1 giugno 2022

Nitram

È già Ieri -2021-

1996, Port Arthur, Tasmania.
Un ragazzo entra in un caffè e inizia  una strage.
Il massacro più grave per l'Australia. 
Una conta che finisce a quota 35 morti e 23 feriti.
A sparare, con il suo arsenale, Martin Bryant.
Nitram, se letto al contrario.
Venticinque anni, intellettualmente disabile.
Chi è Nitram ce lo racconta il film di Justin Kurzel, che in Tasmania è stato boicottato facendo sorgere dibattiti sul senso, sull'utilità e anche sul pericolo di raccontare la sua vita e quella di chi si è macchiato di delitti.


Umanizzare il male, è un male?
Per quanto possano riaprire ferite, se si evita il sensazionalismo e l'idolatria, raccontare le pressioni psicologiche, le sofferenze e le carenze di un sistema e di una famiglia, possono portare a dibattiti sani.
A sani confronti.
Soprattutto perché Nitram si concentra sul prima, sugli anni che precedono la decisione di emulare quanto successo a Dunblane, Scozia, non mostrandoci né sangue né spari.
Ci mostra invece una famiglia complicata, una madre despota e stanca di dover gestire un figlio che pur avendo 25 anni, ne dimostra 11 mentalmente. Stanca di dover subire la rabbia dei vicini, gli sfottò dei compaesani, con il padre a cercare di mediare, e una casa in riva al mare come sogno a cui ancorarsi.
Quando quella casa sarà venduta a un miglior offerente, quando il padre deciderà di suicidarsi, qualcosa inevitabilmente si rompe.
E Nitram troverà rifugio nella casa di un'ereditiera altrettanto problematica, che lo vizia, che gli fa da madre e da fidanzata, ma che pure lei deve andare incontro a un tragico destino.
Si sommano, queste tragedie, pesano su Nitram e sul suo isolarsi sempre più, e per qualcuno che già era certificato come problematico, interessarsi alle armi da fuoco, avere accesso a queste, non può che essere pericoloso.


Il ritratto che Kurzel ne fa è quindi sì umanizzante, ma è anche accurato per quanto molto si condensa.
Ci porta dentro la sporcizia, il disagio, la tristezza, di una vita che si sente di troppo.
A dare voce ma soprattutto corpo a Nitram, è il solito inquietante e bravissimo Caleb Landry Jones, che lascia il suo accento texano abbracciando quello australiano, e che emaciato, incurante, eccessivo, regala un'altra grande interpretazione.
Non da meno sono i genitori asfissiati e asfissianti Judy Davis e Anthony LaPaglia, e l'ereditiera sognatrice Essie Davis, a fare un quadro di personaggi decisamente particolari.
Fermandosi lì dove poteva fare più male, lì dove poteva essere un voyeuristico bagno di sangue, Kurzel chiude con le immancabili scritte in calce.


Che riportano i fatti reali dell'attentato, tra cui il più importante: le restrizioni introdotte in tempo record dal governo australiano per rendere controllato l'acquisto di armi, il divieto di vendita per quelle automatiche e semi-automatiche e la confisca immediata.
A differenza di quanto scritto, il numero di armi in circolazione oggi in Australia non è aumentato, e sono anzi crollate le richieste di licenza.
Così come il massacro del 1996 a Port Arthur resta l'ultimo su territorio australiano.
Se serve un unico motivo per realizzare un film su un pluriomicida, sta qui: nel rendere note decisioni e statistiche che guardano alle vite, e le salvano.
Ma che oltreoceano sembrano ancora lontane.
Voto: ☕☕/5

2 commenti:

  1. Non proprio il film australiano estivo che desidererei vedere in questo momento... :)
    Mi sa troppo di mazzata.

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    1. Decisamente poco estivo, e accenti a parte, poco australiano.
      Con tutte quelle armi sembra di stare in America, purtroppo.

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