Inizia oggi il Festival del Cinema di Roma che cerca di risollevare le sue sorti grazie alla direzione artistica di Marco Muller. In Central Perk dedica lo sazio consueto ai grandi Festival presentando prima di tutto i film in concorso (14 quest'anno), i cui vincitori saranno proclamati sabato 16 durante la cerimonia di chiusura.
Ecco i principali:
Il canone del male
Ad aprire il festival è questo thriller giapponese diretto da Takashi Miike. Ambientato in una scuola, ha per protagonista un professore psicopatico che si fa giustizia tra gli studenti uccidendoli uno ad uno.
1942
Adrien Brody torna nel periodo della seconda guerra mondiale ma questa volta sul fronte cinese. L'attore interpreta infatti un giornalista che assieme a un prete (Tim Robbins) cerca di aiutare la popolazione oppressa dalla carestia e dall'invasione giapponese. Dirige Xiaogang Feng, cinese il resto del cast.
Alì ha gli occhi azzurri
Il regista Claudio Giovannesi si cala nella ricerca di identità di un immigrato adolescente. Diviso tra amici e famiglia e la sua doppia nazionalità, il suo sarà un viaggio doloroso alla scoperta di sé.
Hand in Hand
Dopo il successo unanime di critica de La guerra è dichiarata, Valérie Donzelli torna a dirigere una commedia d'amore. Per la serie gli opposti si attraggono, un'insegnate di danza snob e un produttore di specchi nonché skater, si incontreranno e come per magia non sapranno più allontanarsi.
Marfa Girl
Il provocatorio Larry Clark (Ken Park) torna a dirigere un trio di adolescenti americane. Scandalo o solo dramma?
Il volto di un'altra
Pappi Corsicato presenta una commedia tutta basata sui cliché del bisogno di apprrire di oggi. Un po' Bisturi un po' Il brutto anatroccolo, Laura Chiatti e Alessandro Preziosi interpretano marito e moglie che conducono un programma televisivo sulla chirurgia plastica.
Mai Morire
Arriva dal Messico il film di Enrique Rivero che parla della perdita della madre da parte di un figlio ormai lontano. Il ritorno a casa sarà motivo di riflessione.
E la chiamano estate
Paolo Franchi con Isabella Ferrari, Jean-Marc Barr, Luca Argentero, Filippo Nigro, Eva Riccobono portano in scena un film drammatico e diverso. Protagonista è infatti una coppia, Dino e Anna, che non ha mai avuto un rapporto sessuale. Il tormento di lui per la paura di essere inadeguato lo porta però a repentini sfoghi con prostitute.
A Glimpse Inside the Mind of Charles Swan III
Cat ricco per il film di Roman Coppola che vede coinvolti Charlie Sheen, Jason Schwartzman, Bill Murray. Protagonista un giovane grafico di successo la cui fama lo porta ad essere desiderato dalle donne. Ma quando la fidanzata lo lascia tutto cambia.
You, Me and Us
Jacques Doillon racconta il ritrovarsi di un uomo e una donna separati ormai da 9 anni e impegnati in altre relazioni. Attraverso 9 incontri, vediamo il rinascere della passione tra i due e lo riscoprirsi.
The Motel Life
Dakota Fanning e Emile Hirsch sono i protagonisti di una rocambolesca fuga dopo che in un incidente hanno ucciso un uomo. A dirigerli Alan Polsky e Gabe Polsky.
9 novembre 2012
8 novembre 2012
Silenzio in Sala
Un fine settimana decisamente ricco di nuove uscite questo! Bando alle ciance, ecco cosa andare a vedere:
Terza fatica da regista per l’attore Ben Affleck (dopo Gone Baby Gone e The town) che qui è anche protagonista. Ambientato nel 1979 in Iran il film parla della vera storia di 6 rifugiati americani dopo un attentato all’ambasciata e del modo ingegnoso in cui la CIA riuscì a salvarli. Da vedere.
Argo
Terza fatica da regista per l’attore Ben Affleck (dopo Gone Baby Gone e The town) che qui è anche protagonista. Ambientato nel 1979 in Iran il film parla della vera storia di 6 rifugiati americani dopo un attentato all’ambasciata e del modo ingegnoso in cui la CIA riuscì a salvarli. Da vedere.
Dopo l’agghiacciante Buried, Rodrigo Cortés torna dietro la macchina da presa per un film decisamente più dispendioso. Il cast composto da Cillian Murphy, Robert de Niro e Sigourney Weaver ci porta in un viaggio psichedelico nel mondo del paranormale, per indagare sull’infondatezza di esso e dei tanti guru… ma forse c’è l’eccezione che conferma la regola.
La premiata ditta Margaret Mazzantini-Sergio Castellitto ci riprova dopo il fortunato Non ti muovere a trasporre il successo di un romanzo (di lei) in un film (diretto da lui). Il cast internazionale con Penelope Cruz, Emile Hirsch porta sullo schermo la drammatica storia di Gemma, impossibilitata ad avere un figlio, che spinge il suo amore con un’altra donna pur di riuscire a diventare madre.
