29 luglio 2016

Life

E' già Ieri -2015-

Bastano tre soli film a far diventare una star, un'icona?
Difficile.
Ma se si è nel 1955, se ci si chiama James Dean, sì.
Una carriera lunga tre film, un carattere schivo, difficile, in quella Hollywood dell'apparire e zeppa di starlette.
Ma James Dean non sarebbe James Dean se in quello stesso 1955, con un film all'attivo (Il gigante), uno di prossima uscita (La valle dell'Eden) e uno sul cui set è atteso (Gioventù Bruciata), non avesse incrociato il suo cammino con Dennis Stock, fotografo che voleva di più di semplici foto da red carpet o dal set, che voleva mostrare di più del suo talento.
Entrambi incatenati, entrambi schiavi dell'apparenza, si conoscono, si inseguono, si scontrano pure e mentre uno fotografa l'altro, si cambiano la vita.
Da quel servizio apparso sulla rivista Life, che fa di Dean il simbolo di una generazione ribelle, quell'etichetta -giusta o sbagliata che sia- da Dean non si staccherà più, mentre Stock lascia le star, lascia i red carpet, trova il suo occhio.

Una storia poco conosciuta, una storia degna di un film.
Strano che nessuno ci avesse pensato prima.
C'ha pensato allora Anton Corbijn, che si ritrova però con il difficile compito di dare un volto, un corpo a quell'icona sempre potente sempre affascinante che è James Dean.
La scelta è ricaduta su Dane DeHaan, che si cala, in modo splendido nella parte, ma che se ne ha la voce, non ne ha il fisco: Dean che a 24 anni ne dimostrava molti di più, già ruvido, già grande, non lo si riconosce in un Dane che di anni ne dimostra quasi 20, e che appare minuto, fragile.
Il confronto avviene impietoso di fronte alle foto originali che scorrono sui titoli di coda.
Dennis Sotck, invece, è interpretato da un Robert Pattinson che lasciato alle spalle il ciclone vampiresco, messa da parte la collaborazione con Cronenberg che lo vuole monoespressivo, sa risultare convincente, tenero, divertente, fragile pure lui.


A contare è però una storia che con il senno di poi ci appare ancora più magica.
Un incontro causale, un fascino che si intravede, pericoli e deviazioni che potrebbero mettere in pericolo la realizzazione di quel servizio: pochi gli interessati, brutte le prime foto, quel nome, James Dean, sconosciuto e che non suscita attenzione.
In questo racconto di un incontro fra due giovani pieni di talento che cercano la loro strada, c'è spazio anche per raccontare quella Hollywood dove tutto è apparenza, che sia un matrimonio lampo (quello che coinvolge l'amante di Dean, Pier Angeli, interpretata da un'inaspettata Alessandra Mastronardi) o i contratti del signor Warner, e c'è spazio per raccontare anche l'America degli anni '50, tra i primi club jazz e le famiglie spezzate.
Le pagine più belle, più intense, si hanno in quell'inaspettato ritorno a casa di Dean, l'unico, l'ultimo, con il rapporto con il cugino e con gli zii, con la sua doppia natura di ragazzo semplice e ragazzo tormentato che viene a galla.
Un ritratto sincero, che non tiene conto degli sbandi, della fama che deve ancora arrivare, e che mostra solo un giovane talentuoso che non sa come gestire impegni sempre più importanti e difficili.
Un filino troppo poetico e pretenzioso (sul finale), Life lo è, ma quando un film fa conoscere retroscena, vizi e virtù di quelle icone ancora così affascinanti, bè, non si può che rimanerne affascinati.


Regia Anton Corbijn
Sceneggiatura Luke Davies
Musiche Owen Pallett
Cast Dane DeHaan, Robert Pattinson, Alessandra Mastronardi
Ben Kingsley, Joel Edgerton
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7 commenti:

  1. Be', mi hai fatto da preziosissimo promemoria. Devo vederlo. E' lì che aspetta: da un po'. Dane DeJaan lo trovo un maestro di carisma, nonostante sia piccolino: in Giovani Ribelli, accanto all'ex Harry Potter, era un magnete. Pattinson, ancora più della Stewart, ha la pasta per fare bene. E la Mastronardi, oh, quant'è bella.

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    1. Aspettava da tanto anche da me, e forse anche per questo mi ha sorpreso.
      DeHaan è comunque bravissimo, mi piace davvero tanto e non solo come attore ;) La voce è splendida, anche se nel gioco del confronto, purtroppo, perde.
      La Mastronardi la vedrai come mai l'hai vista, te lo dico per farti correre al recupero!

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  2. mi spiace non averlo visto al cinema...
    mi ispirava incredibilmente, ma è stato nelle sale pochissimissimo...
    Pattinson è bravo, al di là di "Twilight", "Maps to the stars" l'ha confermato a parer mio

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    1. Qui lo conferma nuovamente, più alla mano, più simpatico, più espressivo... anche a rubargli la scena è un nuovo James Dean introverso e fragile.

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  3. Pattinson porello pur di levarsi dalle scatole quel vampiro, farebbe i salti mortali, ma sempre il vampiro di Twilight è. :-D
    La Stewart invece è più cool come testimonial di Chanel che nei film (anche se lei saltella tra filmetti e film d'oltralpe). Corbijin è un grande della fotografia (sua è la cover di The Joshua Tree degli U2), e spero che con questo film si faccia perdonare dopo il fiacco The Americans. Dici che mi stupirà?

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    1. Ti stupirà, la storia curiosa e "storica" è dalla sua, e Robert se la cava alla grande, come la sua ex ce la fa a farsi perdonare ;) Gli occhi, comunque, sono tutti per DeHaan.

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  4. Ce l'ho lì da vedere da un'eternità, ma non mi sono ancora deciso. Dovrò farlo per vedere come ho recitato XD

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