22 luglio 2016

Cantando Dietro i Paraventi

Once Upon a Time -2003-

Il gigante buono, il gigante gentile, quello dei fagioli, quello delle sberle e dei pugni. Quello burbero, in coppia con il più ciarliero e solare biondo.
Quello che c'era sempre, o quasi, su Rete4, nei sabati sera dai nonni, in cui il western ancora si guardava, in cui quella polvere, quelle botte, facevano un gran ridere.
Bud Spencer è nell'immaginario di tutti, c'è poco da fare. 
Un compagno, uno zio, un nonno.
Grande e grosso, all'apparenza temibile, in realtà, un bonaccione.
Se n'è andato lo scorso 27 giugno, all'età di 86 anni, e fargli un doveroso saluto era d'obbligo per noi nella blogosfera.



E allora eccoci qui, e sì, è vero, potevo scegliere il Bud animalista di Io sto con gli ippopotami, a sottolineare una volta in più perchè Bud è per me mio zio, degli ippopotami un amante, o potevo scegliere il Bud del cuore, quello di Uno sceriffo extraterrestre..., visto e rivisto da bambina in cui quei superpoteri li si desiderava.
E invece, spinta dal mio essere un po' snob, spinta dalla curiosità, sono andata a vedere Cantando Dietro i Paraventi, in cui lui, Bud, torna a recitare dopo anni di fermo, torna a recitare in panni insoliti -quelli di un cantastorie, di un pirata-, torna soprattutto ad essere diretto da un Maestro come Ermanno Olmi, che lo sceglie personalmente per un ruolo distante dai piatti di fagioli.
E come se la cava, lui, Bud?
Se la cava benissimo.


Con una voce un po' incerta, non più doppiata, con un accento portoghese che lo rende ancora più simpatico, ci porta dentro la leggenda, la storia, della piratessa Ching.
Siamo con lui dentro un bordello cinese, capitati un po' per caso, un po' per desiderio, e vediamo quel palcoscenico, quelle tende, diventare una nave pirata, le sue vele.
Lo sentiamo, raccontarci delle leggi del mare, dei soliti ricchi che si arricchiscono proprio grazie alle scorribande dei pirati, li vediamo essere minacciati da un Editto Imperiale, li vediamo far fuori il loro pirata di fiducia, Ching, e li vediamo causare la rabbia e la vendetta della sua vedova.
La vedova Ching prende il posto del marito, e furiosa scatena la sua ciurma contro ogni nave di passaggio, senza regole, senza remore.
Niente può il capitano della nave, che prova a fermarla, prova a farla ragionare, perchè niente si può contro la furia di una donna ferita, piratessa fin nell'anima.
Ma si sa, a vendetta segue vendetta, e l'Imperatore non sta a guardare, scatenando una guerra, che è in realtà, uno stallo, silenzioso e senza vento, fatto di attesa, di messaggi, di resa.


Cantando dietro i paraventi è un film sui pirati atipico.
La Cina di fine '700 è ricostruita nelle coste del Montenegro, mentre s'indaga su una figura diventata leggenda in mezzo ad un teatro, in mezzo ad una ricostruzione dinamica e a tratti spiritosa di quanto avviene.
Ma è atipico non solo per la scelta dei protagonisti, con quel Bud nel doppio ruolo di capitano saggio e di saggio narratore, ma anche per il fatto che di azione ce n'è poca, sono più i silenzi, le attese, le navigazioni tranquille, rispetto agli scontri, alla guerra, agli attacchi.
Questi silenzi, queste attese, portano a un finale altamente significativo e metaforico, dove a cadere non sono bombe ma aquiloni, che invitano a riflettere, a una resa che è perdono, che è salvezza.
Strano anche nella sua struttura il film, con un bordello che si fa teatro che si fa realtà, con i personaggi che si rincorrono, su quel palco, come narratori e come prostitute, e come capitani, mozzi e piratesse.
Intriso di poesia, di un'eleganza nella realizzazione come nella messa in scena, Cantando dietro i paraventi ci consegna un Bud Spencer che distante dalla polvere del west, distante da ruoli enfatizzati dalla sua stazza, sa giocare e divertirsi, sa essere quell'uomo saggio che dietro al cappello, dietro il piatto di fagioli, sapevamo essere.