La nave dolce
Presentato a Venezia, il documentari di Daniele Vicari racconta il tragico arrivo di una barca nell’estate del 1991 carica e strabordante di immigrati albanesi. Raccontare la loro storia per non dimenticare e per comprendere le motivazioni dietro la decisione di emigrare.
Per conoscere il cinema iberico, da non perdere questo dramma storico. Ambientato negli anni della guerra civile spagnola racconta come due pagliacci vengono arruolati nelle forze della Repubblica e della loro lunga vendetta, che si protrae negli anni, tra attentati mal sortiti e beffe del destino. Premiato lo scorso anno a Venezia per la miglior sceneggiatura.
Guarda il Trailer
Paris-Manhattan
Dalla Francia arriva invece questa commedia. Protagonista Alice, giovane farmacista, single, la cui famiglia continua a organizzarle incontri. Arriverà l’uomo giusto? Intanto lei si consola con Woody Allen e il suo cinema, non male!
Guarda il Trailer
Hotel Transylvania
Per finire un film di animazione pronto a conquistare grandi e piccoli. Protagonista un buffo Dracula, padrone di un hotel in cui i mostri vengono a cercare riposo. L’arrivo di un umano scombussolerà ogni routine, e come se non bastasse la figlia del vampiro si innamorerà di lui!
7 novembre 2012
La Collina dei Papaveri
Andiamo al Cinema.
Un evento unico per tutti gli amanti dello studio Ghibli. Solo ieri era infatti nelle sale La collina dei papaveri, diretta da Goro Miyazachi, figlio del grande Hayo che qui firma solo la sceneggiatura.
Abbandonate per una volta le città incantate, i castelli erranti e le creature fantastiche della passata filmografia, si è qui immersi in un Giappone vero e autentico, segnato dalla guerra di Corea e dalle rivoluzioni studentesche degli anni ’60.
La storia procede infatti su due rami: da una parte la passione e l’impegno che gli studenti di Yokohama adoperano per salvare il loro Quartier Latin, punto di ritrovo nonché spazio di resistenza dove poter urlare la propria opinione e approfondire gli studi; dall’altra la nascita di un amore complicato tra Mer, la protagonista, e Shun, a capo del giornale del Quartier Latin. Il sentimento contrastato che tra loro nasce porrà dubbi fondamentali sul loro passato, su un’infanzia passata in fretta e, per Sem, senza padre.
Costretta dalla necessità a diventare responsabile e adulta prima del tempo, Mer riesce a dividere la sua giornata tra gli impegni scolastici e quelli casalinghi, preparando colazioni e cene nella Residenza dei papaveri dove vive assieme alla nonna, alla sorella minore e altre ospiti.
La normalità del racconto, che riesce a non scadere negli sceneggiati da tre soldi come sostiene Shun, è il punto di forza del nuovo lavoro dello studio Ghibli. Mantenendo la tradizione di avere per protagonista una bambina/adolescente in formazione, riesce a catturare l’attenzione anche senza la mancanza di espedienti magici o fantastici. Grazie allo humor insito nelle situazioni di ristrutturazione della sede del Quartier, all’emozione verso i primi tentennamenti del cuore di Mer e le conseguenze che questi comportano la storia appassiona e commuove nella sua semplicità. Ancora una volta poi, le tradizioni del Giappone sono altrettanto protagoniste, attraverso canzoni popolari e non che condiscono la visione del film.
Alla sua seconda regia (l’esordio è stato con I racconti di Terramare), Goro Miyazachi si dimostra degno erede del padre.
Un evento unico per tutti gli amanti dello studio Ghibli. Solo ieri era infatti nelle sale La collina dei papaveri, diretta da Goro Miyazachi, figlio del grande Hayo che qui firma solo la sceneggiatura.
Abbandonate per una volta le città incantate, i castelli erranti e le creature fantastiche della passata filmografia, si è qui immersi in un Giappone vero e autentico, segnato dalla guerra di Corea e dalle rivoluzioni studentesche degli anni ’60.
La storia procede infatti su due rami: da una parte la passione e l’impegno che gli studenti di Yokohama adoperano per salvare il loro Quartier Latin, punto di ritrovo nonché spazio di resistenza dove poter urlare la propria opinione e approfondire gli studi; dall’altra la nascita di un amore complicato tra Mer, la protagonista, e Shun, a capo del giornale del Quartier Latin. Il sentimento contrastato che tra loro nasce porrà dubbi fondamentali sul loro passato, su un’infanzia passata in fretta e, per Sem, senza padre.
Costretta dalla necessità a diventare responsabile e adulta prima del tempo, Mer riesce a dividere la sua giornata tra gli impegni scolastici e quelli casalinghi, preparando colazioni e cene nella Residenza dei papaveri dove vive assieme alla nonna, alla sorella minore e altre ospiti.
La normalità del racconto, che riesce a non scadere negli sceneggiati da tre soldi come sostiene Shun, è il punto di forza del nuovo lavoro dello studio Ghibli. Mantenendo la tradizione di avere per protagonista una bambina/adolescente in formazione, riesce a catturare l’attenzione anche senza la mancanza di espedienti magici o fantastici. Grazie allo humor insito nelle situazioni di ristrutturazione della sede del Quartier, all’emozione verso i primi tentennamenti del cuore di Mer e le conseguenze che questi comportano la storia appassiona e commuove nella sua semplicità. Ancora una volta poi, le tradizioni del Giappone sono altrettanto protagoniste, attraverso canzoni popolari e non che condiscono la visione del film.
