativi di farcela, di pagare debiti in realtà accumulandone, di procacciarsi il denaro necessario, invischiandosi in giri ancora più loschi, con quei figli scarrozzati di qua e di là, mentre il loro rapporto si logora e si fortifica.
Siamo quasi stanchi, sì.
Quasi.