15 gennaio 2017

La Domenica Scrivo - Storie

E si torna a scrivere, di domenica, con la neve di fuori che dopo anni di attesa, è tornata pure lei.
Si torna a scrivere ma c'è un problema: di cosa scrivo?
Volevo aprire in grande, volevo aprire con un qualcosa che è in attesa da un po', ma manca ancora un tassello.
Volevo aprire con una storia, piccola e tenera, ma non è ancora il momento.
In questa settimana, allora, mi sono guardata attorno, cercando ovunque, attorno a me, fra i miei ricordi, qualcosa di cui scrivere.
Cercando l'ispirazione, l'idea giusta da sviluppare.
Per poi capire, in una notte insonne di orari tornati quelli abituali che no, non sono quelli naturali, che quel qualcosa da raccontare era proprio questo: la ricerca di una storia, che non è proprio così immediata. La storia giusta, la storia bella, è sempre una questione di tempismo, e di attenzione, ovviamente.
A chi dice, tu che sai scrivere così bene (arrossisco), perché non scrivi un libro? Tu, non ce l'hai mica come tutti un libro nel cassetto?



No.
Non ce l'ho.
Non ho nemmeno un cassetto, per dire.
Avrei due storie, due sogni che mi porto dietro da anni, che mi hanno svegliata con qualche angoscia e che vedo però più come piccoli film, tutti miei. Ho riflessioni e pensieri, ma una storia, una vera e propria, un libro, quello no.
Me lo sono sempre chiesta dove le trovino gli scrittori, le idee.
Dai più prolifici, da un Stephen King che scrive -cascasse il mondo- almeno 6 pagine buone al giorno, ai più riflessivi.
Me lo chiedo, e vorrei essere stata presente nel momento in cui la mente di J.K. Rowling ha iniziato a immaginare Hogwarts, un mondo parallelo pieno di magia, di sport nuovi, di nuovi personaggi. La creazione di un mondo a sé, scaturito unicamente da una mente annoiata, disperata, alla ricerca, o semplicemente in attesa, dell'idea giusta. Neanche fosse stata in viaggio a Melasia.
Baricco -lui e i suoi archivi continuano a fare faville QUI-, invece, mi è più affine, legge, ricerca, guarda, prende appunti. E li ammucchia, sulla scrivania, sul tavolo: fatti curiosi, articoli interessanti, posti incantevoli, piccole specialità. Finché qualcosa, l'idea, quella giusta, arriva, e unisce i puntini, fa da filo, e mette insieme questo e quest'altro e quest'altro ancora, e arriva il libro.
Io, un libro, non lo vorrei scrivere.
Non me ne sento pronta, non ho la storia. Non ancora.
E più mi guardo attorno, più mi rendo conto che la storia più giusta sarebbe quella più semplice, senza grandi azioni, senza grandi rivoluzioni. Una storia a due, in un tempo ridotto. Me lo ha suggerito Blue Jay, 7 giorni per girarlo, un cast ridotto a tre nomi, ma ne bastano due, una sceneggiatura senza sbavature che racconta -ancora- una storia d'amore, ma lo fa così bene che quei personaggi li si finisce per conoscere e amare. E allora, anche questo fa la differenza, i personaggi, le persone.
Ha ragione un qualche autore sconosciuto a dire che "Se conoscessimo la storia che sta dietro a ognuno, riusciremmo ad amarlo", lo penso da sempre.
Ed eccomi qui, alla ricerca di storie da raccontare, di spunti su cui riflettere e su cui scrivere.
Ho riempito questa pagina bianca, la prima, la più difficile, e l'ho fatto parlando di quanto sia difficile riempirla una pagina bianca, piena di aspettative. E ricordo un fatto, un aneddoto, l'ultimo, che perfettamente si lega qui, ultimo puntino unito di quella scrivania immaginaria piena di articoli, fatti, curiosità.
C'era un alunno, di nome Vasco, di cognome Rossi, seduto nel banco di scuola. Tema a sorpresa. Tema Libero, soprattutto.
Scrivi quello che vuoi, dice la maestra.
E Vasco si arrabbia, Vasco di tutta questa libertà non sa che farsene, non lo sa di cosa vuole scrivere. E allora prende il suo foglio, impugna la sua penna, e inizia a inveire contro quella maestra, contro questa libertà non richiesta, supportando la sua tesi, argomentando per bene la fatica di un tema libero su cui è impossibile andare fuori tema.
Finisce, consegna, soddisfatto ma anche preoccupato.
Sarà il tema migliore della classe, premiato, letto davanti a tutti.
Perché la libertà, anche quella che in realtà sembra una prigione, sa dar vita alle cose più belle.

8 commenti:

  1. E mentre la neve ormai si è già sciolta, almeno dalle mie parti, io un libro nel cassetto ce l'ho. Ma forse è meglio che rimanga lì. :)

    Non conoscevo l'aneddoto su Vasco Rossi. Se l'ha fatto per davvero, guadagna punti ai miei occhi!

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    1. L'ha fatto, e non so come è rimasto nella mia mente per tutti questi anni, forse proprio per trovare il suo spazio qui.
      Tu che un libro nel cassetto ce l'hai, fallo uscire, che son curiosa :)

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  2. A me di scrivere un libro me lo dicono in continuazione, ma il problema non è tanto la storia, anche se in effetti non è propriamente facile trovare quella o il modo adatto, quanto di scriverlo proprio non mi va e nonostante una certa attitudine non saprei come fare, è qualcosa di completamente diverso e difficile che scrivere recensioni, in ogni caso fai come ti pare a te, che non è mai sbagliato ;)

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    1. Capisco, anch'io al pensarci non saprei fisicamente come scriverlo, come mettermici al lavoro. Pure con le tesi è stato così, anche se poi presa la mano sono venute da sé.

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  3. Ciao Lisa. Ti ho scritto una mail all'indizzo che hai nei contatti. Se ti va, dacci un'occhiata. Grazie e ciao.

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    1. Ciao Nick, vado a leggere e a risponderti ;)

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  4. La neve spero che torni anche qui e le storie arrivano, prima o poi.
    Per anni e anni l'hanno detto anche a me - scrivi, scrivi - e non c'era voglia, non c'era tempo, non c'erano gli spunti. Soprattutto, c'era la lingua di una prof - una di quelle per cui più costruisci periodi contorti, alla greca, e più sei bravo - di cui liberarsi. Soprattutto, si sa che io con le persone parlo pochissimo: King dice che, se la lingua non si scioglie, i dialoghi convincenti non arrivano. Qualcosa nel cassetto c'è, finita più per avere la mente libera in vista di qualcosa di più urgente e mio che per altro, ma per ora la conosce giusto il cassetto. Che non avevo neanch'io, per la cronaca, fino al recente trasloco e ai noiosissimi mobili Ikea da comporre. :)

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    1. Quel qualcosa nel cassetto spero possa uscire prima o poi, che son curiosa. Parecchio.
      King c'ha ragione, da timida e asociale i dialoghi sono la parte più difficile da scrivere, meglio le descrizioni ;)

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