3 aprile 2026

È l'ultima battuta?

Andiamo al Cinema

Un uomo sull'orlo della disperazione per la recente separazione dalla moglie entra in un comedy club e prende in mano il microfono.
No, non è la versione maschile e aggiornata di Mrs. Maisel, ma il nuovo film di Bradley Cooper.
Il terzo da regista, diverso per budget e nomi coinvolti e storia da raccontare.
Messi da parte i remake musicali, le biografie eccessive, ritrova l'amico e ex coinquilino Will Arnett con una storia -vera- scovata fra i canali di Amsterdam che meritava di essere raccontata.
La storia è quella dell'inglese John Bishop (sì, il companion del Doctor Who peggiore, qui trasformato nel newyorchese Alex Novac), diventato stand-up comedian per caso, spinto dalla disperazione della recente separazione dalla moglie, dal sentirsi invecchiato e solo, e soprattutto dal non voler pagare le 4 sterline all'ingresso del locale.
Salito sul palco fatica a trovare una vena comica, ma racconta di sé, della sua vita matrimoniale senza litigi e senza più scintille, e quella scintilla la trova lì, su quel palco, con le risate e gli applausi della gente, con gli altri comici dietro le quinte o attorno al tavolino di un bar, in cui condividere segreti e trucchi del mestiere.
Una folgorazione, che arriva tardi, che cambia la vita, e forse anche quel matrimonio ormai spento.


La sceneggiatura non ci si concentra solo su Alex, sul suo nuovo hobby e i cambiamenti che innesca, si parla anche di Tess, la moglie e madre dei suoi due figli che tale è stata per troppo tempo, mettendo da parte la sua carriera di atleta che adesso potrebbe riprendere in qualità di allenatrice, e anche di amici e genitori più o meno invadenti, più o meno simpatici.
Purtroppo, il problema della sceneggiatura sta proprio nello staccarsi da Alex e dal suo diventare stand-up comedian, e nell'avere personaggi di contorno non così forti, non così interessanti, da creare un mondo folle e colorato come quello di Mrs. Maisel. Cooper è quello che si ritaglia il ruolo migliore, va da sé, di un aspirante attore la cui carriera è fatta di provini e sostituzioni a teatro, che beve e fuma e si altera tanto da renderlo il buffo beone del gruppo. Compare poco, ma quando duetta con Arnett funziona e dà vita a i momenti comici migliori del film.


Il problema, volendo, sta anche nelle scelte di regia che Cooper fa, che non potendo stare davanti la macchina da presa, decide di starci dietro: un operatore di camera molto ingombrante che fa del film una serie di piani stretti e strettissimi, di primi piani che non sempre rendono onore a Arnett e a Dern, e nemmeno alla loro storia, claustrofobica e senza il ritmo di un montaggio non facile da gestire.
Arnett, la cui voce rimarrà sempre associata a BoJack Horseman, incarna ancora una volta l'uomo disperato e depresso che cerca di andare avanti, mentre Laura Dern esce finalmente dal ruolo della moglie inferocita e superficiale a cui manca un filo di profondità per rendercela interessante quanto il suo ex.
È l'ultima battuta? regala comunque un'ultima battuta, anzi un finale che si gioca facile la scelta della sempre emozionante Under Pressure, ma che fa gioire il cuore dei più romantici, per una storia d'amore che preferisce essere infelici insieme, più di essere felici da soli.


Il duro lavoro degli stand-up comedian sempre più sulla cresta dell'onda tra TV, cinema e teatri non trova qui la stessa magia che Amy Sherman-Palladino è riuscita a regalarci, e anche se questa sembra una stroncatura in linea con i risultati poco incoraggianti del botteghino americano e del generale sdegno nella stagione dei premi (Arnett c'ha pure scherzato su, dal palco degli Oscar), È l'ultima battuta? è forse il film più convincente di Bradley Cooper, quello più umano e più vero (cit.) che poteva essere uno splendido one-man-show e si limita a essere un film corale con dei buoni momenti.

Voto: ☕☕½/5

1 commento:

  1. Questa volta, mi è piaciuto moltissimo. Il Cooper più fresco e indie, loro bravissimi.

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