L'omaggio a Bud continua ovviamente anche negli altri blog, passate a leggerli!

WhiteRussian - Bomber
Combinazione Casuale - Lo chiamavano Buldozer
Non c'è paragone - Pari e dispari + Altrimenti ci arrabbiamo
Cuore di celluloide - Lo chiamavano Trinità 
Director's Cult - Io sto con gli ippopotami
GiocoMagazzino - Il soldato di ventura
Solaris - I due superpiedi quasi piatti
Il Bollalmanacco - Non c'è due senza quattro
Pensieri Cannibali -  The Nice Guys 

16 commenti:

  1. Avrei sempre voluto guardarlo ma niente, il potere delle pizze in faccia è stato sempre più forte. Nei prossimi mesi, chissà...!

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    1. Ho dovuto resistere alla tentazione della nostalgia, ma questo Olmi aspettava da tanto tempo, e ne è valsa decisamente la pena!

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  2. Uno di quei film che non ho mai visto e, sinceramente, non ho proprio mai avuto voglia di vedere. In particolare perché non amo il cinema in costume. Potrei fare un'eccezione però, dopo averti letto!

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    1. È un cinema in costume diverso dal solito, molto teatrale e poetico, dove si passa dal vero alla finzione in un attimo... potrebbe sorprenderti davvero ;)

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  3. Se devo dire la verità è uno dei suoi pochissimi film (forse l'unico) che non ho mai veramente visto, almeno non tutto, probabilmente perché non è il solito Bud, quello che ho sempre amato, e quindi mai piaciuto anche se lui ne andava fiero ;)

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    1. Non sarà il solito Bud ma è un Bud comunque saggio e divertente, che si muove con pesantezza e con splendida voce -sua. Insomma, è un Bud invecchiato bene, come te lo aspetti.

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  4. C'è sempre un ruolo atipico per ogni attore che predilige un solo genere, e questo di Olmi è uno di questi! Peccato non averlo visto al cinema, ma Carlo Pedersoli ha saputo sicuramente mostrare un lato inedito della sua recitazione, e ora spetta a me scoprirlo! ;-)

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    1. Inedito e bellissimo, lo si vede dallo sguardo che è fiero e felice del suo ruolo, vedrai :)

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  5. Cantando Dietro i Paraventi mi manca, è uno di quei titoli che ho perso nel tempo.
    Beh sarebbe anche ora di dargli un'occhiata :)

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    1. Il bello di certe giornate che un po' dispiace dover indire, è proprio quello di scoprire e riscoprire titoli dimenticati :)

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  6. Non l'ho visto, sinceramente,anche perché molto piú attratto dagli schiaffoni piuttosto che dall'impegno... magari in futuro potrei vederlo...

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    1. Ti capisco, ributtarmi nell'infanzia ispirava tanto anche me, ma il mio lato snob ha avuto fortunatamente la meglio!

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  7. Mi ha sempre affascinato questo film, sarà per il titolo molto evocativo...
    Ero piccino, ma ricordo bene il trailer alla tivù. Non sapevo nemmeno ci fosse il buon Bud. Recuperò!

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    1. Il titolo evocativo va di pari passo con una sceneggiatura molto poetica e piena di bellissimi aforismi: potrebbe piacerti, nonostante gli anni passati, la sua atipicità.

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  8. Brava Lisa.
    Hai fatto benissimo a recensire il film che il vecchio Bud più amava: perchè, finalmente, dopo decenni di carriera un grande regista (Olmi) si era accorto di lui e lo aveva valorizzato in un film importante, regalandogli un ruolo importante. Il cruccio più grande di Spencer/Pedersoli era sempre stato, infatti, quello di essere sempre stato ignorato dal cinema "che contava", malgrado la sua enorme popolarità. Ed Olmi lo ha parzialmente risarcito facendolo recitare in un film bellissimo, poetico e dal messaggio importante: l'importanza del perdono e della pace, della redenzione e dell'integrità morale.
    Un ottimo tributo, complimenti!

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    1. Grazie Sauro, è stata la curiosità a spingermi, ma vederlo così bravo e fiero, leggerne poi la felicità per quel riconoscimento tardivo, ha reso questo film ancora più speciale.

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