25 luglio 2016

Lost - Stagione 6: Il Finale

La fine è arrivata.
Lentamente, forse troppo, vista l'indigestione iniziale.
Dopo poco più di 3 mesi, quella fine la si è voluta quasi centellinare, troppo affezionati ormai a Jack e soci, troppo abituati ad averli ospiti in più durante la cena.
La verità?
Il finale lo ricordavo un po' diverso.
Quella chiesa, quella riunione, più tempestiva di quanto invece è stato in uno spiegone da parte di Christian che avevo rimosso e che metteva a tacere tutte le teorie, tutte le supposizioni.
Un finale che tra l'altro pure il giovine aveva pensato, un "sono tutti morti" che è vero solo in parte, non certo dall'inizio, mentre la mia teoria, quella divisione bene-male, bianco-nero, sotto sotto era giusta.



Ma ora, con gli occhi più esperti, più abituati alla serialità, di questo finale, poetico e potente, so vedere anche i difetti e i limiti, che non sono tanto in quella realtà parallela, in cui l'Oceanic 815 atterra dove tutto è però diverso, e geniale, quanto nell'isola, con un tempio piuttosto inutile, con piani che cambiano di continuo, con schieramenti di parte che fanno perdere il conto, con insomma troppa confusione, poca chiarezza di schema.
E dispiace, perchè la forza di Lost, finora, è sempre stata quella struttura sempre in equilibrio, sull'isola come fuori, quelle certezze granitiche di personaggi che cambiano solo poco a poco.
Qui troviamo invece un Jack quasi irriconoscibile che lascia correre, una Kate sempre e per sempre divisa, una Claire diventata Rousseau, un Richard che, nonostante la bellezza, perde il fascino del mistero, perde la testa contro il male.
Ma mettiamoli da parte questi difetti, dimentichiamoli di fronte all'emozione e alla bellezza che personaggi come Hurley e come Desmond sanno regalarci, diventando veri protagonisti, consapevoli o meno del loro ruolo, capaci di unire quello che era stato diviso.
E allora, ci si emoziona per i ritorni, per quei personaggi che avevamo salutato e che ora riappaiono, per morti che fanno commuovere, per spiegazioni che arrivano, quasi alla fine, ma arrivano.
Jacob diventa il protagonista in più, il raccordo, il risolutore, il colpevole, pure, per la maledizione dell'isola, per quel mostro, quel fumo di cui non ricordavo l'origine.


E ringrazio la mia memoria così labile per avermi permesso di godere al meglio di questa solo all'apparenza seconda visione, non sarebbe stato lo stesso, anche se, alcune svolte, alcuni colpi di scena, erano rimasti, e sono ora passati attraverso gli occhi di un giovine che ha eletto Hugo a suo preferito assoluto.
Mentre per me, i più saggi restano Rose e Bernard, non solo per tirarsi fuori dalle infinite questioni e le infinite discussioni, ma anche per aver adottato Vincent.
Giovine che sì, si è lasciato andare alle lacrime per Claire e per Charlie, si è commosso fino alla pelle d'oca -davero davero- per Jin e per Sun, ed è in quel The End, in quell'episodio finale tanto criticato, con i suoi difetti, ma anche con i suoi pregi, che più ci si emoziona.
Basta poco, bastano ricordi, flashback che affiorano sfiorandosi la mano, per un bacio, per un battito di cuore, basta pronunciare un nome, quello dell'altro, per capire, per sapere, per poter andare avanti.
E anche se Christian rovina un po' la magia, chiudere gli occhi, gonfi e grati, davanti a quella luce finalmente bianca, sentire quel rumore di raccordo, che altro non è che un aereo che parte, che non cade, che si mette in salvo, chiudere gli occhi, come Jack, che trova la pace, trova un senso, diventa una cosa bellissima.


P.S.: Un p.s. è necessario per ringraziare di quel piccolo episodio speciale contenuto nel DVD che a domande finora rimaste senza risposta ha risposto.
E quegli orsi polari? E le provviste infinite? E Walter?
Tutto trova un senso grazie a The New Man in Charge.

1 commento:

  1. Concordo in pieno.
    Una serie che ha fatto la storia, della tv e mia.

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