#LaPromessa2026
Alfie Elkins è stato cancellato.
Lui, autista londinese che delle donne non sembra avere una gran opinione, che le usa, le sfrutta, per poi lasciarle. Lui che passa da una all'altra, che tradisce senza pensieri, che si fa corpo di tradimento senza pensarci troppo, che esorta all'aborto, che padre non vuole esserlo e che pretende di essere rispettato.
Lui che convince con facilità a venire a letto con sé ma anche a sistemargli la casa, che tradisce le donne, certo, ma anche i colleghi, anche i compagni di stanza.
Alfie Elkins è un essere meschino che non va certo glorificato, va cancellato.
Lo produrrebbero mai, oggi, un film come Alfie?
Probabilmente con toni diversi.
Il remake del 2004 ha avuto la fortuna di uscire prima dell'ondata castigatoria del #metoo e l'accortezza di scegliere quel piacione di Jude Law come protagonista, che con uno sguardo, un sorriso, riesce a rabbonire gli spiriti delle più battagliere.
Certo, si era cambiata la location da Londra a Manhattan, si era virato verso una più definita sessodipendenza e con toni più leggeri distanti da quelli malinconici e scabrosi che Michael Caine sapeva come portare avanti. Sarà per questo che il remake è stato un flop? Un adattamento non troppo sincero, non troppo necessario, di un film che già 38 anni prima (ora 60) sapeva essere moderno e contemporaneo e anticipatore dei tempi.
Ma visto oggi?
Oggi, un film del 1966 che mostra la Swingin London dove le libertà sessuali, l'edonismo come scelta di vita e la ribellione ai conformismi inizia a farsi piede, è un film che mostra tutta la malinconia e tutta la solitudine di un personaggio sbagliato. Che ci prova a farci vedere quanto è cool, quanto sa essere freddo e capace di gestire la sua vita come meglio crede, ma basta una malattia, basta un no, basta una decisione difficile, un tradimento, e anche la maschera di Alfie cade.
Non lo si glorifica, mai.
Non lo si invidia, nemmeno.
Ma lo si segue nelle sue giornate senza peso, da un letto all'altro e da una donna all'altra, mentre cerca di convincere noi spettatori delle sue scelte e gli altri -donne comprese- del suo essere nel giusto.
Lewis Gilbert ha adattato l'omonima pièce teatrale, testando vari attori sul palco prima di decidere di affidare la parte a Michael Caine.
Gigione, spavaldo, dalla parlantina inesauribile e anche difficile da seguire in originale con quell'accento così marcato, Caine ha il fascino non sfacciato, la bellezza non gridata, adatta a Alfie.
La modernità sta nell'infrangere fin da subito la quarta parete, nel parlare a noi, pubblico, nel riferirci della sua vita, delle sue scelte, delle anticipazioni e in fondo anche dei suoi sentimenti, quando ci sono, il tutto a ritmo di un jazz da camera, di una musica incessante e continua e pure di una canzone che porta il suo nome e prende le sue parole come testo.
Visto oggi, il film sembra non andare da nessuna parte, accumulando situazioni e scene, scontri e incontri, con Alfie a spiegarci e rabbonirci come fossimo una delle sue conquiste. Come la sua colonna sonora ci trascina anche dove non vorremmo andare, in quelle scelte sbagliate, in quegli orrori che lasciano sgomenti dietro una tenda e, alla fine, soli.
Pur avendo il fascino dalla sua, pur avendo la modernità pure, con una sceneggiatura che si affida al suo protagonista e lo fa parlare e parlare e parlare, ho faticato più del previsto a mantenere il punto, l'attenzione, l'interesse, in questa somma che alla fine sì, è più delle sue singole parti, ma spesso la sensazione è stata di girare a vuoto.
Meno smaliziata io, ormai abituata a toni più veloci, a scene ben più scabrose e a relazioni ancor meno sane con tutto quello che la TV mi propone?
Se Alfie venisse cancellato, la verità e che ne sarebbe felice lui per primo, lui che nel finale chiude il cerchio, solo comecon un cane.



I film con Michael Caine dovrebbero essere considerati un sotto-genere tutto loro, questo è uno dei suoi più ricordati, non quello suo che preferito, ma un gran recupero ;-) Cheers
RispondiEliminaRicordo il remake con Jude Law. Carino e dimenticabile. Anche quello girava a vuoto.
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