Alla sua seconda regia (l’esordio è stato con I racconti di Terramare), Goro Miyazachi si dimostra degno erede del padre.
6 novembre 2012
007 Skyfall
Andiamo al Cinema.
Sam Mendes alla regia, Daniel Craig ancora nei convincenti panni di James Bond, Javier Bardem che dopo l’Oscar con Non è un paese per vecchi torna nella parte del villain più folle che mai, una colonna sonora come sempre impeccabile la cui canzone d’apertura corredata di titoli di testa pazzeschi, è affidata questa volta ad Adele.
Ecco gli ingredienti che spiegano il meritato successo del ventitreesimo episodio della saga di 007!
Il regista di American Beauty e Revolutionary road sorprende anche nell’action movie, e da vita a una rivisitazione dell’agente segreto britannico d’autore. Le sue scelte stilistiche e di fotografia sono infatti ad alti livelli sia durante i combattimenti (nel prologo, più adrenalinico che mai, o nel combattimento sul grattacielo di Hong Kong tra luci e, soprattutto, ombre) che nei momenti distensivi, vedi l’arrivo nel casino reso magico dalla luce soffusa delle lanterne.
Daniel Craig si conferma invece un degno erede di Sean Connery e Roger Moore, allontanando le iniziali ritrosie dei fan, ha saputo dare nuova linfa al suo personaggio, rendendolo umano e fragile ma comunque capace di riscattarsi. In questo capitolo poi, è proprio l’uomo dietro Bond ad interessare, il suo passato doloroso così come l’altrettanto doloroso presente dove il tempo avanza inesorabile e le ferite faticano a rimarginarsi.
007 è però messo nell’ombra da un villain eccezionale. Javier Bardem regala infatti un’interpretazione strepitosa di Silva, ex agente al soldo dell’MI6, ora pronto a tutto pur di vendicarsi. I suoi tic, le sue manie e la sua fredda intelligenza lo portano subito nell’olimpo dei nemici di Bond, più folle di Le Chiffre di Casino Royale e decisamente più di spessore di Dominic Green di Quantum of Solace.
A tutto questo si va ad aggiungere una trama intrigante che vede coinvolta niente meno che M (un'impeccabile Judi Dench), Madre putativa di 007, il cui ruolo è messo in discussione non solo dai ministri d’Inghilterra (visto il trapelare di informazioni riservate dall’MI6) che dal suo passato, da cui sbuca Silva, appunto. Vera Bond girl di questo Skyfall, nonostante la presenza delle avvenenti Naomie Harris e Bérénice Marlohe, M pone dubbi morali sulla sua figura e su quella di Bond stesso, alle prese per la prima volta con la fatica del suo lavoro e le novità che esso comporta.
Per celebrare i 50 anni della saga nata dalla penna di Ian Fleming, non potevano mancare i ruoli di Q (qui decisamente svecchiato sia nella figura che nelle armi che predispone) e di Miss MoneyPenny, l’immancabile Aston Martin DB5 che tornano in auge dopo l’assenza nei precedenti capitoli.
Azione e adrenalina vanno quindi a braccetto con la riscoperta del passato, inseguimenti mozzafiato con l’analisi di sé e la classica caustica ironia, dando così corpo a uno 007 spettacolare e profondo come pochi finora.
Sam Mendes alla regia, Daniel Craig ancora nei convincenti panni di James Bond, Javier Bardem che dopo l’Oscar con Non è un paese per vecchi torna nella parte del villain più folle che mai, una colonna sonora come sempre impeccabile la cui canzone d’apertura corredata di titoli di testa pazzeschi, è affidata questa volta ad Adele.
Ecco gli ingredienti che spiegano il meritato successo del ventitreesimo episodio della saga di 007!
Il regista di American Beauty e Revolutionary road sorprende anche nell’action movie, e da vita a una rivisitazione dell’agente segreto britannico d’autore. Le sue scelte stilistiche e di fotografia sono infatti ad alti livelli sia durante i combattimenti (nel prologo, più adrenalinico che mai, o nel combattimento sul grattacielo di Hong Kong tra luci e, soprattutto, ombre) che nei momenti distensivi, vedi l’arrivo nel casino reso magico dalla luce soffusa delle lanterne.
Daniel Craig si conferma invece un degno erede di Sean Connery e Roger Moore, allontanando le iniziali ritrosie dei fan, ha saputo dare nuova linfa al suo personaggio, rendendolo umano e fragile ma comunque capace di riscattarsi. In questo capitolo poi, è proprio l’uomo dietro Bond ad interessare, il suo passato doloroso così come l’altrettanto doloroso presente dove il tempo avanza inesorabile e le ferite faticano a rimarginarsi.
