Andiamo al Cinema
Missione compiuta: la mia Oscar Race è terminata, giusto in tempo, a poche ore dalla consegna dei premi.
La missione di Arco, invece, non è andata altrettanto bene: bambino a cui non è permesso viaggiare nel tempo con i genitori e la sorella, non ci sta ad aspettare l'arrivo dei 12 anni e ruba tuta arcobaleno e diamante lucente finendo nel 2075. Lì dove Iris si sente sola, lì dove tre fratelli complottisti lo aspettavano da tempo.
Il 2075 è un anno non troppo diverso dall'oggi, solo molto più tecnologico, con robot umanoidi a cui si affida ogni incombenza, che siano di ordine pubblico, di emergenza o di insegnamento, tanto da renderli babysitter affidabili mentre i genitori passano settimane a lavoro lontano da casa. È per questo che Iris si sente sola, con un fratellino più piccolo, con Nikki a vegliare su di loro e ad andare in tilt con l'arrivo di Arco: chi è questo ragazzino non presente nei suoi database, com'è che non è ancora nato?
Mentre è in riparazione, Iris cerca risposte, cerca avventure, cerca di stare con Arco il più possibile e di aiutarlo a tornare a casa, nel futuro, anche senza quel diamante perso durante un atterraggio non propriamente perfetto. L'ho detto che la sua missione che assomiglia più a una fuga piena di sensi di colpa e impreparazione non è andata così bene…
La storia sta tutta qui, sta in prove ed errori, sta in un'amicizia che nasce e che sembra già portare a qualcosa di più, sta in sensi di colpa e senso di abbandono, e in una visione non certo felice di un futuro dove le catastrofi ambientali minacciano una Terra che delega molto ai robot, anche la memoria, e che si protegge con cupole che lasciano fuori temporali e incendi senza nessun incubo kinghiano.
Troppo poco per un un'animazione che negli ultimi anni si diverte ad eccedere, esagerare, sperimentare tanto con il racconto quanto con con la forma?
In parte sì, perché il tempo trascorso assieme tra Iris e Arco è davvero poco per giustificare la voglia di fuga e di andarsene via, così come i tentativi mancati di andarsene finiscono per rendere inverosimile anche il loro sopravvivere contro ogni probabilità a cadute e ricerche e incendi.
Ma è abbastanza per affezionarsi a una storia piccola che ha nel suo rimanere ancorata a un'animazione vecchia scuola dove sono i colori, la caratterizzazione dei personaggi a fare la differenza?
Sì, perché anche se lo stile di Ugo Bienvenu e dell'animazione francese in generale è diversa da quella a cui il nostro sguardo è abituato, tra arcobaleni, abiti sgargianti, robot umanoidi che spezzano il cuore e fughe rocambolesche in cui i presunti cattivi diventano gli aiutanti, ci si emoziona e si tifa e ci si commuove.
Un racconto che ha conquistato anche Natalie Portman che si è spesa per il film non solo come doppiatrice e produttrice tanto da farlo arrivare agli Oscar, e se la versione francese ha dalla sua Louis Garrel e Swann Arlaud, quella inglese vanta il trio di fratelli Andy Samberg-Will Ferrell-Flea che diverte solo a immaginarseli in sala doppiaggio.
Non sarà il film migliore della cinquina, ma si è guadagnato il suo posto in mezzo a una Disney più divertente, a una Pixar più spaziale e al ciclone coreano.
Voto: ☕☕☕/5


Nessun commento:
Posta un commento