23 maggio 2026

Forbidden Fruits

Da un fenomeno dell'internet all'altro, che anche se proibiti, questi frutti vanno a ruba.
I frutti in questione sono Apple, Cherry, Fig e Pumpkin, quattro ragazze molto in vista, commesse in un centro commerciale, ma soprattutto giovani streghe.
Non di culto come quelle del 1996, ma quasi.
Diciamo che aspirano a diventarlo, soprattutto per l'estetica precisa con cui vengono vestite, per l'ironia e la parodia con cui vengono fatte parlare, per il taglio che Meredith Alloway, al suo esordio, decide di dare al film.


Un film giovane e giovanile, che un po' ironizza e un po' gioca con l'estetica della Gen Z e quel suo modo di fregarsene di tutto e di tutti.
A farci conoscere le Fruits non sono solo voci fuori campo che sembrano quasi nella loro testa, ma la giovane Pumpkin, al momento fuori da quel paradiso che è Free Eden, ma che aspira a lavorarci e ha anche il nome giusto, della stagione mancante.
Prima però deve conquistare Apple, la matriarca del gruppo, l'alpha, che tutto giudica e tutto decide, che tiene riti e inventa regole come fosse la leader di una setta. Sta al suo gioco la svampita Cherry, un po' meno Fig, di certo non Pumpkin che le osserva, le guida e le svia, in quella che ha tutta l'aria di un'infiltrazione in piena regola.


Non è tanto il mistero misterioso che avvolge tanto il passato di Pumpkin quanto quello di Apple è soprattutto della fantomatica Pickles a interessare a un film che nel finale ci tiene a spiegarcelo per bene e per ben due volte questo mistero misterioso, qui interessano le atmosfere che crea, le situazioni, le scene in sé, rette da costumi provocanti, da musiche da vere baddy, da interpretazioni volutamente caricaturali, in una scelta di stile volutamente esagerato che si sposa con la generazione di cui si vuole parlare e che vive di filtri e di momenti iconici.
Se Lola Tung e Alexandra Shipp nella loro quasi normalità si limitano a sguardi e intese e sono più spettatrici che protagoniste, a reggere la scena sono Lili Reinhart con la sua algida prepotenza e Victoria Pedretti in una versione leggera e buffa che le si addice parecchio.
Entrambe in ruoli e interpretazioni diverse rispetto alla stropicciata Harper e la minore dei Crain con cui le ho conosciute, in una trasformazione che gioca a loro favore.


Tra un pedinamento e un rito d'iniziazione le cose si fanno presto sanguinolente ed è durante un tornado inaspettato che il film prende la piega di un horror slasher che non fa poi tanta paura, ma riesce a far ridere nella sua assurdità.
L'empowerment femminile non è certo un tema portante nonostante la femminilità presente, ma questo giovani streghe con questa giovane regista, riesce a realizzare un film che può dirsi riuscito anche nel certo fastidio che sa creare, perché capace di fare il giro e divertire. 
Il finale sembra aperto a un secondo capitolo che il chiacchiericcio in rete -più dei voti dei critici- potrebbe portare a realizzare, anche se un solo frutto è rimasto appeso all'albero, è quello più gustoso.

Voto: ☕☕/5

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