22 giugno 2018

The Kissing Booth

Andiamo al Cinema su Netflix

Facciamo un elenco dei più classici cliché delle commedie romantiche americane, possibilmente teen?
Facciamolo!
Abbiamo:

- il ballo di fine anno in cui ri-incontrare l'amore
- la scalinata da scendere con l'abito per il ballo che lascia tutta la famiglia senza parole
- la festa balorda in casa di amici (possibilmente con piscina e annessa scena di beer pong)
- la festa in spiaggia con tanto di falò
- la festa in maschera
- la piccola fiera piena di lucine e giochi da fare in coppia
- la scena della prova abito nel camerino di un negozio (qui presente due volte, in versione maschile e femminile)
- la scena dello sporcarsi con la vernice ridendo come scemi
- il bacio sotto la pioggia
- il panorama mozzafiato da mostrare per portar a casa la conquista
- la fuga da una finestra per non essere scoperti e annessa caduta esilarante
- il saluto strappalacrime in aeroporto

The Kissing Booth riesce nell'ingrato compito di inserire tutti questi cliché nella sua trama.
Ripeto: TUTTI.




Già, perché non basta una festa, ce ne vogliono almeno quattro per portare avanti la storia (che alla lunga finisce davvero per trascinarsi a fatica senza sapere dove andrà ancora a parare), che altro non è che la classica storia d'amore fintamente tormentata tra il bello della scuola e quella che bella non era, ma si ritrova maturata dopo l'estate e pronta a sgarrare nelle regole scritte con il migliore amico, che le vieta di innamorarsi del fratello, che altri non è che quel bello e tormentato di cui sopra.
Ovviamente, si va di festa in festa, di approccio in approccio, di flirt in flirt, fino a rendere ufficiale la storia d'amore, ma tenuta nascosta per non urtare quel migliore amico da sempre arrivato dopo quel fratello più aitante, più amato.
E pensare che si parte bene, con un velocissimo recap della vita e dell'amicizia che lega Elle a Lee, con un racconto senza filtri della loro vita a scuola, dove però scene drammatiche di bullismo sono smussate a favore di positività e grasse risate per situazioni da ragazza-facile che con Hannah Baker potevano e hanno avuto tutt'altri risvolti.


E va bene, di commedia si tratta, di commedia romantica e teen pure, e allora gli ostacoli sono quelli leggerissimi di un'amicizia a rischio per quell'amore teoricamente impossibile, ma bastano poche frasi (letteralmente, in un dialogo/litigio che ha dell'assurdo) per far cambiare idea a Lee, mettendo nel mentre in dubbio quel rapporto di amicizia speciale visto che nei giorni precedenti al ballo, Lee e Elle mica parlano del motivo di quel loro litigio.
Nel mentre, la perdita di un genitore aleggia senza molto senso nella vita della protagonista, i genitori spariscono dalla zona, e tutto va avanti a suon di sketch  (molti eliminati e messi solo nei titoli di coda, per fortuna) e situazioni a-montaggio-veloce a favor di musica da videoclip, cercando di giustificare appena si può quello stand dei baci che fa dà titolo ma che presto scompare dalla scena e di certo non è al centro della trama.
Insomma, The Kissing Booth nella sua leggerezza che sa di inconsistenza non mi è piaciuto nemmeno un po', la fiera dei cliché l'avrei evitata, la cresciuta Joey King eccessivamente entusiasta e sopra le righe a tratti, con quella sua faccia da papera (cit. da Pensieri Cannibali) mi fa pure un po' antipatia e no, non riesco a trovare affascinante Jacob Elordi.
Sarò invecchiata io, saranno ormai troppo giovani certi film, ma con certe estati, con certe cotte che corrono veloci in sella ad una moto, non mi incanto più.
O sarà che qualcosa in più, in età, in originalità, in consistenza, la pretendo.

Voto: ☕/5


4 commenti:

  1. Troppo cattiva, su! Commedia senz'altro trascurabile e banalotta, ma la freschezza del tutto e la verve della protagonista peperina la rendono di un già visto piacevole da rivedere. :)

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    1. Purtroppo non per me, ho faticato con la protagonista, ho faticato con la trama e il suo sviluppo, e ancor più con la durata eccessiva. Sono troppo vecchia forse, ai problemi teen preferisco quelli dei trentenni :)

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  2. Grazie per la paperosa citazione. :)

    Ma a parte quella, siamo sicuri che questo post l'hai scritto tu e non Mr. Ford?

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    1. Sicura sicura, non sono vittima della sindrome di Peter Pan a quanto pare, e soprattutto so dire di no ai cliché e ai film fatti con lo stampino.

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