007 è però messo nell’ombra da un villain eccezionale. Javier Bardem regala infatti un’interpretazione strepitosa di Silva, ex agente al soldo dell’MI6, ora pronto a tutto pur di vendicarsi. I suoi tic, le sue manie e la sua fredda intelligenza lo portano subito nell’olimpo dei nemici di Bond, più folle di Le Chiffre di Casino Royale e decisamente più di spessore di Dominic Green di Quantum of Solace.
A tutto questo si va ad aggiungere una trama intrigante che vede coinvolta niente meno che M (un'impeccabile Judi Dench), Madre putativa di 007, il cui ruolo è messo in discussione non solo dai ministri d’Inghilterra (visto il trapelare di informazioni riservate dall’MI6) che dal suo passato, da cui sbuca Silva, appunto. Vera Bond girl di questo Skyfall, nonostante la presenza delle avvenenti Naomie Harris e Bérénice Marlohe, M pone dubbi morali sulla sua figura e su quella di Bond stesso, alle prese per la prima volta con la fatica del suo lavoro e le novità che esso comporta.
Per celebrare i 50 anni della saga nata dalla penna di Ian Fleming, non potevano mancare i ruoli di Q (qui decisamente svecchiato sia nella figura che nelle armi che predispone) e di Miss MoneyPenny, l’immancabile Aston Martin DB5 che tornano in auge dopo l’assenza nei precedenti capitoli.
Azione e adrenalina vanno quindi a braccetto con la riscoperta del passato, inseguimenti mozzafiato con l’analisi di sé e la classica caustica ironia, dando così corpo a uno 007 spettacolare e profondo come pochi finora.
5 novembre 2012
Downton Abbey - Stagione 3
Quando i film si fanno ad episodi.
Una terza stagione un po’ minore rispetto alle prime due ma che si mantiene comunque alta a livello estetico.
Lo sconvolgimento della guerra non lascia infatti acque tranquille dietro di sé, anzi, proprio le conseguenze che la guerra porta in un mondo aristocratico ormai alla deriva come quello di Downton sono al centro delle vicende di questo capitolo. Sullo scontro con la modernità si basa quindi questa stagione, uno scontro tra tradizionalisti a tutti i costi (da Robert fino a Carson) agli innovatori disposti anche a sacrifici utili per il rinnovamento (Matthew e Branson). Quello che viene a crearsi è un ambiente disposto ormai in un equilibrio precario, in cui ai piani alti come in quelli bassi le diatribe e i disaccordi sono all’ordine del giorno. A tenere le fila della trama sono innanzitutto tre storie che tra loro si intrecciano: il rapporto tra Branson e Sybil reso burrascoso e funestato dalla ribellione irlandese che li costringe a trovare ripara in famiglia, i tentativi di Robert di mantenere la proprietà dopo dei rovinosi investimenti e la vicenda giudiziaria di Bates. In mezzo la ricerca di un proprio ruolo da parte di Edith e quella di un figlio tra Matthew e Mary dopo il sontuoso matrimonio. Ma anche temi importanti sono trattati, come l’omosessualità (all’epoca ancora considerata fuori legge) e il disagio economico e non solo di reduci e vedove di guerra costrette a prostituirsi pur di sopravvivere, le schermaglie tra Lady Violet e Isobel su questo saranno come sempre pungenti e ironiche al punto giusto. Con il climax che si staglia come un fulmine a ciel sereno al quinto episodio, il più forte e commovente di tutta la serie con molta probabilità, gli ultimi tre lasciano smaltire la tristezza e la rabbia portando ad un finale lieto e felice ma non certo ad effetto come in passato si era riusciti a fare. Ora che però il vento del cambiamento ha bussato alle porte di Downton, non ci resta che aspettare il tradizionale episodio natalizio per vedere cos’altro spetta ai Crawley.
Una terza stagione un po’ minore rispetto alle prime due ma che si mantiene comunque alta a livello estetico.
Lo sconvolgimento della guerra non lascia infatti acque tranquille dietro di sé, anzi, proprio le conseguenze che la guerra porta in un mondo aristocratico ormai alla deriva come quello di Downton sono al centro delle vicende di questo capitolo. Sullo scontro con la modernità si basa quindi questa stagione, uno scontro tra tradizionalisti a tutti i costi (da Robert fino a Carson) agli innovatori disposti anche a sacrifici utili per il rinnovamento (Matthew e Branson). Quello che viene a crearsi è un ambiente disposto ormai in un equilibrio precario, in cui ai piani alti come in quelli bassi le diatribe e i disaccordi sono all’ordine del giorno. A tenere le fila della trama sono innanzitutto tre storie che tra loro si intrecciano: il rapporto tra Branson e Sybil reso burrascoso e funestato dalla ribellione irlandese che li costringe a trovare ripara in famiglia, i tentativi di Robert di mantenere la proprietà dopo dei rovinosi investimenti e la vicenda giudiziaria di Bates. In mezzo la ricerca di un proprio ruolo da parte di Edith e quella di un figlio tra Matthew e Mary dopo il sontuoso matrimonio. Ma anche temi importanti sono trattati, come l’omosessualità (all’epoca ancora considerata fuori legge) e il disagio economico e non solo di reduci e vedove di guerra costrette a prostituirsi pur di sopravvivere, le schermaglie tra Lady Violet e Isobel su questo saranno come sempre pungenti e ironiche al punto giusto. Con il climax che si staglia come un fulmine a ciel sereno al quinto episodio, il più forte e commovente di tutta la serie con molta probabilità, gli ultimi tre lasciano smaltire la tristezza e la rabbia portando ad un finale lieto e felice ma non certo ad effetto come in passato si era riusciti a fare. Ora che però il vento del cambiamento ha bussato alle porte di Downton, non ci resta che aspettare il tradizionale episodio natalizio per vedere cos’altro spetta ai Crawley.
