Con le fredde sere d'inverno, si sa, si sta bene sul divano.
Il Triello (a questo giro a tema rispetto al suo ideatore) arriva in soccorso se siete alla ricerca di thriller o thrillerini che la vostra serata la possono salvare oppure no:
Good Boy
Il Buono
Il vostro cane guarda in un angolo della stanza e inizia a ringhiare. Mai successo? Mai avuto un brivido di paura e mille domande?
Se le è fatte pure Ben Leonberg che guardando il suo cane ma anche le reazioni degli animali in Possession ha avuto l'idea di realizzare un horror classico, sì, ma visto dal punto di vista del cane.
Classico perché si tratta pur sempre della solita casa infestata, del solito uomo con problemi personali che si isola in quella casa e inizia ad avere delle strane esperienze e delle strane visioni.
Noi però le vediamo con gli occhi di Indy, addestrato e attentamente seguito e monitorato nel corso di 3 anni di riprese per riuscire ad avere la giusta reazione, la giusta scena, con tutta calma.
Non si tratta per fortuna di sfruttamento del lavoro o di danni psicologici (che il dubbio, tra ringhi e paure, viene), Indy ne esce benissimo e anche il film, almeno nella sua parte canina. Quella umana purtroppo è recitata da cani e ha dialoghi scritti da cani che vorrebbero colmare i silenzi ma fanno peggio, la battuta si spreca in questo caso.
Fortuna che ci pensa l'atmosfera e la bellezza di Indy e la sua bravura a rendere Good Boy un horror particolare e anche profondo.
Nel parlare di perdita e fedeltà, delle storie d'amore che sono sempre storie di fantasmi.
L'originalità richiesta a un genere che ama sperimentare c'è, e funziona anche per i più gattari come me. Funziona ancor più dal punto di vista del marketing per gli appassionati che certe idee folli nella loro realizzazione le cercano e che hanno portato fortuna a un film realizzato con poco che ha guadagnato tantissimo.
Nella sua semplicità, nella sua originalità, nel suo saper lavorare di pazienza e montaggio, Good Boy funziona e tra un brivido e l'altro un senso di malinconia arriva.
Insomma, la serata la salva e la tiene ben tesa.
P.s. Momento da ricordare tutto personale, quando Bloom mi ha fissato dalla sua cuccia nello stesso momento in cui Indy mi fissava dallo schermo dietro di lui. Fortuna che non era un momento alla Scream.
La mano sulla culla
Il Brutto
Un altro thriller con protagonista una famiglia bianca e ricca e viziata che assume una persona esterna che decide di vendicarsi di questa loro ricchezza per un motivo personale e legato al passato? Sì, siamo sempre lì.
E si tratta pure di un remake degli anni '90 perché non è che questo filone sia in voga da poco...
A questo giro almeno abbiamo il marito messicano, i figli misti, e una babysitter che non disdegna di fare impazzire una madre piena di fisse come le più classiche madri bianche e ricche e che hanno la solita villa immacolata per cui provare invidia e problemi che vede e sente solo lei. Forse.
Basta poco per la girandola degli eventi per precipitare e se si resta con lo schermo acceso è solo per le prove di Maika Monroe, affezionata al genere anche quando stride, e Mary Elizabeth Winstead che pur al loro minimo sindacale fanno bella figura.
Per il resto le banalità non si contano, il marito meglio nemmeno nominarlo per quanto ininfluente, e il sangue schizza troppo tardi e troppo velocemente, con lo spiegone che sembra campato in aria tanto da essere annunciato solo da quei primi minuti che ormai anticipano ogni colpo di scena di ogni film in streaming. Incipit acchiappa-pubblico o a prova di scemo?
Una serata, insomma, nemmeno la salva, tra l'evitabile e il già visto.
Friendship
Il Cattivo
Quanto è difficile fare amicizia superati i 40 anni?
Quando si è sposati, sistemati, non troppo ben voluti in ufficio, figuriamoci a casa?
Per Craig parecchio e quando Austin si trasferisce nella sua via, un vicino di casa che si dimostra il suo opposto, coraggioso, divertente, amato e affascinante, ne diviene ossessionato.
Non solo nell'essergli amico, cosa che sembra riuscirgli, ma anche nel copiarne lo stile di vita, cercando di essere altrettanto sicuro di sé.
Peccato che Craig sia piuttosto imbarazzante e sia capace di sbagliarle tutte, dal dire la cosa fuori posto al fare la peggiore delle figure con i colleghi fino a perdere la moglie tra le fogne.
Sì, tra le fogne.
E Austin? Capisce che Craig non è poi così apposto e cerca pure di tagliare i ponti in modo civile, peggiorando le cose.
Il film si compone di poco, di quella sensazione di imbarazzo e fastidio che Tim Robinson è bravissimo a suscitare (vedere The Chair Company per credere, ma ne parlerò a breve) e il gigioneggiare semplice di Paul Rudd che dove lo metti funziona.
Di per sé il film sembra girare a vuoto o meglio, a girare verso la peggiore situazione possibile con un matrimonio in crisi, un lavoro da perdere, una dignità ormai inesistente e situazione dopo situazione, scena dopo scena, cadere più in basso.
La serata la salva? In parte, perché sa irritare e divertire in modo laterale, ma non è certo il più memorabile dei film da cercare.
Voto: ☕☕½/5



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