18 giugno 2017

La Domenica Scrivo - Lavoro

Volevo scrivere del lavoro, tempo fa.
Volevo scrivere di chi in quella mia casa che ancora casa non è, si è prodigato.
Lo avevo fatto velocemente QUI, ma perchè non cogliere l'occasione in una domenica ancora priva della giusta ispirazione, perché in questa tarda mattinata di relativo riposo prima di ributtarmi nel lavoro, di lavoro non posso parlare più approfonditamente?
Il lavoro nobilita l'uomo, han detto, e hanno apposto sopra un cancello dove lavorare significava in realtà sopravvivere, morendo comunque giorno dopo giorno.
Ma che il lavoro nobiliti l'uomo, al di là delle tragiche connessioni del caso, lo credo anch'io.
Dà un senso, perlomeno, allo svegliarsi, e lo dice una che potrebbe tranquillamente svegliarsi tardi, che si gode le vacanze non facendo nulla, ma in realtà, guardando film, serie TV, leggendo libri o articoli di cui poi scrivere, che -checché se ne dica- io ritengo un lavoro. O almeno il lavoro che vorrei fare, altrimenti non sarei qui tutti i giorni, perfino in questa tarda mattinata domenicale, a battere tasti sulla tastiera.
Che poi il mio vero lavoro, quello che mi mantiene e che mi permette di pagare un affitto prima, un mutuo adesso, sia un altro, è un altro paio di maniche.
Anche quell'altro lavoro, comunque, mi nobilita. Da semplice pittrice estiva di ceramica nell'azienda di famiglia, sono diventata una tuttofare che ha le sue soddisfazioni nel finire un pezzo particolarmente impegnativo e nell'imparare nuove tecniche, e se volete sbirciare e commentare quello che faccio, potete darci un'occhiata QUI.




E me lo chiedo, io, se è possibile un mondo in cui ognuno fa quello che veramente vorrebbe fare.
Ci troveremmo intasati di star, di fashion blogger, di scrittori, di attori e attrici, di veline, di miss, di pensionati e di casalinghi, o invece qualcuno che sogna 8 ore in fabbrica c'è lo stesso?
Ne avremmo comunque bisogno, in un mondo ideale, in cui comunque spedizioni, confezioni, supermercati e negozi, e relativa merce, devono esserci, e allora un sacrificio è necessario? O sacrificio lo intendo solo io, un lavoro simile, distante dal mio ideale? Qualcuno a cui va bene, che si sente nobilitato -giustamente- dall'aiutare gli altri facendo un lavoro certamente più necessario e utile dello scrivere e del vestirsi, c'è?
In quell'esperimento sociale ed economico a Dauphin di cui avevo già parlato QUI, si è visto che anche avendo uno stipendio minimo senza lavorare, la maggior parte degli abitanti si è data da fare, tornando a scuola, in corsi specifici, e arrivando a fare il lavoro dei loro sogni, quello che magari per condizioni economiche o fattori di vita, non si sarebbero mai potuti permettere, diventando che so, musicisti, cuochi, pasticcieri, insegnanti. Ma anche lavorando meno in quello che già era il loro lavoro, impegnando così le ore libere, i soldi in più, nello stare insieme, in famiglia, arricchendo il loro tempo.

E già mi stupiscono tutti i lavori possibili, tutti gli attrezzi che non conoscevo e che qualcuno per migliorare il suo lavoro, ha inventato.
Mi stupisce saper smontare e montare mobili -anche se con l'aiuto di un giovine e con poca voglia-, fare a pezzi, saper mettere insieme quei pezzi anonimi e trasformarli.
Mi stupisce aver fatto l'occhio da imbianchino, che lì dove vedevo bianco, ora noto tutti i difetti, le macchie, i segni delle diverse pennellate e del rullo, io, che al solo prendere in mano una pennellessa avevo una vera e propria ansia, e che ora, nel giro di qualche settimana, ho imbiancato tre piani di casa, magari non in modo perfetto, sporcandomi e imbiancandomi da testa a piedi, ma vuoi mettere la soddisfazione?
Resta il fatto che a vedere i lavoratori che si sono susseguiti nei quattro muri della mia futura cucina, loro, prossimi alla pensione o già in pensione ma ancora disponibili per piccoli aiuti, il loro lavoro lo continuerebbero a fare ancora e ancora.
Li vedi che sono di quelli che non trovano un senso nello stare sul divano come me, che hanno bisogno di tenere allenate le mani, di cercare cavi e bucare muri, di fare malta e costruire così porte, finestre, pavimenti, lì dove non c'era nulla.
E non so se è una questione generazionale, se, se ci si abitua a lavorare da quando si han 11-12 anni, fermarsi significa un po' morire, o se invece è questione di attitudine, di mentalità.
Che alla fine pure io -anche se un vero lavoro ancora non è- non riuscirei a stare senza scribacchiare qualcosa, senza condividere pensieri e opinioni non richiesti, prova ne è questa domenica, che arriva più tardi del solito, che un po' si ripete, ma che avevo bisogno di scrivere.

8 commenti:

  1. Oh, non sapevo di cosa ti occupassi: che bello!
    Lavori e non lavori, comunque sì, nobilitano e danno un senso.
    Dall'avere post programmati per domani al sapere quante pagine ripeterò, quanto farò, quante volte farò casa-università in autobus, scandisce bene le giornate. E così passa veloce, si spera, anche questa odiatissima estate.

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    1. Il mio lavoro consiste anche nel programmare pomeriggi e serate tra film ed episodi, se sgarro o perdo tempo, mi arrabbio come il peggiore dei capi. Così hanno un senso anche le giornate più vuote, riempite di racconti e personaggi.

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  2. ma quanto ti stimo da uno a dieci?
    cento mila!
    perché io, nei lavori manuali, sono decisamente l'incontrastata regina delle pippe...

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    1. Però ancora non mi capacito di come, dopo almeno 10 anni a lavorare nella ceramica, almeno due pezzi a settimana li rovino. La sbadataggine resta, purtroppo, la manualità si affina ;)

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  3. Non si smette mai di imparare e di migliorare, avanti così ;)

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    1. Mai, la cosa positiva di questo trasloco e avermi fatto conoscere nuovi strumenti, nuove capacità. La stanchezza la metto da parte.

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  4. Parlare di lavoro di domenica?
    Ma è una cosa che non si fa!

    Fortuna che leggo questo post di lunedì...
    Comunque hai affrontato l'argomento in maniera non pesante, quindi non mi sento affaticato come dopo aver lavorato. :D

    Riguardo ai tuoi lavori di ceramica, adesso non ho capito bene se li fai interamente tu o con l'aiuto dei famigliari, però sembrano cose molto ma molto complesse da realizzare, quindi complimenti! ;)

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    1. Scrivo di domenica, ma non lavoro il lunedì, o almeno non in questi tempi di magra letteraria ;)

      La ceramica ufficialmente la dipingo solo, ufficiosamente sono un jolly che scarica forni, imballa le spedizioni, e quant'altro anche se certi passaggi non li so neanche spiegare. Complesso sì, ma non impossibile ;)

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