26 maggio 2026

Portobello

Mondo Serial

Il caso Enzo Tortora è stato già oggetto di documentari, fiction, film e dibattiti televisivi, podcast crime usciti prima o a ridosso di questa miniserie.
Una brutta pagina di storia italiana che torna spesso fuori e su cui ha puntato l'occhio anche uno come Marco Bellocchio, che nel raccontare le brutte pagine di storia italiana è diventato un Maestro.
Non pago di averci raccontato non una, ma due volte, le vicende sul rapimento Moro, ritorna alla serialità d'autore e trasforma il suo feticcio Fabrizio Gifuni in Enzo Tortora, mostrandoci il lungo calvario da conduttore della trasmissione più seguita d'Italia all'accusa di corruzione e affiliazione alla camorra.
Per farlo ci immerge nell'Italia degli anni '80, gli anni del benessere ma anche delle ipocrisie, gli anni del terremoto in Irpinia e della generosità degli italiani, gli anni di una trasmissione come Portobello capace di ipnotizzare 25 milioni di telespettatori di ogni ceto e provenienza, compresa quella camorrista. Che vuole sempre qualcosa in cambio, fosse anche solo il rispetto.


Presentato a Venezia e poi rilasciato su HBO, lo recupero con ritardo per quella solita luce che emanano i prodotti italiani: di una certa pesantezza, di una certa retorica, di una certa interpretazione teatrale, che anche se il risultato è di lunga superiore a molti dei film italiani che escono in sala, non posso certo dire che qui non manchino.
Non mancano le sottolineature pesanti, i dettagli enfatizzati, le metafore facili e le facili stonature di un prodotto che consiste in 6 episodi e che riempie gli spazi per arrivarci.
La ricostruzione è impeccabile, gli attori non sempre, con Gifuni che ormai se la gioca con Favino a quantità di biografie interpretate anche se la scena gliela sa rubare un caratterista come Lino Musella, che in piccoli ruoli riesce sempre a bucare lo schermo, figurarsi qui che è o'pazzo, nei panni viscidi e fastidiosi del pentito dissociato Giovanni Pandico che più di Tortora sa rendersi protagonista. A forza.


Tra un Alessandro Preziosi e un Paolo Pierobon, a stonare in questo quadro sono le attrici, da una Barbora Bobulova in preda a un'ansia di Margheritabuyesca memoria, a una giovane Romana Maggiora Vergano che fa strano vedere baciare Gifuni dopo averne interpretato la figlia sempre a Venezia.  Anche lei carica il personaggio di quell'italianità e di quella teatralità che non ci si riesce a scrollarci di dosso. E la tanto chiacchierata Valeria Marini passata pure per il red carpet? Si vede per un minuto appena nel ruolo che forse più le si addice: quello di Moira Orfei.
Perché sa essere inaspettatamente leggera questa miniserie, sa giocare con il mezzo e sa lasciare le sue zampate in accostamenti e in un montaggio che sa dire più di grandi discorsi e che racconta una storia dentro la Storia, che mostra come gli schieramenti sono contati più dell'amicizia e soprattutto come i giornali già all'epoca sono diventati i veri giudici, sfamati dai giudici stessi, pronti a elevare o sotterrare i loro idoli.
Fuori o dentro il carcere, dietro a una telecamera o dietro il banco degli imputati, la ricostruzione è certosina, e se l'episodio dedicato al primo processo è calibrato al millimetro per far salire la rabbia contro una giustizia cieca, quello su una revisione del processo mostra tutte le sforzature a cui si piega non tanto per cercare la verità, ma per supportare quella a cui si è deciso di credere.


Una brutta pagina di storia italiana, si diceva, che mostra dove sta il potere e la voglia di far cadere chi è più in alto, in una vendetta cieca che non sembra mai passata di moda.
Sulla vicenda si è detto, si è scritto e si è mostrato di tutto, Marco Bellocchio non vuole farne un sunto né un santo, non vuole nemmeno mostrare il suo punto di vista sulla vicenda, ma la racconta approfondendo e in parte dilungandosi.
Viene da chiedersi perché ancora e perché adesso, ma dopo aver raccontato di rapimenti e decisioni politiche, Bellocchio a 85 anni è lucido e coerente, e non poteva non raccontare anche questa brutta pagina di storia italiana attuale nel mostrare l'accanimento, la rabbia e l'ingiustizia.

Voto: ☕☕/5

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