Andiamo al Cinema
Una popstar che medita il grande ritorno sulle scene dopo una crisi personale e pubblica, a cui manca l'abito giusto.
Il ritorno dalla sua prima stilista, quella che era anche un'amica, e che le ha cucito addosso il personaggio che poi ha fieramente portato avanti, prima di essere tradita con altri manager, altri amici, altro entourage.
La confessione, a questa amica che non la ascolta più e che la tiene in pugno e che la vuole fare soffrire: vede un fantasma, Mary, è stata posseduta da un fantasma.
E un incantesimo, un esorcismo, per provare a salvarla, Mary.
Che David Lowery fosse un po' matto ce lo aveva già mostrato con quel racconto epico e strano che era stato The Green Knight.
Che fosse pure un romantico, lo avevamo capito con lo struggente A Ghost Story.
Qui torna a parlare di fantasmi, torna a fare il matto, ma le cose non funzionano.
Non funziona prima di tutto la protagonista, una Anne Hathaway che non ha il fisico, il portamento, la spregiudicatezza di una popstar che dovrebbe rappresentare una Taylor Swift fra una decina d'anni (e allora capisco com'è che è così sciapa la sua figura come la sua musica) ma che si è ispirata anche a Beyonce, a Lady Gaga e a Britney, chiaramente.
Hathaway sul palco convince pochissimo, nonostante la preparazione vocale e fisica, ma anche fuori da quel palco, dentro la maison di campagna della stilista Sam Anselm non è che brilli. Così come diventa pedante, pesante e opprimente Michaela Coel, stilista dall'ego ferito e il senso di grandeur che non si abbassa mai in quella sfida pungente e sofferta che mette in atto.
Non funzionano loro e poco possono le prezzemoline acchiappa-consensi che spuntano qua e là (Hunter Shafer, Kaia Gerber, FKA twigs), ma in realtà funziona poco una storia che non riesce né a essere così matta da sorprendere né a essere pop e furba e folle nei suoi richiami al magico e allo stregato da fare il giro e riuscire a conquistare.
Troppo costruita, troppo mentale, manca il ritmo, e per un film musicale è quasi un'eresia,. Ma manca anche l'interesse, per una sfida a colpi di stole e tessuti, di ricordi e di evoluzioni e involuzioni, in cui i racconti a ricostruire il passato si incastrano male, in una messinscena teatrale con il cinema che prende piede in picchi di colore e presenze.
La distribuzione ci ha visto lungo, cercando di mettere una pezza a questo disastro sfruttando l'onda del seguito de Il Diavolo veste Prada, ma non è certo servito.
Fa il passo più lungo della sua gamba Lowery, in una sceneggiatura scritta per distrarsi dalla complessità dell'epopea medievale del 2021 e che mostra tutta la sua semplicistica facilità.
Il non così dorato mondo delle postar non è facile da raccontare e da tenere in piedi, né se sei Hathaway né se sei Portman, né se sei Lowery né se sei Corbet.
Due registi capaci e promettenti chiaramente fuori fuoco e fuori contesto, per due film che sono da dimenticare in fretta.
Voto: ☕☕/5



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