Biglietti, Prego!
Come prevedibile, 007 balza meritatamente in prima posizione. Il nuovo capitolo della saga dell’agente segreto sbaraglia la concorrenza e segna una gran vittoria in quanto ad incassi, in un solo weekend (per quanto lungo e favorevole dal punto di vista meteo) raccoglie ben 5.485.435 euro!! Nessun'altra nuova entrata in classifica da segnalare se non l’horror Silent Hill in nona posizione. Interessante vedere la resistenza di Bertolucci in settima mentre Le belve scivola subito al quinto posto e Nemo se ne esce mestamente dalla classifica. Ecco i dettagli:
1° 007 Skyfall
Inc. week-end: € 5.485.435
Inc. Totale € 6.149.426
2° Viva l’Italia
Inc. week-end: € 1.834.195
Inc. Totale € 3.655.583
3° I gladiatori di Roma
Inc. week-end: € 998.086
Inc. Totale € 2.915.447
4° L’era Glaciale 4 – Continenti alla deriva
Inc. week-end: € 789.304
Inc. Totale € 16.125.062
5° Le belve
Inc. week-end: € 768.289
Inc. Totale € 2.072.325
6° Ted
nc. week-end: € 570.035
Inc. Totale € 10.816.418
7° Io e Te
Inc. week-end: € 541.071
Inc. Totale € 1.302.776
8° The possession
Inc. week-end: € 489.282
Inc. Totale € 1.391.694
9° Silent Hill: Revelation 3D
Inc. week-end: € 489.282
Inc. Totale € 530.539
10° Il matrimonio che vorrei
Inc. week-end: € 378.095
Inc. Totale € 1.549.171
1° 007 Skyfall
Inc. week-end: € 5.485.435
Inc. Totale € 6.149.426
2° Viva l’Italia
Inc. week-end: € 1.834.195
Inc. Totale € 3.655.583
3° I gladiatori di Roma
Inc. week-end: € 998.086
Inc. Totale € 2.915.447
4° L’era Glaciale 4 – Continenti alla deriva
Inc. week-end: € 789.304
Inc. Totale € 16.125.062
5° Le belve
Inc. week-end: € 768.289
Inc. Totale € 2.072.325
6° Ted
nc. week-end: € 570.035
Inc. Totale € 10.816.418
7° Io e Te
Inc. week-end: € 541.071
Inc. Totale € 1.302.776
8° The possession
Inc. week-end: € 489.282
Inc. Totale € 1.391.694
9° Silent Hill: Revelation 3D
Inc. week-end: € 489.282
Inc. Totale € 530.539
10° Il matrimonio che vorrei
Inc. week-end: € 378.095
Inc. Totale € 1.549.171
Fonte: Comingsoon.it
4 novembre 2012
Rumors Has It
Rettifiche e Conferme
Dopo la notizia della scorsa settimana su Vernon God little, Wernan Herzog torna nelle news per la sua futura collaborazione con Jude Law. L’attore sarà infatti nel cast di Queen of the Desert, film su Gertrude Bell che già vede coinvolti Naomi Watts e Robert Pattinson nei panni di Lawrence d’Arabia.
Sono forse stati decisi i protagonisti di Focus, la nuova commedia romantica scritta e diretta dagli autori di Crazy, stupid, love, John Requa e Glenn Ficarra. Scartati per impegni la coppia Ryan Gosling-Emma Stone, sembra proprio che a prenderne il posto siano gli insospettabili Ben Affleck-Kirsten Steward.
Francis Lawrence, invece, già al lavoro sul secondo capitolo della saga di Hunger Games è confermato anche per la terza e ultima parte (ovviamente divisa in due) delle avventure di Katnis!
Cast ancora aperti
Continua ad affollarsi la clientela del Grand Budapest Hotel di Wes Anderson! Ultimo nome da aggiungersi alla lunga lista è quello della giovane promettente Saorsie Ronan.
Berenice Marhohe dopo aver conquistato Bond in Skyfall si aggiunge invece allo stellare cast del film ancora senza titolo di Terrence Malick.
Grandi attese
Max Perkins: Editor of Genius promette già scintille! Il film biografico sull’editore che scoprì Hemingway e Fitzgerald vede coinvolti Colin Firth e Michael Fassbender mentre alla sceneggiatura c’è l’autore di Skyfall John Logan.
Trova finalmente finanziatori anche il progetto di Peter Landsman sull’assassinio del presidente Kennedy. Grazie a Tom Hanks che ha preso i diritti del film i nomi di Paul Giamatti, Billy Bob Thornton e Jacki Weaver sono già coinvolti!
