4 aprile 2026

Peaky Blinders: The Immortal Man

Andiamo al Cinema su Netflix

Ero rimasta per Cillian e per Cillian sono tornata.
Come i più insopportabili degli snob sono di quelli che dicono "era meglio quando non erano famosi", in questo caso ero per quando Peaky Blinders era una piccola seria TV della BBC2, prima che il successo di Netflix gli desse alla testa.
Oggi la penso un po' diversamente.
Sono passati 13 anni dalla prima stagione e a riguardarla mi sono chiesta cosa a parte gli occhi di ghiaccio e la fragilità di Tommy mi avesse conquistato. Colpa, lo so, di Grace, di quell'amore che ancora non capisco, di una spia che svende e si svende, che infrange il cuore del capo senza cuore, senza avere su di me chissà quale fascino. Meglio Lizzie, meglio May, meglio l'azione e gli omicidi e le vendette e le rivalse, all'amore.
Rivedere la serie TV tutta insieme per rinfrescare la memoria e arrivare preparata al film, mi ha spinto ad apprezzare più le ultime stagioni rispetto alle prime, con la guerra con la mafia italiana a vincere a mani basse rispetto a corse dei cavalli, intrighi russi, e pure quei fascisti nel loro essere odiosi e inutilmente superiori mi hanno rivelato un'ultima stagione più densa e riuscita di quel che ricordavo, finale a parte.
Peaky Blinders finiva infatti senza finire.


Quel finale atteso, annunciato, epico, si risolveva lasciando in sospeso molte questioni per lo più politiche, mettendo in mezzo un figlio illegittimo -di cui si poteva fare a meno- e lasciando vago il destino di Tommy, l'unico capace di far fuori Thomas Shelby, ma anche di ripensarci.
Un finale deludente sotto molti aspetti, che porta a un film altrettanto atteso, annunciato, epico che continua a lasciare in sospeso molte storie e molti destini, deludendo.
Siamo nel 1940, i fascisti in Gran Bretagna non ce l'hanno fatta, nel resto dell'Europa purtroppo sì.
E c'è chi tenta di finire la guerra senza bombe, attraverso il denaro.
Quello fasullo, stampato nei campi di concentramento, che messo in circolo in dosi massicce in Inghilterra, potrebbe portare al collasso l'economia dello Stato.
E a chi vuoi affidare un compito così sporco?
A Thomas Shelby, peccato si sia ritirato non solo dalla politica ma anche dal mondo, che viva isolato con la sola compagnia del fido Lee Dogs ,gravato dai sensi di colpa per essere stato dalla parte sbagliata della storia e aver sacrificato non se stesso, ma il fratello. Arthur, la cui mancanza si sente -ma personalmente senza gran dispiacere-, resta un'ombra, non un fantasma, quello no, quello continua a essere Polly, che rivive nello sguardo di Kaulo Chiriklo, la gemella del figlio illegittimo di Tommy.


Sì, esatto.
Dopo il figlio illegittimo inserito in fretta e a forza nell'ultima stagione, eccoti pure la gemella della madre, che ci consente di vedere l'immancabile scena di sesso con Cillian, e che con le sue visioni e i suoi sogni e le sue predizioni, sposta gli equilibri.
Perché i Peaky Blinders sono rinati sotto le lame affilate di Duke, uno che non ha né mezzi termini né grandi fini. Sparge sangue per arricchirsi, non guardando in faccia morale o partiti di sorta, arrivando a inimicarsi zia Ada, entrata giustamente in politica e nuova pedina da sacrificare di una famiglia ormai allo sfascio.
La storia sta tutta qui, nel confronto padre/figlio, vecchia/nuova generazione, e un piano nazista da fermare per fare almeno qualcosa di buono in questo mondo.
Se la morte di Arthur si tratteggia in fretta facendo pensare a un eventuale prequel, prima o poi, Charlie viene appena nominato, Finn e Lizzie non si meritano nemmeno un passaggio. Meglio così, visti i tanti dialoghi-navigatore per aiutare il pubblico smemorato e ribadire i concetti della serie TV.


Ora, se sviluppata in una stagione sarebbe stata comunque una stagione che si arrampica sugli specchi (una sorella gemella, dico, dopo il figlio illegittimo, sì, continuo a non mandarlo giù) ma che avrebbe potuto offrire ottimi momenti di scontro e pathos e un piano organizzato bene per cui rimanere con il fiato sospeso.
Sviluppato come un film non ha la forza di un film capace di stare in piedi senza la serie da cui è nato, ma è un discorso che valeva anche per El Camino se di epici finali vogliamo parlare, e non riesce ad approfondire a dovere né la solitudine che prova Tommy, aspirante scrittore, né una morte dolorosa o un confronto che diventa epico nel fango, meno nella sostanza.
Cillian sembra qui fare le prove generali per James Bond, ma molto probabilmente sarà l'unica occasione per vederlo in canotta bianca strappata d'ordinanza, sopravvivere ancora una volta come uno degli immortali che può decidere solo da sé quando e come andarsene.
Pesante è la testa che porta la corona, e lo sarà per un Duke che continua a essere un personaggio che poco interessa, che Barry Keoghan eleva il giusto con le carte che ha a disposizione e che probabilmente Jamie Bell nella nuova annunciata serie TV affosserà una volta per tutte.


Tra location, costumi, esplosioni e effetti speciali, la presenza di Rebecca Ferguson e Tim Roth, l'investimento per il film è stato ingente, e lo spettacolo non manca a voler essere onesti in un finale che si fa sì epico e che con il suo testamento riesce pure a commuovere e a riportare a una certa profondità. Mettere il punto sulla storia di Thomas Shelby non è forse il punto che ci si aspettava, ma libera Cillian da un fantasma pesante e può soddisfare almeno per un motivo.
Quello musicale.
Mi piace pensare che la vera ragione per cui si sia fatto questo film, sia stata per farci ascoltare dell'ottima musica, con Cillian parte del consiglio, i Fontaines D.C. a impegnarsi, e ogni azione, ogni cambio di scena, ogni introduzione di un personaggio, acquistare un valore nettamente migliore.
The Immortal Man preso come il videoclip di una compilation che rimette in pace con la musica al giorno d'oggi, è un ottimo videoclip.
Come finale di serie è più soddisfacente dell'originale, ma comunque tutt'altro che immortale.

Voto: ☕☕½/5

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