16 giugno 2018

La Stanza delle Meraviglie

Andiamo al Cinema

Ci si fa fregare facilmente, ultimamente.
Bastano dei nomi che solitamente sono una solidità.
Basta un titolo che promette meraviglie.
Basta un Trailer, che usando la tua canzone preferita (Space Oddity di David Bowie) ti fa credere ancor più in un film di cui i critici non sembrano aver parlato troppo, uscito in ritardissimo -ma va?- in Italia dopo la presentazione a Cannes dello scorso anno.
Peccato che, e te ne accorgi subito, quella meraviglia -qui- non c'è.


C'è un racconto diviso in due epoche, c'è una storia che le lega, e tante piccole coincidenze.
Ci sono due piccoli protagonisti, entrambi in fuga, entrambi diretti a New York alla ricerca della famiglia, entrambi, senza la possibilità di sentire quello che li circonda perchè sordi.
Ben (nel 1977) scappa dopo che la madre se n'è andata, e vuole trovare quel padre che non ha mai conosciuto, Rose (nel 1927) scappa dal padre poco amorevole per vedere quella madre che non ha tempo per lei.
Entrambi, finiranno per trovare un amico, e una famiglia.
Nel mezzo, però, tanti, tantissimi tempi morti, situazioni buoniste, ostacoli francamente mal posti, e una risoluzione del tutto prevedibile.


La magia, la meraviglia, allora dove stanno?
Dovrebbero stare nei parallelismi di queste epoche, in un bianco e nero poetico, in un colore improvviso, in un silenzio che ricorda il film muto.
Peccato che Todd Haynes non si dimostri in grado di gestire queste due scelte, con un montaggio che poteva essere più sapiente, più azzeccato in mano a qualcun altro, e una rivisitazione di sketch e scene tipiche del cinema pre-sonoro che non hanno la stessa potenza di un The Artist.
Todd Haynes allora, nonostante la solita Julianne Moore (che si sforza più del dovuto), si rivela non essere più un regista per me, vista la doppia cocente delusione dopo Carol.
La colpa potrebbe essere anche di due attori bambini (Oakes Fegley e Millicent Simmonds già mal sopportata in A Quiet Place) non propriamente incantevoli, che non ispirano immediata simpatia, o per quelle scelte di sceneggiatura che affrettano e accelerano tempi che si dilatano invece nelle fughe, nei "vieni a prendermi!", mettendo in secondo piano pure le meraviglie di un museo che restano troppo sullo sfondo.
A fatica, allora, si arriva in quel finale che si fa altrettanto frettoloso e soprattutto poco emozionante, intuibile, mal gestito in un racconto nel racconto che subito si ammoscia.
Di magico, di meraviglioso, restano solo le stelle e David Bowie, ma non serviva un film per ricordarcelo.


Voto: ☕/5


6 commenti:

  1. Confermi i miei sospetti e le mie paure.
    Anche se Haynes, mi sa, va visto comunque.

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    1. Ho faticato davvero più del dovuto, e mi sono annoiata più del previsto. Questo Haynes ad altezza bambino non ha il peso necessario degli altri suoi lavori.

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  2. Una delle occasioni più sprecate del cinema recente. Aveva tutte le carte in regola per essere un gioiellino e invece... è finita come racconti tu. Tra sbadigli, bimbetti odiosi piuttosto che no e un senso di meraviglia che arriva sì, ma solo in negativo, perché una delusione del genere era davvero inattesa.

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    1. Ti dirò, la trama di per sé non mi entusiasmava, o almeno, per come l'hanno gestita, non è riuscita a prendermi nemmeno un po'. Delusione meno cocente, ma noia da vendere.

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  3. Io l'ho trovato molto manierista, ma non così terribile. E' vero, la storia latita un po' e la sceneggiatura ha il fiato corto, ma l'atmosfera rarefatta, malinconica, a suo modo "affabulatrice" del cinema e della New York anni '20 (e quella decisamente più "funky" degli anni '70) sono ricostruite benissimo. A Haynes pare importare, ultimamente, più la forma della sostanza, ma la confezione del film è davvero "deluxe".

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    1. Come scritto più sopra, non credevo di dover faticare così tanto per questo film, che dal trailer prometteva altre meraviglie. I raccordi fra le due storie, la storia di per sé sono state davvero mal gestite, e così anche la ricostruzione è passata in secondo piano, che ho trovato comunque più attenta ed efficace in altri film o serie TV. Non sembrava proprio Haynes alla regia, purtroppo.

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