20 febbraio 2013

The Sessions

Andiamo al Cinema.

Fare film con protagonisti disabili è sempre rischioso.
Da un lato si può finire per essere ruffiani, sfruttando la facile commozione del "caso umano", dall'altro si può essere troppo superficiali, troppo insolenti nel trattare la malattia.
Dopo il successo strepitoso di Quasi amici il rischio si fa ancora più grosso. Il film francese riusciva infatti a mescolare sapientemente ironia e momenti toccanti, senza mai scadere nel ridicolo.
The sessions fa di più. Immerso nel magico universo indie americano (non a caso ha vinto il premio del pubblico al Sundance) e con protagonisti di eccezionale bravura, regala non solo uno sguardo nuovo e disincantato sulla disabilità ma lo fa senza far pesare la situazione, facendoti divertire e piangere in modo del tutto naturale.



Mark O'Brien ha contrattato la polio all'età di 7 anni. Da allora è infermo, i suoi muscoli sono atrofizzati e riesce a muovere solo la testa. Profondamente cattolico vede il suo stato come una perenne colpa ma questo gli ha permesso comunque di laurearsi in lettere e di diventare un poeta ed uno scrittore. La sua vita prende una nuova svolta quando decide di licenziare la sua assistete assumendo la giovane e bella Amanda. Con lei si creerà da subito un'intesa particolare, ma quando Mark le dichiarerà il suo amore, la ragazza deciderà di andarsene. Vera, la sua sostituta, arriva nel momento stesso in cui Mark riceve da un giornale l'incarico di scrivere un articolo sul sesso per i disabili ("On Seeing a Sex Surrogate", da cui il film è tratto). Nelle numerose interviste che seguono, Mark capirà che persone con più problemi di lui hanno una vita sessuale appagante e decide così di rivolgersi a Cheryl, una professionista -una terapista del sesso- per iniziare a conoscere il suo corpo e a provare piacere. In un lungo percorso, travagliato ma appagante allo stesso tempo, tra Mark e Cheryl si instaurerà un rapporto profondo, che sembra andare oltre il lavoro.


Se John Hawkes è indiscutibilmente bravo a dare un'ironica e scanzonata voce a Mark (alcune battute sono assolutamente imperdibili), non da meno è Helen Hunt, il cui personaggio è volendo ancora più forte. La sua Cheryl è moglie e madre che lavora con il sesso, che insegna agli altri il piacere ma che non può rimanere indifferente al fascino e alla simpatia di Mark.La naturalezza con il qual mostra il suo corpo si contrappone a quello chiuso e da scoprire del suo paziente. Attorno a loro, gravitano una serie di personaggi che arricchiscono e rendono ancora più speciale il film: da padre Brendan (un inaspettato William H. Macy) capace di essere un amico prima di un confessore che da un volto diverso alla Chiesa che ci si aspetta, a Vera, assistente seria e protettiva.
Tutto questo rende The sessions una pellicola speciale e da scoprire, lasciando da parte stereotipi e ruffianerie, perché riporta una storia vera nel modo migliore possibile: facendo divertire e facendo riflettere, attraverso le parole e attraverso l'amore.

6 commenti:

  1. un po' ruffianotto lo è.
    gli americani alla fine non sono coraggiosi come i francesi...
    però è talmente commovente e toccante che si passa oltre anche a qualche difettuccio..

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    1. Con Quasi amici partivo molto più prevenuta. Qui sono riuscita a lasciarmi andare ad una visione rilassata e quindi molto più toccante e commuovente. E poi il tema sesso/disabilità è comunque coraggioso, anche per degli americani!

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  2. L'ho visto all'ultimo TorinoFilmFestival. Mi ha quasi costretto la mia amica, che io, leggendo la sinossi avevo pensato "mioddiono, non ce la posso fare". E invece. Film delicato, John Hawkes davvero bravo, William H. Macy divertentissimo e Helen Hunt per me è da oscar. E spero che lo vinca.

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    1. Helen Hunt è fantastica! Dalla trama non ci si aspetterebbe un film così, felice di essermi sorpresa!

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  3. Forse lo vedo stasera, e dalle mie parti c'è sempre il rischio bottigliate. Speriamo di venire sorpreso in positivo! ;)

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    1. Attendo la tua opinione, senza troppi spargimenti di vetri, spero!

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