Roma sta per arrivare
Fervono i preparativi per il Festival del cinema di Roma. Finalmente il direttore artistico Marco Müller ha annunciato i componenti della giuria internazionale che assegnerà i premi ai film in concorso.
Ad affiancare il Presidente di giuria Jeff Nichols saranno il regista Timur Bekmambetov (La leggenda del cacciatore di vampiri) l’attrice italiana Valentina Cervi, il critico cinematografico e direttore di festival statunitense Chris Fujiwara, l’attrice iraniana Leila Hatami, il regista australiano P.J. Hogan (Il matrimonio del mio migliore amico) e lo scrittore e regista argentino Edgardo Cozarinsky.
Dopo la notizia della scorsa settimana su Vernon God little, Wernan Herzog torna nelle news per la sua futura collaborazione con Jude Law. L’attore sarà infatti nel cast di Queen of the Desert, film su Gertrude Bell che già vede coinvolti Naomi Watts e Robert Pattinson nei panni di Lawrence d’Arabia.
Sono forse stati decisi i protagonisti di Focus, la nuova commedia romantica scritta e diretta dagli autori di Crazy, stupid, love, John Requa e Glenn Ficarra. Scartati per impegni la coppia Ryan Gosling-Emma Stone, sembra proprio che a prenderne il posto siano gli insospettabili Ben Affleck-Kirsten Steward.
Francis Lawrence, invece, già al lavoro sul secondo capitolo della saga di Hunger Games è confermato anche per la terza e ultima parte (ovviamente divisa in due) delle avventure di Katnis!
Cast ancora aperti
Continua ad affollarsi la clientela del Grand Budapest Hotel di Wes Anderson! Ultimo nome da aggiungersi alla lunga lista è quello della giovane promettente Saorsie Ronan.
Berenice Marhohe dopo aver conquistato Bond in Skyfall si aggiunge invece allo stellare cast del film ancora senza titolo di Terrence Malick.
Grandi attese
Max Perkins: Editor of Genius promette già scintille! Il film biografico sull’editore che scoprì Hemingway e Fitzgerald vede coinvolti Colin Firth e Michael Fassbender mentre alla sceneggiatura c’è l’autore di Skyfall John Logan.
Trova finalmente finanziatori anche il progetto di Peter Landsman sull’assassinio del presidente Kennedy. Grazie a Tom Hanks che ha preso i diritti del film i nomi di Paul Giamatti, Billy Bob Thornton e Jacki Weaver sono già coinvolti!
Roma sta per arrivare
Fervono i preparativi per il Festival del cinema di Roma. Finalmente il direttore artistico Marco Müller ha annunciato i componenti della giuria internazionale che assegnerà i premi ai film in concorso.
Ad affiancare il Presidente di giuria Jeff Nichols saranno il regista Timur Bekmambetov (La leggenda del cacciatore di vampiri) l’attrice italiana Valentina Cervi, il critico cinematografico e direttore di festival statunitense Chris Fujiwara, l’attrice iraniana Leila Hatami, il regista australiano P.J. Hogan (Il matrimonio del mio migliore amico) e lo scrittore e regista argentino Edgardo Cozarinsky.
Fonte: Comingsoon.it
3 novembre 2012
Potiche
E' già Ieri. -2010-
La forza di un film originale come Potiche sta nel riuscire a coinvolgere nel suo racconto ogni fascia di pubblico.
Dalle donne felici per gli inni femministi che si respirano, agli uomini che sanno rivedere con ironia il loro ruolo; dai giovani che il passato lo vogliono conoscere, alle persone che giovani non lo sono più ma che ancora vogliono ricordare.
Certo, la commedia di François Ozon non ha avuto grossi riscontri di pubblico in Italia -nonostante fosse stato presentato proprio al Festival di Venezia- soprattutto per una scarsa pubblicità e per il poco spazio che si dà a dava ai film francesi nel 2010.
Ma chi si arrischia a vederlo ne resterà piacevolmente sorpreso!
Al di là dell'impianto chiaramente teatrale -il film è infatti tratto dalla pièce omonima di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy- e di una recitazione volutamente sopra le righe corredata da scenografie altrettanto retrò tipici di altri film del regista, la forza del film sta soprattutto nei suoi protagonisti.
Il cast si avvale infatti di uno statuario Gérarde Depardieu, di un buffo e stralunato Fabrice Luchini e della perfetta Catherine Deneuve che riesce, nonostante l'età e i ritocchi, a mantenere la sua bellezza e la sua bravura.
Il film è infatti costruito attorno alla sua figura, moglie 'bella statuina' di un padrone di fabbrica di ombrelli che apparteneva al padre, passa le sue giornate in casa, tra jogging e poesiole fino a chè non arriva il momento del riscatto.
La sua ascesa non sarà sicuramente priva di colpi di scena e di humor, e mostrerà quanto è labile la divisione dei ruoli che ci imponiamo.
Potiche non vuole però essere un inno femminista, né tantomeno una ricostruzione filologica di quell'anno di cambiamento che è stato il '77, ma vuole semplicemente coinvolgere il suo pubblico, renderlo partecipe e divertirlo e, credetemi, ci riesce alla perfezione!
2 novembre 2012
Girls
Quando i film si fanno a episodi.
