1 febbraio 2013

Biutiful

E' già Ieri. -2010-

Non è facile stare a guardare un film come Biutiful.
Non solo per le tematiche cupe e la visione angosciante che dell’oggi dà, ma anche, e forse soprattutto, per il realismo eccessivo delle immagini, per il ritmo lento, se non piatto, che si trascina con cupa lucidità verso il finale.
Vincitore, meritato, a Cannes per il miglior attore ex equo con l’italiano La nostra vita, e poi candidato all’Oscar, il film di Iñárritu si basa esclusivamente sulla toccante e magistrale interpretazione di Xavier Bardem.

La trama si muove in una Barcellona atipica, lontana dall’immaginario festaiolo dei turisti, distante dagli angoli artistici. Quella che ci troviamo di fronte è infatti una città cupa, sporca, in cui i piccoli crimini la fanno da padrone. Laboratori cinesi, spacciatori africani, questo è il mondo con cui Uxbal fa affari. Uxbal però non è il classico sfruttatore senza cuore, anzi, il dono di parlare e di aiutare i morti a lasciare questo mondo (e questo è solo il primo inserimento occulto quasi forzato) lo portano a vedere nel suo “lavoro” un modo per aiutare e far sopravvivere immigrati e clandestini.
Perché proprio di sopravvivere si tratta. Lo stesso Uxbal, malato terminale di cancro, sofferente, padre disperato ma buono, marito tradito, incapace di amare e di guarire la moglie bipolare, cerca di vivere e sopravvivere. Quando capisce, grazie a medici e medium, che il suo tempo sta per finire, il suo unico obiettivo è di sistemare ogni cosa. L’angosciosa scoperta è che però ogni suo tentativo di miglioramento, ogni gesto buono verso famiglia e lavoratori, finisce per ferire e uccidere.

Iñárritu con questo film abbandona per la prima volta il racconto corale che lo ha reso famoso -Amores Perros, 21 grammi, Babel i più famosi- e cerca di focalizzarsi sul solo protagonista (pur permettendosi brevi e inefficaci divagazioni di racconto, vedi la storia d’amore omosessuale tra i due cinesi o il padre disperato che vuole comunicare col figlio morto). La telecamera è posta per indagare ed entrare nell’intimo di Uxbal, nell’interpretazione misurata e fedele di Bardem, e i pochi tentativi di cambio di ritmo (la scena nella discoteca ad esempio, con le visioni surreali) si rivelano un buco nell’acqua che distrae dal tema principale.
Il regista sembra così aver perso il tocco magico della sceneggiatura (che sia per la mancata collaborazione con Guillermo Arriaga?) ora troppo lunga, forse, troppo pretenziosa.
Sul film cala quindi una cupa oppressione di realismo e pessimismo che rendono difficile la visione e la digestione di una storia drammaticamente vicina al nostro quotidiano.


10 commenti:

  1. Un film che mostra la malattia più crudele ai danni di un uomo in una società altrettanto malata, mostrandoci volutamente una Barcellona sporca e caotica. Film bello ed interessante dunque....

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    1. La Barcellona così diversa e un uomo cupo ci stanno, ma non mi ha proprio convinto come film... forse solo troppo pretenzioso.

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  2. Mi spiace leggere questa delusione nelle tue parole. Io l'ho apprezzato molto, a suo tempo. Un film molto duro, certo, ma secondo me validissimo. I tempi della narrazione e l'aria cupa che regna sono strumenti utili alla comprensione del film. Doveva essere proprio così secondo me. Bardem è eccezionale, non c'è che dire e per alleggerire l'aria ti dirò pure che secondo me è un bell'uomo! Tiè, beata Penelope!

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    1. :) Non è proprio il mio tipo Bardem ma ammetto che è un attore fantastico e anche qui, nonostante la trama che per prima non mi convince, ha saputo mostrare le sue qualità!
      Sarà che mi aspettava altro, sarà che Inarritu prima ha fatto cose splendide ma no, una delusione purtroppo.

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  3. ho adorato tutti gli altri film di inarritu, questo l'ho trovato anche io davvero bruttiful :)

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    1. Grazie per il supporto. Sì, il resto della filmografia di Inrritu è pazzesco, e sono quasi tutti film tra i miei preferiti!

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  4. E' uno dei film che mi ha più toccato il cuore.
    Magnifico!

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    1. A me non è riuscito ad arrivare, invece. Bardem bravissimo ma storia un po' troppo oltre per le mie corde...

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  5. film bellissimo e terribile!
    fa star male e però è buonissimo, sporco, angoscioso, con poca speranza, ma quei bambini ricorderanno un buon padre, che è quello che conta.

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    1. La paternità è uno dei valori che meglio riesce ad esprimere questo film, per quanto immersa in un mondo cupo e triste. Per il resto, no, non riesco a ritenerlo bellissimo...

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