25 settembre 2026

Rosebush Pruning

Andiamo al Cinema

Immaginatemi a Berlino, con il freddo di febbraio, con le mani ghiacciate, a fare refresh continuo sulla pagina dei biglietti della Berlinale.
L'occasione era la prima, con cast, di Rosebush Pruning, forse il film più importante dell'edizione 2026, o almeno quello che aveva un cast di star al suo interno da poter posizionare nel sabato sera di apertura.
Per due-tre volte i biglietti li ho visti disponibili ma mi sono sfuggiti di mano, mentre mi si ghiacciava e cercavo riparo vicino al Berlinale Palast, dove intanto sfilavano Jamie Bell, Lukas Gage, Tracy Letts, Pamela Anderson, e soprattutto Callum Turner con la futura moglie Dua Lipa, che del freddo, della neve, del gelo, non sembrava avere paura.
Il refresh continuo a differenza di Venezia non ha funzionato, i biglietti non sono riuscita a trovarli, ho ripiegato su una cena calda e una buona birra fredda, e al Palast sono entrata per Nightborn, sempre con il cast (Rupert Grint, Seidi Haarla e la regista Hanna Bergholm) alle 22.00, l'orario perfetto per un body horror.
Un po' a sorpresa, un po' in sordina, Rosebush Pruning è uscito nei cinema italiani quest'estate nonostante a Berlino non avesse fatto furore, con i critici a massacrarlo.
Il fatto che lo sceneggiatore Efthimis Filippou (collaboratore di Lanthimos, e si sente) si sia ispirato a I pugni in tasca di Bellocchio mi fa alzare il sopracciglio, ma Karim Aïnouz è poi andato per la sua strada.


Ispirato, certo, non si tratta di remake, non si tratta nemmeno di una rivisitazione.
Di un'ispirazione quindi, vista la differenza tra la famiglia piacentina nella nebbiosa Bobbio, e il mondo dorato e patinato e materialistico nel caldo assolato della Catalogna.
Le similitudini si fermano a una famiglia infelice e disagiata, dove un fratello solo potrebbe salvarsi e farcela, attraverso un amore di cui la famiglia è il primo degli ostacoli, mentre gli altri sembrano già condannati.
A dargli la spinta verso la morte è l'aspirante podcaster Ed, facendosi narratore inaffidabile e sensazionalista, che tutti osserva, tutti giudica, vivendo una vita cercando di non lasciare il segno, al massimo la sua voce in un'autobiografia non così interessante se il soggetto non sa esserlo.
I fratelli non hanno certo bisogno di lavorare, vivono isolati, nel lusso, giudicandosi e provocandosi in continuazione, prendendosi cura di un padre-padrone cieco dopo che la madre è stata assalita e fatta a pezzi dai lupi.


È sempre una questione di soldi e di apparenze, di imporsi agli altri e di metterli a disagio, con il film che prende presto una china nera tra incesti e provocazioni, incidenti e omicidi orchestrati e pianificati.
Giocano con i loro personaggi Riley Keough, Lukas Gage e Tracy Letts, giocano rimanendo sopra le righe e facendosi improvvisamente seri, con i cambi di tono che non aiutano a capire che toni vuole tenere Filippou, facendo di Callum Turner un narratore inaffidabile ma affascinante che spesso si nasconde lasciando parlare i corpi di Jamie Bell sempre insicuro, sempre a un passo dall'esplodere e di Elle Fanning, che entra in quella famiglia rimanendo scottata e infine influenzata.
Tra giovani e meno giovani che si impongono con la loro luce sporca ma assolata, tra colori caldi e freddi sgargianti, c'è spazio per Pamela Anderson, madre che dall'incubo è riuscita a sfuggire, ma non è troppo diversa nella sua natura ipocrita. Naturale e divertita, mette a segno un altro ruolo indie in un progetto indie, per una carriera che sembra finalmente aver trovato il suo percorso.


Certo, Rosebush Pruning né a Berlino né nei cinema ha lasciato il segno, ma nella sua stranezza, nel disagio che mette in scena tra satira e tragicommedia si fa ricordare.
Volutamente strano e volutamente esagerato nel cercare di essere pacchiano e raffinato allo stesso tempo, funziona più nei singoli personaggi, nelle singole scene, in battute a sé, che nel suo complesso.
Sfoltendolo, questo cespuglio pieno di spine, una rosa riesce suo malgrado a sbocciare.

Voto ☕☕½/5

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