Dimenticate la New York glitterata e festaiola di Gossip Girl, e dimenticate anche le ragazze alla moda e ricche di Gossip Girl. Qui si parla di ragazze laureate ma ancora in cerca della loro strada, intrappolate in problemi economici e amorosi ma con uno spirito decisamente intraprendente nell’affrontarli.
Le protagoniste sono quattro amiche così diverse tra loro ma anche così complementari: Hannah, aspirante scrittrice, pasticciona e un po’ in sovrappeso, innamorata di Adam, ragazzo dagli strani gusti sessuali che sembra non ricambiarla; Marnie, pragmatica e perfettina, lavoratrice e impegnata da 4 anni con Charlie, musicista, in una relazione che ora sembra giunta al capolinea; Jessa, sexy ammaliatrice, sicura di sé e bambinaia per necessità dopo aver girato il mondo; Shoshanna, insicura e vergine, un po’ sfigatella e alla ricerca del vero amore, o di un suo surrogato.
Insieme compongono un mondo che ha il sapore della verità, che racconta una generazione allo sbando e per questo attuale e naturale. La New York che ne esce è quella dei sobborghi, degli appartamenti condivisi, delle feste dove la droga gira libera, della musica indie, dei lavori precari e sottopagati con la provincia che per quanto economicamente più sicura diventa troppo piccola per le proprie aspirazioni.
La particolarità della serie è quella di essere stata scritta, ideata e in parte diretta proprio da una giovane così, da Lena Dunham che in Girls interpreta Hannah e che nel passato si è fatta le ossa con alcuni corti e web series e il film Tiny Forniture. Ecco perché ogni episodio presenta quel tocco unico della verità.
La prima serie composta da 10 episodi da 30 minuti l’uno è stata un piccolo successo (ora Mtv la sta trasmettendo) e per questo il canale HBO ha deciso di rinnovare per una seconda stagione.
Dimenticate la New York glitterata e festaiola di Gossip Girl, e dimenticate anche le ragazze alla moda e ricche di Gossip Girl. Qui si parla di ragazze laureate ma ancora in cerca della loro strada, intrappolate in problemi economici e amorosi ma con uno spirito decisamente intraprendente nell’affrontarli.
Le protagoniste sono quattro amiche così diverse tra loro ma anche così complementari: Hannah, aspirante scrittrice, pasticciona e un po’ in sovrappeso, innamorata di Adam, ragazzo dagli strani gusti sessuali che sembra non ricambiarla; Marnie, pragmatica e perfettina, lavoratrice e impegnata da 4 anni con Charlie, musicista, in una relazione che ora sembra giunta al capolinea; Jessa, sexy ammaliatrice, sicura di sé e bambinaia per necessità dopo aver girato il mondo; Shoshanna, insicura e vergine, un po’ sfigatella e alla ricerca del vero amore, o di un suo surrogato.
Insieme compongono un mondo che ha il sapore della verità, che racconta una generazione allo sbando e per questo attuale e naturale. La New York che ne esce è quella dei sobborghi, degli appartamenti condivisi, delle feste dove la droga gira libera, della musica indie, dei lavori precari e sottopagati con la provincia che per quanto economicamente più sicura diventa troppo piccola per le proprie aspirazioni.
La particolarità della serie è quella di essere stata scritta, ideata e in parte diretta proprio da una giovane così, da Lena Dunham che in Girls interpreta Hannah e che nel passato si è fatta le ossa con alcuni corti e web series e il film Tiny Forniture. Ecco perché ogni episodio presenta quel tocco unico della verità.
La prima serie composta da 10 episodi da 30 minuti l’uno è stata un piccolo successo (ora Mtv la sta trasmettendo) e per questo il canale HBO ha deciso di rinnovare per una seconda stagione.
1 novembre 2012
Un sapore di Ruggine e Ossa
Andiamo al Cinema.
Presentato all’ultimo Festival di Cannes, ero convinta che Marion Cotillard si sarebbe assolutamente presa la palma d’oro come miglior attrice. Interpretare una donna che deve affrontare la perdita di entrambe le gambe, la depressione e la rinascita in questa nuova situazione credevo sarebbe stata premiata dalla giuria. Al suo posto vinsero invece le protagoniste di Oltre le colline, film nelle sale da ieri assolutamente da vedere.
Ma perché quella statuetta non se l’è meritata Marion? Non credo ci sia nulla da dire nella sua recitazione in questo film. La sua Stéphanie riesce a comunicare tutta la disperazione e tutta la solitudine dopo il tragico fatto che la coinvolge. Il suo lavoro, la sua passione, addestrare orche, le porta via non solo le gambe, ma anche la dignità, la femminilità, la libertà. Rinascere non sarà così facile, anzi, solo un uomo come Alì, incurante delle apparenze e apparentemente privo di sentimenti profondi, può essere l’ancora di salvezza che arriva dal nulla. La sensibilità senza fini che li porta ad incontrarsi, un’amicizia, se così si può inizialmente definire, in cui non c’è posto per la pietà o per altri sentimentalismi sarà il motore che porterà Stéphanie alla rinascita, a riprendersi in mano la sua vita.
