11 luglio 2018

I Origins

#LaPromessa2018

No, la mia promessa non l'avevo dimenticata, anzi. Era lì che fremeva, che sentiva i giorni e i mesi passare, che temeva di dover pagare pegno.
Ma questa settimana si rimedia per bene, complice una programmazione al cinema non così di punta e una distribuzione che lascia indietro gli unici titoli interessanti.
Si parte con il recupero del Mike Cahill numero 2, il regista che non aveva saputo convincermi con Another Earth, di cui temevo lo sguardo. Ma, con un Michael Pitt tra i protagonisti -di cui ho una cotta dai tempi distantissimi di Dawson's Creek- e una Brit Marling che sa essere antipatica e affascinante allo stesso tempo, non potevo resistere ancora a lungo.
C'è da dire però che un dubbio mi attanagliava: non l'avevo già visto questo film?
Sicura?
Non avevo già incontrato una storia che parlava di sguardi, di occhi, di vermi e di fattorie?


Mi confondevo però con il confondente e confusissimo Upstream Color, di Shane Carruth, regista che proprio per questo associo a Cahill.
Per fortuna, I Origins è diverso, parla sì di sguardi e di occhi (ovvero di un team di scienziati che vuole capire tutte le fasi evolutive dell'occhio, in modo da sbugiardare i creazionisti che vedono nel dono della vista una prova dell'esistenza di Dio), di vermi (che aiuteranno questi scienziati a ricreare il processo evolutivo) e di fattorie (che mescoleranno le carte e avvieranno un'altra ricerca, molto più profonda e sconvolgente: quella della reincarnazione, della persistenza mnemonica della retina).
Ora, quelli tra parentesi sono paroloni che spaventano e che forse nemmeno ho spiegato bene, ma il bello di I Origins non sta solo in un Michael Pitt romantico e trasandato (stendiamo un velo pietoso invece sulla sua trasformazione in damerino della seconda parte), ma anche nello spiegare con semplicità queste nozioni, aggiungendo poi l'ingrediente fondamentale per appassionare: l'amore.


È prima di tutto uno sguardo, un paio di occhi bellissimi a far innamorare Ian, portandolo a inseguirli quegli occhi in una festa, ad imbattersi poi tra cartelloni pubblicitari e fortuiti incontri in metropolitana. Quegli occhi appartengono a Sofi, che alla scienza di Ian contrappone la sua fede e la sua spiritualità, forse infantile, forse semplicemente genuina.
Scatta la passione, l'amore profondo, la voglia di stare sempre assieme anche a costo di mettere da parte la ricerca, lasciando alla stagista Karen il compito di andare avanti con gli esperimenti.
Finché il peggio non succede, una grande scoperta corrisponde al peggiore degli incidenti, e se con gli anni che passano il ricordo non si affievolisce, è una nuova ricerca a svelare verità impensabili, rivoluzionarie.



I Origins dovrebbe essere un prequel.
Dico dovrebbe perché notizie di quell'I che ne dovrebbe far seguito, non se ne hanno.
Si ha però un finale emozionante ma tronco -sottolineato dalla musica eterea dei Radiohead-, si ha una scena post credit che qualche brivido lo mette.
Fortunatamente non confuso, non eccessivo come l'Upstream Color a cui lo associavo, non pesante e allegorico come Another Earth, anche se un disequilibrio tra prima e seconda parte è evidente. Sarà per la presenza e l'assenza della bella e spontanea Àstrid Bergès-Frisbey, sarà per una ricerca più estrema e a cui è più difficile credere, un Michael Pitt più serioso o per il sussulto che William Mapother (sì, l'Ian di Lost) fa fare, ma qualcosa lungo la strada si perde, soprattutto in intensità, con la scena che da New York si sposta in India, con il rapporto via skype tra Pitt e la Marling a deteriorarsi un po'.
Si aspetta, ora, un capitolo due che sarà anche il capitolo uno. Io, almeno, questo dalla lista l'ho depennato.

Voto: ☕☕½/5

6 commenti:

  1. Ai tempi mi era piaciuto, ma poco ricordo.
    La scusa per rivederlo?

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    1. Michael Pitt è sempre una scusa valida per me, ma se prima o poi uscirà il seguito (che sarebbe in realtà l'idea originale di Cahill, di cui ha prodotto prima questo prequel), puoi correre a ripassare ;)

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  2. Lo vidi a suo tempo e mi piacque abbastanza, perché secondo me il tema fede/scienza fu ben esposto e mi convinse ;)

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    1. Fede e scienza, ma anche amore e ossessione. Qualche pecca solo nella seconda parte troppo esagerata, ma il fascino c'è.

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  3. Dimenticavo che non ti era piaciuto il capolavoro Another Earth. Shame on you! ;)

    Questo non è certo il meglio che hanno fatto Brit e Cahill, anzi per quanto mi riguarda è il loro lavoro meno riuscito, però ha comunque il suo fascino.

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    1. Fascino da vendere, e chissà che non ci concedano un bis, visto che da lì Cahill è partito. Nel mentre sembra che quest'anno potremmo consolarci già con The OA!

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