18 gennaio 2017

Elle

E' già Ieri. -2016-

Fatto in America, Elle, sarebbe stato qualcosa di inguardabile.
Non ricordo dove lo avevo letto, ma un sito, ipotizzando neanche un remake, ma una produzione simile ad Hollywood, diceva una gran verità: solo i francesi si possono permettere un film simile.
Solo i francesi, con la loro grazia, con il loro essere chic nonostante tutto, possono parlare di stupro subito, di violenza che si fa leggera, di stupro volontario, di sesso strano, sporco e perverso, senza essere sporchi, senza essere perversi, mantenendo una classe e un'eleganza innegabili.
E non te lo aspetti da un regista come Paul Verhoeven che francese non è, e nel suo curriculum ha, per dire, Basic Instinct e RoboCop.
Te lo aspetti invece da una bellezza sempre più splendente come quella di Isabelle Huppert, che ai ruoli sporchi è ben abituata.


Elle, Isabelle, è Michèle.
Borghese parigina, divorziata, a capo di un'azienda di videogiochi, con il suo villino incantevole, con il suo gatto incantevole, con un figlio non perfetto, incastrato da una giovane incinta.
Tutto potrebbe rompersi, con un'ombra nera che si insidia dentro questa sua perfezione, e la stupra.
Ma Michèle non si scompone, come niente fosse successo, lascia correre, dichiara quanto successo agli amici e all'ex marito a cena, e va avanti. Qualcosa, però, si è incrinato, un po' di tensione, di ansia, nel chiudere le finestre, in messaggi minatori, c'è.
C'entra con il suo passato involontariamente sotto i riflettori? Con quel padre serial killer che chiede nuovamente la grazia per poter uscire di prigione?


Si capisce, no, che di carne al fuoco ce n'è parecchia.
Tra stupratori, stalker, amanti, figli illegittimi e serial killer, sembra di essere dentro al più pacchiano dei noir di serie B.
Ma non c'è vendetta, non c'è uno scarto, c'è la vita che va avanti, tra un'ossessione e l'altra.
E così, tutto all'interno di Elle ha un equilibrio, precario, a tratti, ma perfetto.
Si passa con semplicità dall'ansia che porta quell'ombra nera, anche quando svelata, al ridere ironicamente verso situazioni paradossali, verso tradimenti evidenti e nascosti. Non si sa che pensare di un personaggio contorto, passionale e viscido come Michèle, e il regista la punisce per noi, quasi, salvo poi farci capire come quella punizione le piace.
È un film strano, Elle, è un film straniante, e anche se sembra reggersi sulla bellezza e la bravura della Huppert che a 60 anni è più in forma di me, per dire, si regge invece su una regia elegante e patinata, pure, una regia totalmente francese pur essendo olandese.


Regia Paul Verhoeven
Sceneggiatura David Birke
Musiche Anne Dudley
Cast Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Anne Consigny
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7 commenti:

  1. La Hupper è veramente bellissima. Solo le donne europee invecchiano così. Le americane una rughetta d'espressione e subito corrono ai ripari.
    Del film avevamo parlante: stranissimo, irrisolto, però molto affascinante. Come solo i francesi, appunto, sanno. Se vincesse per una volta un film così strano, meno da Oscar del solito, sarei felice. Ma lei, per quanto brava, ha interpretato spesso ruoli tabù - ricordo la madre incestuosa del film con Garrel -, quindi non capisco perché le luci della ribalta si siano accese solo ora, con questo film in particolare. :)

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    1. Io la ricordo nello sporchissimo La Pianista, sì, ci si diverte proprio in questi ruoli. E anche se europea, dubito di saper invecchiare come lei, il DNA francese mi manca ;)

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  2. Una francesata che poi forse è un'olandesata che però per fortuna non è un'americanata. :)

    Mi è piaciuto decisamente, in tutta la sua strana straniante bellezza.

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    1. Hai francesi un po' olandesi non sappiamo resistere ;)

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  3. io non l'ho ancora visto, ma mi ispira moltissimo...
    nel senso che questo genere di film solitamente mi fa venire gli occhi a cuore all'ennesima potenza
    ma che io sia una menata, lo si sa bene...

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    1. Oddio, fatico un po' a vedere gli occhi a cuore per questo film, visti i temi sporchi e viscidi di cui parla, ma se già t'ispira, non ti deluderà ;)

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  4. E' un film disturbante, però mi è piaciuto perché (secondo me, ma potrei sbagliarmi) è un modo per vedere una delle radici della violenza, e il fatto che Michele non si pone come vittima (spettacolare l'ultimo confronto con quel sorrisino accennato con chiara aria di sfida) me lo conferma. Ma rimane pur sempre un La Huppert è bellissima, e le francesi oltre ad avere un DNA spettacolare, amano alla follia la skin care, ecco la chiave dell'eterna giovinezza! ;-)

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