17 maggio 2017

King Arthur

Andiamo al Cinema

Che Guy Ritchie fosse una questione tutta del giovine, l'ho detto.
Che però la leggenda di Re Artù, Charlie Hunnam e Jude Law siano più nel mio campo, va detto.
Motivo per cui, King Arthur lo si è andati a vedere senza storie.
Perchè, con tre nomi così, come resistere?
L'inizio è di quelli al cardiopalma, con elefanti giganti e tamarri, con una battaglia che promette sangue e morti, con un re che sacrifica il suo cavallo ma vince. Ovviamente, la vera guerra è un'altra, e il prologo mostra come il giovane Artù, sia riuscito a scappare dal suo castello, dal suo destino di erede al trono, da morte certa, per trovare rifugio in un bordello.
Qui, quel montaggio veloce e schizofrenico tipico di Guy Ritchie, ci mostra la sua veloce crescita, le cadute e le vittorie che lo portano ad essere un aitante signore della strada, con mani in pasta un po' ovunque, e la lingua, come le mani, parecchio lunga.
Il destino, lo riporta però di nuovo vicino a quel trono, con quella spada da estrarre e che solo riuscirà ad estrarre, e la sorte nuovamente segnata: il re, lo zio, spietato e malvagio, con vessilli neri come la morte, vuole la sua testa. Una banda di maghi e gli amici di sempre, lo proteggono.
E qui parte di nuovo il film, che mostra Artù combattere i suoi demoni e quel demone dello zio, programmare piani e affrontare un passato che non si ha il coraggio di guardare negli occhi, con cui si fatica a far pace.


Già, tutto questo è King Arthur, primo capitolo di quella che era stata designata come saga in sei parti, che però il boxoffice non ha premiato.
Colpa di uscite forti, più della roccia, più di elefanti giganti, contro cui scontrarsi? Può essere.
Ma non colpa di un film che ha sì i suoi difetti, ma ha anche e soprattutto la sostanza e le astuzie per piacere.
I difetti di cui sopra vanno asseriti solo a Guy Ritchie, che non vuole smettere di dimostrare di essere Guy Ritchie. E se i dialoghi veloci, la voce fuori campo che è in realtà a centro campo e il montaggio sincopato restano punti forti su cui si continua a godere, è quando l'azione entra nel vivo che Ritchie esagera. Riprese ravvicinate neanche fossimo su youtube con una go-pro, cambi di angolazione e zoomate neanche fossimo in Street Fighter e qualche eccesso di troppo che sì, fanno storcere il naso, fanno alzare a ripetizione le sopracciglia.


Queste le uniche colpe di un film in cui si va in brodo di giuggiole grazie alle voci e agli accenti di Charlie Hunnam e Jude Law, alla loro presenza scenica, e ok, mettiamoci pure il cammeo di David Beckham. Ci si esalta e ci si scatena su una colonna sonora scatenante e capace di riempire la sala, e che ha il suo culmine nella rilettura di vecchie ballate popolari ad opera di Sam Lee con la sua The Wild Wild Berry.
Effetti speciali ovviamente a pioggia, botte da orbi ben assestate, un grigiore diffuso e ben studiato per la fotografia.
Poi, sì, c'è la storia. Che è al suo inizio, che stravolge e rilegge antiche leggende, ma riesce comunque ad appassionare, intrattenere, e pure ad avere una sua morale.
Poco importa allora se c'è del machismo di troppo, se c'è una vena di tamarro nell'aria di Londinium, importa un po' di più capire il destino di quella tavola non ancora rotonda, non ancora completa, a cui si vorrebbe sedere ancora.


Regia Guy Ritchie
Sceneggiatura Joby Harold, Guy Ritchie, Lionel Wigram
Musiche Daniel Pemberton
Cast Charlie Hunnam, Jude Law, Eric Bana

10 commenti:

  1. A "eleanti giganti" lo snob che c'è in me ha desistito!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pure quello in me, visto poi che il film era iniziato da un minuto. Ma a poco a poco, l'anima tamarra è affiorata, e la visione è filata liscia come i muscoli di Hunnam ;)

      Elimina
  2. Non lo so...
    Il tuo giudizio quando ci sono di mezzo Charlie Hunnam e Jude Law potrebbe non essere del tutto obiettivo e affidabile. ;)

    Se si rivela un film troppo guyritchiano potrei anche demolirlo, chissà?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo so, con di mezzo questi due e il mio amore infantile per Semola posso essere poco oggettiva.
      King Arthur è guyritchiano il giusto, quindi non merita di essere demolito, nemmeno da te. O almeno lo spero :)

      Elimina
  3. Oh, io sono tamarra inside e mi è piaciuto molto. Non gli perdono solo quel finale da videogame e un paio di personaggi troppo abbozzati ma quando Guy Ritchie "fa" Guy Ritchie questo King Arthur diventa una gioia!
    E poi Jude Law... mamma mia, Jude Law *__*

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E Charlie Hunnam... mamma mia, Charlie Hunnam *__*
      Comunque sì, tamarro il giusto, una buona spruzzata alla Guy Ritchie e anche quei difetti degli effetti speciali possono essere messi da parte!

      Elimina
  4. Come ci siamo già detti da me, secondo me un ibrido mal riuscito: non è un film epico, e neppure un film tamarro.
    E mi sono annoiato davvero da morire.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Noia? No no, qualche calo nella parte di mezzo c'è, ma l'attenzione è sempre stata desta, e non solo per ragioni ormonali ;)

      Elimina
  5. io ci vado a vederlo...
    per Ritchie, anche solo per Ritchie...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vai, che comunque ci sono altre due buoni ragioni per correre a vederlo ;)

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...