12 febbraio 2013

Hereafter

E' già Ieri. -2010-

Una delle regole d’oro del cinema è: conquista il pubblico nei primi 3 minuti, da lì si decreterà il tuo successo.
Clint Eastwood sembra conoscere bene questa regola e riesce a catturare, emozionare e sorprendere con un inizio film sorprendente .
L’instancabile ottantenne prosegue la sua esplorazione nell’animo umano e racconta dopo il successo di Gran Torino, l’esperienza che la morte lascia a chi rimane.
Tre storie che si intrecciano, tre vicende umane che con la morte sono costrette a convivere e fare i conti.
Marie è una famosa giornalista francese scampata dallo tsunami del 2004. Esperienza che la cambia, che porta mutamenti importanti nella sua vita affettiva e lavorativa, e che la costringerà ad indagare e a scrivere sulla verità scomoda e silenziosa dell’aldilà e della sua esistenza.
Marcus è un bambino che ha imparato presto a cavarsela nella vita, la madre è una tossicodipendente poco intenzionata a smettere, il fratello, James, maggiore (ma solo di 12 minuti) che lo protegge ma che muore tragicamente abbandonandolo ad un destino di servizi sociali e solitudine. Da qui parte la sua ricerca per ristabilire un contatto con James, attraverso medium e ciarlatani, per avere conforto e coraggio.
Infine c’è George, un medium che possiede davvero il dono di entrare in contatto con i defunti e che, dopo esser stato sfruttato dal fratello, ritiene questo suo dono una condanna e cerca, vanamente, un equilibrio e la normalità.
Parigi, Londra, San Francisco, tre vite e tre mondi che si intrecciano e che s’incroceranno per cambiare e migliorare, tre vite segnate dalla morte, dalla sua esperienza, dall’essere rimasti e dalla voglia di andare avanti. Perché una vita basata sulla morte non è vita.
Clint si dimostra con questo lavoro il saggio artigiano che fin dal lontano 1971, anno della sua prima regia, è stato. Ogni dettaglio è studiato alla perfezione, inquadrature e movimenti di macchina magistrali, il film scorre così con un ritmo lento ma coinvolgente che portano però ad un finale forse un po’ troppo frettoloso e non così encomiabile. Meno forte di altri suoi lavori, meno sentito (non a caso il film gli è arrivato fra le mani dopo essere passato in in quelle di diversi produttori) e forse anche un po’ meno personale.



12 commenti:

  1. Un film magnifico, troppo sottovalutato da pubblico e critica.
    Clint fa centro ancora una volta.

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    1. Non è proprio un centro, ma nemmeno la periferia del bersaglio... diciamo che il filma è ben fatto, coinvolge ma non sembra proprio sulle corde di Clint.

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  2. Come ben sa il buon Ford (che mi prenderà a bottigliate dopo questa) a me non ha fatto né caldo né freddo, anzi.
    Dopo un buon inizio si perde in una noia mortale e in un finale moscissimo.
    I prodromi della senilità, che si sarebbe manifestata con prepotenza durante l'inquietante "dialogo" con Obama/sedia vuota.

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    1. Il finale, sì, mi ha deluso davvero molto! Non credo che come regista farà ancora film con più di una storia da intrecciare visto che il meglio di sè lo da con i personaggi unici e forti... dopo il dialogo con la sedie voglio proprio vedere cosa può combinare ancora!

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  3. Io sono a metà strada, dunque merita una sufficienza...

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    1. La sufficienza gliela do pure io, ma Clint ha comunque fatto cose molto più belle e personali di questo.

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  4. Vero, film sottovalutato e da rivalutare.

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    1. Mi sa che il vero problema sta sul nome del regista, metti che lo faceva un altro e poteva pure incontrare molti più consensi!

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  5. clint qui gioca a fare lo shyamalan, ma non è la sua cosa :=)

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    1. Proprio no, grazie al cielo sembra aver smesso (dialogo con Obama/sedia a parte) :)

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  6. Io invece ho odiato questo film: di grande impatto la sequenza iniziale, ma poi ho avuto la sensazione che il film si perdesse e prendesse argomenti che a Clint non interressano, in più c'è Matt Damon (attore che non apprezzo particolarmente) e quindi il mio voto per "Hereafter" è scarso.

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    1. L'inizio è davvero qualcosa di folgorante, anche se dopo aver visto The impossible lo giudico uno tsunami inferiore... Concordo che non sia un film sulle sue corde, in effetti vedendo i vari passaggi che il copione ha fatto prima di arrivare alle sue mani si capisce perchè sia il meno personale della sua filmografia.

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