Il fatto è che non è lei la protagonista di questo film, Jacques Audiard decide infatti che la figura centrale sia quella scomoda e incongruente di Alì. Padre assente e spesso incurante, fratello inospitale e amante senza sentimenti. Diviso nella vita tra incontri saltuari con donne e incontri di lotta clandestina, sembra essere indifferente a tutto e a tutti, anche alla disabilità di Stephanie. Propria questa sua noncuranza colpirà lei, e la farà pian piano innamorare di lui. Ma come detto la loro non sarà una storia d’amore canonica, né tanto meno salvifica come in altre pellicole spesso succede. Lui insegnerà a lei ad amare ancora, a lasciarsi andare, ma l’amore, quello vero, stenterà ad affiorare. Forse solo un’altra tragedia, una che possa davvero toccarlo, riuscirà a svegliare Alì.
E propria questa tragedia, che arriva in modo pesante e fa sussultare il pubblico (possibile tutta questa sfortuna?) porterà a quel finale sperato e rimandato a lungo, ma non è un contentino questo, è un degno happy end di un film costruito come un percorso di rinascita e di redenzione. I molti episodi tragici del film sono spiegabili per la natura frammentaria da cui è tratto, Ruggine e ossa di Craig Davidson è infatti una raccolta di racconti da cui il regista Jacques Audiard ha tratto episodi qui e là per identificare meglio i suoi personaggi. E se la Cotillard è sempre splendida, anche quando la cinepresa si sofferma, sempre volutamente troppo, sulla sua menomazione, Matthias Schoenaerts non è da meno. Svogliato, animale, quasi primitivo nei suoi modi è assolutamente credibile. Insieme danno vita a due figure difficilmente dimenticabili, che compongono così un film che vuole scuotere, che non vuole far commuovere o far riflettere sulla disabilità ma che grazie alla libertà, alla naturalezza con cui affronta questi argomenti riesce a farlo ugualmente e in modo decisamente più efficace.
Presentato all’ultimo Festival di Cannes, ero convinta che Marion Cotillard si sarebbe assolutamente presa la palma d’oro come miglior attrice. Interpretare una donna che deve affrontare la perdita di entrambe le gambe, la depressione e la rinascita in questa nuova situazione credevo sarebbe stata premiata dalla giuria. Al suo posto vinsero invece le protagoniste di Oltre le colline, film nelle sale da ieri assolutamente da vedere.
Ma perché quella statuetta non se l’è meritata Marion? Non credo ci sia nulla da dire nella sua recitazione in questo film. La sua Stéphanie riesce a comunicare tutta la disperazione e tutta la solitudine dopo il tragico fatto che la coinvolge. Il suo lavoro, la sua passione, addestrare orche, le porta via non solo le gambe, ma anche la dignità, la femminilità, la libertà. Rinascere non sarà così facile, anzi, solo un uomo come Alì, incurante delle apparenze e apparentemente privo di sentimenti profondi, può essere l’ancora di salvezza che arriva dal nulla. La sensibilità senza fini che li porta ad incontrarsi, un’amicizia, se così si può inizialmente definire, in cui non c’è posto per la pietà o per altri sentimentalismi sarà il motore che porterà Stéphanie alla rinascita, a riprendersi in mano la sua vita.
Il fatto è che non è lei la protagonista di questo film, Jacques Audiard decide infatti che la figura centrale sia quella scomoda e incongruente di Alì. Padre assente e spesso incurante, fratello inospitale e amante senza sentimenti. Diviso nella vita tra incontri saltuari con donne e incontri di lotta clandestina, sembra essere indifferente a tutto e a tutti, anche alla disabilità di Stephanie. Propria questa sua noncuranza colpirà lei, e la farà pian piano innamorare di lui. Ma come detto la loro non sarà una storia d’amore canonica, né tanto meno salvifica come in altre pellicole spesso succede. Lui insegnerà a lei ad amare ancora, a lasciarsi andare, ma l’amore, quello vero, stenterà ad affiorare. Forse solo un’altra tragedia, una che possa davvero toccarlo, riuscirà a svegliare Alì.
E propria questa tragedia, che arriva in modo pesante e fa sussultare il pubblico (possibile tutta questa sfortuna?) porterà a quel finale sperato e rimandato a lungo, ma non è un contentino questo, è un degno happy end di un film costruito come un percorso di rinascita e di redenzione. I molti episodi tragici del film sono spiegabili per la natura frammentaria da cui è tratto, Ruggine e ossa di Craig Davidson è infatti una raccolta di racconti da cui il regista Jacques Audiard ha tratto episodi qui e là per identificare meglio i suoi personaggi. E se la Cotillard è sempre splendida, anche quando la cinepresa si sofferma, sempre volutamente troppo, sulla sua menomazione, Matthias Schoenaerts non è da meno. Svogliato, animale, quasi primitivo nei suoi modi è assolutamente credibile. Insieme danno vita a due figure difficilmente dimenticabili, che compongono così un film che vuole scuotere, che non vuole far commuovere o far riflettere sulla disabilità ma che grazie alla libertà, alla naturalezza con cui affronta questi argomenti riesce a farlo ugualmente e in modo decisamente più efficace.
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